AWFI: Sliding doors 2011 – IMF e BCE prendono le misure della crisi europea

SLIDING DOORS 2011: IMF e BCE prendono le misure della crisi europea…
Mentre Bernanke rimane imperterrito su QE2….

Questo materiale è destinato unicamente ad Investitori Professionali

Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP


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“Alcuni paesi europei non sono lontani dall’orlo del precipizio. Lo scenario di un double dip non è affatto impossibile. La Bce sta svolgendo un lavoro perfetto nel gestire la crisi del debito europeo.” (Dominique Strauss-Kahn, India, 2 dicembre 2010)
“L’euro è credibile e non è in crisi come moneta. Non c’è nessuna crisi dell’euro in quanto moneta. I tassi di interesse di Eurloandia adeguati. I dati più recenti, inoltre, indicano moderati sviluppi dell’inflazione e un buon andamento della ripresa nonostante le incertezze.“ (Jean-Claude Trichet, radio francese RTL, 2 Dicembre 2010)

Zapatero richiama l’UE a politiche fiscali più integrate, che potrebbero configurarsi come un’autorità centrale che renda efficienti gli sforzi verso un contenimento del deficit
europeo, mentre Obama riesce ad andare oltre dalle polemiche interne al suo partito accordandosi con i Repubblicani sul prolungamento dei tagli fiscali ex-Bush riducendo così le pressioni sul QE2 ed ottenendo una revisione al rialzo del Pil Usa 2011 da parte dei più quotati economisti americani.

Mentre le dichiarazioni di IMF e BCE richiamano il solito dilemma “come sarebbe stato se…”, invocato dai più che si aspettavano da Trichet un passo indietro sull’intransigente posizione contro il QE2 Usa, seguiamo il filo conduttore dei Weekly precedenti. Sullo spostamento del focus di mercato dai dati macro alla politica sia in Europa, sul come affrontare la crisi, che in Usa, per i progressi fatti verso una più ampia riforma fiscale, cerchiamo di fare il punto verso il 2011 superando le considerazioni ovvie dell’attuale fase di mercato condizionata strettamente dalla chiusura delle posizioni da un lato e dati economici contrastanti dall’altro.

I fatti politici degli ultimi giorni se non cambiano il sentiment di mercato da qui alla fine dell’anno aiuteranno lo scenario 2011 in chiarezza di intenti e speranza in risultati economici e, finalmente, dati macro più robusti e convincenti. Partendo dagli Usa che vedono Bernanke tornare ad un’intervista in tv alla CBS, a meno di un anno dalla prima del marzo 2009 sul crollo dello S&P 500, per completare la strategia di difesa delle politiche della Fed dall’attacco repubblicano che si concretizzerà il prossimo anno nell’attesa proposta di riforma della Fed mirata a ridurre la sfera d’azione eliminando la “delega” sull’occupazione. Il dato del 3 dicembre, che vede l’occupazione Usa tornare a puntare verso la doppia cifra, ha alimentato le voci dei contrarian che accusano Ben “The Elicopter” di aver ottenuto troppo poco sull’occupazione e di aver anzi alimentato rischio inflattivo. Bernanke ha ammesso che ci vorranno 4-5 anni per raggiungere il target del 5% se la velocità della crescita economica resta limitata e rimane fiducioso al 100% di mantenere l’inflazione entro il 2%. D’altronde si e’ detto pronto ad alzare i tassi “in 15 minuti senecessario, ma non è il momento.

Ma oltre ai repubblicani anche Cina e Germania hanno criticato aspramente le mosse americane mirate, secondo loro, ad indebolire il dollaro Usa e alimentando una crescita dei flussi di capitali verso i Paesi emergenti creando i presupposti per nuove bolle sui prezzi degli asset.

Obama dal canto suo accordandosi sul prosieguo dei tagli fiscali tanto discussi, ha ottenuto un’estensione dell’assicurazione federale sui disoccupati long term e sui tagli alle tasse dei payrolls, offrendo così un aiuto alla Fed allentando la pressione sull’estensione delle manovre “non convenzionali” di politica monetaria. Le attese sono per un atteso incremento del Pil 2011 dello 0.5% e lo S&P 500 ha salutato positivamente queste proiezioni permettendo un aggiornamento delle previsioni 2011 verso un +15-20% di performance attesa, come sottolineato
da Allen Sinai della Decision Economics.

E se la ricetta americana ha convinto gli operatori di mercato che mantengono aspettative rialziste su azionario, credito e materie prime a fronte di una crescita globale più robusta, sono le incertezze europee a preoccupare, e soprattutto la mancanza di convincimento che traspare anche dalle dichiarazioni nella pagina precedente riportate dell’IMF (che a fianco della BCE sta operando attivamente sul fronte dei periferici e su quello ungherese) che racchiudono un margine di dubbio sulla messa in sicurezza dei PIG!!

Sì perché, se Obama e la Fed si sostengono a vicenda nello sforzo concreto di creare i presupposti per una riforma fiscale che sarà proposta nei tempi e nei modi idonei grazie al “periodo di grazia” creato dal recente accordo politico, in Europa manca una soluzione chiara sul fronte fiscale e, per quanto la BCE si sforzi, resta continuamente relativizzata nella sua azione dalle mosse politiche tedesche e dai continui interventi a parole, che nei fatti non vedono proposte concrete, se non si considera le soluzioni univoche nell’auto-censura delle speculazioni al ribasso!!

Il rischio evidente è che nel medio termine, da un primo spostamento più contenuto dai titoli obbligazionari a quelli azionari, al quale sta seguendo quello dai titoli sovrani a quelli corporate, che in alcuni casi paradossalmente offrono spread inferiori ai propri titoli sovrani, vi sia una seconda ondata massiccia e definitiva verso l’azionario, con un ritorno sui ciclici Usa in primis, per l’evidente timore o di un allargamento dell’effetto contagio ad altri titoli di credito della zona europea o al ritorno ad una situazione di elevata volatilità su aste e secondario a seguire.

Le autorità europee devono così sdoganare dal 1 gennaio soluzioni di intervento su ampia scala, quali l’utilizzo dell’EFSF, che convincano prima di tutto gli enti multilaterali coinvolti in progetti strutturali di finanziamento all’Europa tutta, come BEI, EBRD e WB, e poi gli investitori internazionali che, soprattutto in Spagna e Italia, credono vi siano ancora buone opportunità di buy on dips.

La capacità di far fronte agli impegni finanziari per Grecia e Irlanda restano sotto l’attenzione di tutti ed un miglioramento dei fondamentali europei permetterà solo in parte il rientro della pressione sugli spread.

In tutto questo Mercati Emergenti e High Yield restano l’unico punto fermo per il 2011 insieme alle commodity , petrolio e oro in testa. Ma vi sono anche segmenti come CMBS e subordinati che sul lato obbligazionario troveranno conferme in un interesse crescente.

Peraltro il 2011 vedrà il ritorno a politiche restrittive legate a quanto detto su QE in Usa e politiche fiscali restrittive in Europa come conseguenza alla crisi in corso, ma per un rialzo dei tassi ufficiali G3 si punta al 2012, Maya permettendo…


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