AWFI: La Grecia è uscita dalle prime pagine dei giornali

Alla fine qualcosa doveva pur accadere. Per togliere dalle prime pagine la Grecia è stato necessario nell’ordine:

1)un’eruzione vulcanica con conseguenze che (nel peggiore degli scenari) potrebbero….

Questo materiale è destinato unicamente ad Investitori Professionali

Michele Romano – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP


portare a sconvolgimenti climatici che il continente europeo non ne vedeva da quasi duecento anni
2)un moto di orgoglio della SEC (seguita pari passu da altri regulators) che ha contestato a Goldman Sachs la mala fede nella gestione delle informazioni privilegiate.
Ad un primo sguardo se la cosa fosse stata “organizzata a tavolino” sarebbe in effetti un po’ esagerata.
Certo è che il invio della riunione a quattro tra Governo greco, BCE, EU ed IMF non ha giovato agli spread sui CDS greci che hanno raggiunto questa mattina nuovi massimi.
La base negativa sul GGB 6.1 2015 ha toccato gli 82 bps (Bloomberg mid price) mentre sui benchmark sulla parte breve della curva i widening sono più aggressivi, la base più ampia e soprattutto siamo lontani dai 180 bps visti sui massimi dell’ 8 Aprile.
Una cosa è certa, la volontà del governo di cercare di andare sul mercato in maniera indipendente rispetto ad un eventuale finanziamento in sede IMF è fortemente supportata dall’opinione pubblica.
Non sono in grado di dire se per via di una maggiore cultura finanziaria (o per via dei resoconti degli interventi dei multilaterals sugli emergenti) ma recenti sondaggi hanno messo in luce come i greci temano che il costo del loan fornito dall’IMF si traduca in anni di austerity che andranno ad impattare sulla qualità della vita in generale. Di sicuro non si sbagliano.
Sul perimetro europeo abbiamo avuto esempi di vario genere. Dall’Ungheria (“un frequent borrower”) alla Turchia (non più borrower) passando per i baltici che hanno scelto strade tra loro differenti per affrontare la crisi.
Di sicuro sono proprio i baltici a dimostrare come il pick-up potenziale derivante da una seria politica di contenimento del debito possa garantire al paese un marcato rientro nelle metriche di debito.
Per ciò che concerne l’eruzione vulcanica rileviamo principalmente come l’UE si sia trovata impreparata di fronte ad un fenomeno naturale di questa portata.
Ci auguriamo che questo porti alla creazione di un panel europeo per la gestione delle emergenze ambientali e soprattutto che colpisca le coscienze dei policy maker in fase di definizione dei budget dei singoli governi per la ricerca scientifica e tecnologica.
Sotto il profilo più prettamente economico, le compagnie europee stanno facendo pressioni (attraverso la IATA) perché i velivoli tornino in aria il prima possibile.
La perdita per le compagnie europee è stata ingente, senza contare i pericoli e gli ulteriori costi che deriveranno dalle code di passeggeri (a livello mondiale a questo punto) da smaltire nel corso della prossime settimane.
I costi sono stati stimati in 300 mln di euro al giorno per le compagnie aeree (la sola Lufthansa accusa perdite stimate in 25 mln di euro al giorno, Emirates 10 mln di eur) senza contare i circa 136 mln di euro di perdite per gli aeroporti.
Partiamo da un “base scenario” che preveda il prosieguo dell’attività vulcanica per tutta la prossima settimana con un permesso di volo a quote controllate per gli aviogetti civili.
Questa possibilità sembrerebbe però implicare una decisamente più rapida usura delle parti più esposte (motori ed oblò) nonché la necessità di revisioni frequentissime (fino ad ogni volo) producendo così un pesante aggravio di costi per il settore.
L’impatto sui CDS sembra essere al momento limitato al 5Y: il widening dai low della settimana scorsa (Bloomberg generic data) è stato di 26 Bps per Air France (+37 in apatura) e 23 bps per Lufthansa.
Più colpite SAS e British Airways, probabilmente a causa della percezione di disagi più prolungati sul suolo britannico e scandinavo con +72 bps per British Airways, e +46 bps per SAS.
Inutile dire che il ministro dei trasporti tedesco si è scagliato contro la possibilità, paventata da Almunia, che possano essere introdotti aiuti di stato alle compagnie aeree come già fatto all’indomani dell’11 Settembre.
Il terzo importante punto della settimana è incentrato sui financial statunitensi. Tra la scorsa settimana e lunedì hanno riportato JPM, Bank of America e Citigroup.
I risultati sono stati mediamente superiori alle attese degli analisti ed in qualche modo sostengono le tesi di coloro che vedono le performance dei gruppi bancari quali cartine tornasole di un economia (quella statunitense) in deciso recupero.
La bagarre tra la SEC e Goldman Sachs ha scosso il mercato ma ci chiediamo quanto ciò costituisca un reale shock sistemico.
Le accuse mosse dalla SEC costituiranno un pesante precedente in tribunale. Sostanzialmente vedranno contrapporsi la logica della privacy della clientela (uno degli elementi che hanno dettato la forte espansione del mercato CDS, che garantiscono la possibilità un esposizione creditizia OTC non registrata dal sistema TRACE e dunque “invisibile” al mercato) a quella della necessità di fornire un informazione pressoché completa agli operatori del mercato.
Il verdetto avrà sicuramente un forte impatto in termini di orientamento dei mercati, sarà cioè un ulteriore mossa verso la creazione di una regolamentazione più rigida che in qualche modo ridurrà il range di operazioni permesse agli intermediari e con esse la loro capacità di generare revenues. A niente varranno le contestazioni di Goldman Sachs che avrebbe registrato una perdita netta sulle tranches più Junior dagli ABS in oggetto: quello che interessa al regulator è evitare che gli intermediari traggano benefici dalla disponibilità di informazioni privilegiate connessa alla loro attività di market maker e di strutturazione.
Il fatto che sulla questione siano intervenuti anche il governo britannico (complice una campagna elettorale dal verdetto incerto) e quello tedesco (complice la costosa nazionalizzazione di una banca troppo esposta agli ABS di Goldman) è frutto della necessità di dare un segnale globale di come sarà la regolamentazione globale in un prossimo futuro: uniforme, improntata alla completa trasparenza dei flussi di mercato, con intermediari caratterizzati da una forte capitalizzazione ed operazioni gestite su mercati regolamentati e garantiti da una forte collateralizzazione.
Resta da capire quale spazio avrà la redditività in questo quadro e soprattutto quale sarà il costo di tale restyling della finanza globale, che di sicuro non si limiterà alla modesta multa che la SEC vorrebbe infliggere al (forse) Falling Angel Goldman Sachs.

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