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AWFI: Periferici alla ribalta in un mercato da “no fly zone”

Dopo un picco del VIX a quota 30 nella scorsa settimana il mercato cerca stabilità da “no fly zone” in un crescendo di difficoltà nelle strategie di allocazione di portafoglio, direttamente impattate dal mix di variabili geopolitiche ed economiche che si complicano di ora in ora. Rientra la corsa all’equity e l’attività su Govies resta molto selettiva con i periferici che rappresentano il focus della settimana……

Questo materiale è destinato unicamente ad Investitori Professionali

Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP


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Qualche eccezione con le Utilities e TLC, queste ultime in netto recupero guidate da DT, Best of the Week, dopo l’annuncio della cessione di T-Mobile all’AT&T. Caso emblematico dell’attenzione rivolta ai riassetti patrimoniali di Banche e Corps.

Scenario MENA in evoluzione? Mentre l’intervento NATO ed il relativo comando crea distinguo tra le varie posizioni di Lega Araba, Unione Africana, UE e Usa, ora anche la Turchia auspica un ruolo e pone le sue condizioni. Mentre proseguono le operazioni militari. Intanto dopo il Bahrain anche lo Yemen è costretto ad imporre come misura d’emergenza la legge marziale per almeno un mese. In Siria dopo la repressione delle manifestazioni a Daraa la dinastia regnante Alawita si trova in difficoltà verso una popolazione molto frammentata sul piano religioso ed un’economia che mostra le stesse difficoltà dei Paesi magrebini: elevata disoccupazione, economia ferma e crescita dei prezzi interni. La variabile Fratelli Musulmani emerge e complica, dalla Siria all’Egitto, il tentativo di messa insicurezza del Medio Oriente.

Politiche Monetarie e “no fly zone”. Trichet di fatto, in perfetto stile Bundesbank, ha ottenuto con le parole l’effetto tassi preventivo auspicato senza dover per forza ricorrere ad aumento dei tassi ufficiali in Aprile. Ipotesi che si complica alla luce delle implicazioni del dramma giapponese sulle commodities.

Dalle minute della Boe continua ad emergere un dissenso tra i tre falchi (con un’inflazione al 4.4%!!!), un Pose più neutrale del solito, e gli altri 5 membri che propendono per il mantenimento dello stato attuale dei tassi. Si evidenzia l’alea di incertezza sul medio termine e d’altronde il mercato continua a scommettere per un rialzo a Giugno in un contesto Boe che è afflitto dalla stessa sindrome BCE: Non fare mosse avventate come nel Luglio 2008!!

In Usa il dibattito sul QE3 subisce una battuta d’arresto per l’intervento a gamba tesa della Fed di Dallas che vi si oppone non ritenendo necessario il prosieguo delle misure non convenzionali di sostegno alla liquidità. Si infittiscono quindi le scommesse anche qui per Giugno prossimo soprattutto perché un ulteriore deterioramento della situazione giapponese con un ritardo oltre i 3 mesi della ripresa dell’attività’ produttiva potrebbe costringere la banca centrale giapponese a prendere in considerazione una riduzione dell’esposizione in Treasuries delle riserve internazionali. Anche se gli Usa sono pronti a sostenere il Giappone con il G20 e non solo per la ricostruzione…

Obbligazioni tornano in auge… ma anche le inflation linked. Oggi il Portogallo si gioca la credibilità UE con il voto del Parlamento sul pacchetto di austerità, e con Grecia e Irlanda vivono nuove tensioni sui CDS e parte breve della curva.

La buona allocazione della Slovenia e delle aste spagnole dimostrano come il “bond picking” faccia la differenza in un ambito Govies ben sostenuto da Basilea3, Solvency II, e rules FSA tutte a favore dei titoli di Stato area Euro rispetto al peso dell’Equity.

Se lo scenario tassi in modesto rialzo continua a fare i conti con gli aggiornamenti sui report dell’impatto del caso Giappone è indubitabile un ribilanciamento dei real money sulla componente Bond dei portafogli con un aggiunta degli inflation linked come dimostra la buona performance dei prodotti italiani legati all’inflazione.

I volumi del secondario restano però sotto tono e il primario rallenta, pronti a riprendere dopo la chiusura dell’anno fiscale in Oriente anche sulla spinta degli hedge funds che stanno alla finestra almeno sino al Pesce d’Aprile.

Come detto il mese di Giugno riunisce istanze di vario genere dai tassi, agli stress test, all’uscita di una volatilità che crea un aumento della correlazione ma solo ribassista e alimentata da un deleveraging ancora in corso su alcuni assets europei. Ci si interroga quindi sul da farsi in questi due mesi interlocutori quando rifugiarsi sul front end potrebbe non bastare o far perdere occasioni di buy on dips sulle scadenze a medio termine almeno. La Primavera potrebbe portare una schiarita degli eventi in corso ma per ora le variabili condizionano e frenano l’immissione di nuova liquidità da parte degli investitori e dalle mani forti.


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Fixed Income Area & OFP


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