Che vi schieriate tra i più scettici o i più ottimisti l’operazione trasparenza UE con gli stress test e’ stata un successo e l’avversione al rischio sovrano e’ rientrata sotto i livelli di guardia. I periferici continuano la loro corsa e l’earning season si conferma…
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Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP
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positiva oltre le aspettative sia per bancari che per i Corporates HY. Resta il dubbio su quel “minimo sindacale” del Tier 1, solamente al 6%, e non sul core Tier 1, e sull’effettivo rientro alla normalità sul lato del funding per tutte le banche europee. Indici Itraxx Xover, Fin Sub guidano il rally sovraperformando il Main Europe.
Ad ulteriore riprova che siamo entrati in una nuova fase di mercato, che si lascia alle spalle il periodo più acuto della crisi sovrana, il Comitato di Basilea ha trovato un accordo di massima su una linea morbida che: posticipa l’applicazione delle misure sulla liquidità ed il leverage coverage ratio, sospende il NSFR (Net Stable Funding Ratio:che misura la resistenza strutturale della banca ) al 2018 e non modifica sostanzialmente la definizione di Tier1. Il verbale della riunione segnala che un Paese ha sollevato riserve, rumours parlano della Germania, ma comunque questo statement rappresenta una bozza di partenza significativa per una piattaforma globale di condivisione di un nuovo impianto di normativa finanziaria che sarà alla base di un modello economico rifondato.
Ora ci attendiamo conferme dal mercato per questo scenario appena delineato e per l’esattezza dall’attività di primario. Infatti le emissioni bancarie senior nel secondo trimestre sono crollate a 16.2 mld eur dai 66.7 mld eur del primo trimestre. Leggendo i test l’iniezione di liquidità per le banche sottoposte ai test, rappresentanti più del 60% del comparto bancario UE, e’ solo di 3.5 mld di eur che rispetto ai 73 mld di $ che necessitavano le banche Usa, (10 sulle principali 19 , pari al 40% del sistema bancario Usa) dopo gli stress test dell’anno scorso appaiono decisamente pochi. Non vi e’ dubbio che tra i Level3 delle banche Usa ed i banking books delle banche UE c’e’ una sostanziale differenza nell’esposizione verso Subprime Loans, derivati e strutture che costrinsero queste banche ad un pesante deleveraging. I Banking Books europei hanno un’esposizione al rischio nettamente inferiore ed una migliore qualità degli assets, perlopiù Governativi, ma di fatto Barclays calcola che siano 22 le banche e non 7 che fallirebbero sui test e che la necessità effettiva si quadruplichi oltre i 12 mld eur!!! Se in queste 22 ce ne siano alcune inglesi, non e’ dato di sapere; se poi si pensa che GS aveva previsto 10 banche out per totali 38 mld eur di ricapitalizzazione necessaria, e’ chiaro che la saga continuerà ad alimentare il dibattito estivo. Nel sito CEBS resterà poi il mistero dell’omissione di RZB, che si e’ affrettata a chiamare per chiedere spiegazioni!
Funding, funding, funding : questo e’ il dilemma per le banche, come ammonisce la Bank of England nel suo Financial Stability Report semestrale che stima che la necessità globale degli emittenti a livello mondiale sfiorerà i 5 trl $ nei prossimi tre anni. Tenendo conto che l’ultima gamba della crisi ne ha fatti consumare 1.2 trl $ il dato e’ plausibile, quanto imponente. BOE addita Francia, Germania e Italia come i Paesi che hanno le maggiori necessità; mentre l’IMF restringe il perimetro a quegli 877 mld di eur di debito bancario in scadenza per quest’anno che rappresenterà di fatto un limite alla fase di restringimento degli spread bancari attualmente in atto.
Certamente, come detto, oltre all’Equity, saranno i Corporates a beneficiarne ma e’ troppo presto per pronosticare un bilanciamento netto dei portafogli e quindi dei flussi di investimento dei real money verso l’azionario perché le commodities come i mercati emergenti continuano ad offrire spazi di miglioramento, anche se piu’ selettivo. In aiuto anche gli ultimi dati dell’Osservatorio CNUCED che vede i flussi di investimento dall’estero (IDE) in netta ripresa nel 2010 rispetto al 2009 e per gli anni successivi, e con i Paesi emergenti capaci di attrarne il 50% dei totali 1.2 mld eur attesi. Sul lato valutario, con i livelli rientrati alle quote precrisi, la spinta sulle divise pro crescita euro, con lo zloty polacco e il rublo russo in testa, ed alle divise Latam contro Usd non si e’ esaurita e il riversarsi di nuovi investitori HG anche sugli investimenti in divisa locale ne supportano i volumi crescenti.
Gia’ perche’ ora torniamo a vedere con attenzione i dati macro e il differenziale dei tassi e resta da trovare una chiave di lettura di uno scenario tassi con dinamiche monetarie che restano deflazionistiche per i Paesi Eurozona . Infatti alla debolezza sul lato del lending si contrappone l’offerta di emissioni sul lato crediti, con l’ECB che resta cauta e quindi decisamente realistica sul permanere di fragilita’ nel sistema bancario europeo; nonostante gli stress test siano ormai un pallido ricordo e si siano quindi trasformati in un tavolo di confronto con il mercato e verso gli Usa che devono fare i conti con una congiuntura minata da un deficit alle stelle e con la necessita’ di mantenere gli stimoli economici, come sottolineato nell’ultimo discorso di Bernanke. Ma gli “ulteriori passi per rassicurare i cittadini Usa e i mercati che la situazione sia sotto controllo” non e’ dato di sapere.
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