AWFI: IN UE WE TRUST: quando al consensus europeo non basta il supporto cinese e giapponese…

Cosa può succedere in un mondo dove la Cina e i Paesi emergenti non esportano più deflazione ma al contrario inflazione? E dove per i cosiddetti E7 è previsto che entro il 2020 sorpasseranno definitivamente, e quindi non solo in crescita e basso debito come avvenuto nel 2010, i G7? E quando il superindice OCSE, l’aperto sostegno di cinesi e giapponesi su euro e titoli governativi dei PIGS e l’impegno della BCE non bastano a ristabilire una propensione all’investimento, che si fa? Si contiene la leva, si diversifica e si valuta un buy on dips targato Ue, per quei Paesi, Banche o Corporates che hanno cavalcato il rally dei Mercati Emergenti…..

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Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP


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Il 2011 sia apre con rinnovate preoccupazioni sulle tensioni valutarie dovute ai flussi di capitale, ma anche con qualche certezza in più che può aiutare gli investitori a non lasciarsi prendere dall’ennesima crisi depressiva da sconvolgimento climatico o dalla rassegnazione per le dannose ripercussioni dovute alle eruzioni dei vulcani russi della Kamchatka!

La situazione Usa, con una crescita attesa almeno al 2.5-3%, vede l’obiettivo di ridimensionamento della disoccupazione ancora lontano, ma certamente anche una luce verso l’uscita dal tunnel grazie agli ultimi indicatori sulla job creation ed alle recenti revisioni dei dati precedenti. Con le previsioni di profitti operativi aziendali in netta crescita, tra il 15 e il 20%, e di un’atteso piano fiscale convincente. Gli azionisti quindi possono stare tranquilli. E possono anche andare su Facebook e godere del vuoto legislativo che ha permesso a Goldman Sachs di lanciare un nuovo modello di business per i servizi finanziari, quello del “take-away”, con buona pace di Volcker, del Dodd-FranckAct e dei tempi lunghi di Basilea3.

Per continuare sulla scia dei “Pierini” dell’inizio 2011, certamente le decisioni della Banca Centrale Svizzera, che invoca criteri qualitativi più virtuosi della BCE, di avvalersi della facoltà di non accettare titoli governativi e bancari irlandesi e portoghesi (quelli greci eran già banditi da tempo!) è comprensibile per una “Paese neutrale” la cui divisa è tra le più appetibili insieme a quelle asiatiche ed all’oro.
Per fortuna che cinesi e giapponesi la pensano diversamente e guardano ai tassi offerti dai titoli di Eurolandia con lo sguardo lungo di chi vede evidenti opportunità di investimento soprattutto per titoli italiani e spagnoli ampiamente posseduti da francesi e tedeschi e che quindi non possono permettersi il trattamento riservato ai portoghesi, tra l’altro, anche nelle dure parole odierne della Merkel.

È ovvio che la svolta sul sentiment negli investimenti europei potrà solo avvenire accelerando e concretizzando misure definitive per contenere gli effetti della crisi sulle dinamiche del debito e sulla ritrovata crescita economica. Il rientro al di sotto della double digit (10%) sul deficit resta un imperativo per Portogallo, Irlanda e Grecia. La Spagna è già sulla buona strada ma il Belgio si sta avvitando su sé stesso. Ma è indubbio che politiche fiscali aggressive non aiutano i progressi sul Pil, e quindi un’inflazione contenuta (e magari anche un petrolio meno caro) aiuterebbero una sostenibilità del piano economico di rientro dai livelli 2010.

È ovvio che la proposta sulla nuova regolamentazione bancaria inserita nel Consultation Paper del Commissario al Mercato Interno Barnier, presentato all’Epifania, ha ulteriormente generato nervosismo, soprattutto sui titoli subordinati, a tutto favore dell’inspessimento della pipeline delle emissioni sui covered bond che restano evidentemente e ulteriormente preferiti agli asset senior unsecured. Da questa bozza si genererà una Direttiva che supporterà una struttura di intervento anti-insolvenze operativa entro il 2012 e probabilmente una authority dedicata a seguire. Ad oggi si è generato un ulteriore allargamento degli spread soprattutto sui LT2 e la corsa all’acquisto di Itraxx Sub.

E se le banche iniziano l’anno soffrendo, per quei Paesi come la Germania in testa o Corporates, con la Fiat a guidare, che hanno scelto i Paesi Emergenti in primis per le loro politiche di esportazione, i risultati si dimostrano generosi e fungono da esempio per chi ha saputo guardare in tempo e concretamente alle opportunità’ offerte dai soli mercati (E7) capaci di esprimere un Pil mediamente al di sopra del 6% ed un debito paradossalmente in linea con i parametri di Maastricht.


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