“Quando una cosa è fatta è fatta. Perciò basta con questa nostalgia per gli anni ‘60 e ‘70, basta guardarsi indietro per cogliere ispirazioni copiando il passato. Fate qualcosa di vostro. Cominciate qualcosa di nuovo. Vivete ora le vostre vite”. (John Lennon, BBC 1968)…
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Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP
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Con i Paesi G3 ostaggi della ricetta “tassi bassi + quantitative easing” portato all’esasperazione, nella speranza di ripetere i successi delle formule anni ’70 di Volcker che ridussero la disoccupazione, Bernanke prende le distanze e cerca di riposizionare la Fed, che resta comunque oggetto di aperte critiche. Come già scritto la scorsa settimana, è ora di cambiare modulo di gioco perché, se le case costano meno, è vero che cibo, benzina, spesa medica ed educazione costano decisamente di più. La leva fiscale finalizzata a ridare margini all’attività produttiva, come è stato fatto dai Paesi Emergenti un decennio fa e più recentemente dai Paesi della Nuova Europa, è l’unico modo per consolidare la crescita economica, riducendo l’impatto di un’inflazione già evidentemente crescente e quindi importata dai Paesi emersi, BRIC e non solo.
Flussi su mercati emergenti in uscita (10 mld usd secondo EPFR) agli inizi di febbraio sulla scia dell’effetto contagio nel Medio Oriente, dopo i fatti egiziani, con l’MSCI EM a -5.2 % mentre l’MSCI World sale del +4.8%. Siamo di fronte ad una temporanea rotazione dell’appetito al rischio che perdurerà in questa prima parte dell’anno e soprattutto per gli effetti di un’inflazione crescente che sta spostando gli interessi dall’azionario emergente all’obbligazionario in divisa locale, soprattutto su Rublo (la Borsa comunque sale del 6%!), Rand sudafricano e Real brasiliano. I flussi tornano sui mercati statunitensi dovre crescita ed aspettative su un rialzo dei tassi sono più vicine rispetto alle attese di inizio anno.
Addirittura il Giappone, a causa della componente food, particolarmente grano, mais e caffè, è rapidamente passato dal rischio deflazione ad un’impennata dell’inflazione. Non poteva quindi mancare l’immancabile Nouriel Roubini che, dopo aver previsto i presupposti della crisi subprime, ora lancia l’allarme inflazione da Food & Energy per i Paesi importatori, a fronte oltretutto del permanere del divieto russo all’esportazione di grano e derivati (tranne farine) e delle tensioni mediorientali che si concentrano proprio a ridosso del Canale di Suez, dal quale passano tra l’altro il 20% delle merci cinesi destinate all’Europa.
Ciò che poi sta spiazzando i guru Usa è il rapido passaggio di consenso da una visione che includeva l’ipotesi di “double dip recession” ad una percezione netta di crescita a V con una previsione al 3.2% che ha portato ad un rapido recupero di terreno del dollaro Usa. Le condizioni di liquidabilità delle posizioni migliorano, come dimostra il restringimento degli spread tra bid e ask, anche sui Corporates e HY, ed il rientro della dislocazione delle curve sperimentata negli anni passati.
Non bisogna però trascurare gli aspetti cruciali dell’esposizione del debito pubblico europeo, come già rimarcato ampiamente nel report della Banca Internazionale dei regolamenti “The Future of Public Debt: Prospects and Implications”, del marzo 2010 e dai ripetuti richiami del’IMF nei suoi aggiornamenti al World Economic Outlook e sino al Fiscal Outlook di fine gennaio.
L’esito minimo del Meeting dell’Ecofin, con l’allargamento del fondo salva-stati, riporta l’attenzione sul rafforzamento del Patto di Stabilità e sulla più ampia discussione del Patto di Competitività franco-tedesco prevista per fine marzo. Intanto però Irlanda e Grecia continuano a premere per una riduzione del costo del tasso di interesse per i rispettivi pacchetti di salvataggio.
Focus Medio Oriente, l’inizio di una nuova ondata di proteste. Nuovi disordini si diffondono grazie ad un effetto contagio che rimette in discussione il difficile equilibrio tra la componente sunnita, maggioritaria più moderata, e quella sciita, minoritaria e più radicale nel mondo islamico.
In Bahrein, dove la maggioranza della popolazione è sciita, ed il potere sunnita (famiglia al- Khalifa), il re ha cercato di anticipare proteste simili a quelle in Tunisia ed Egitto devolvendo 2.000 euro a tutte le famiglie lo scorso venerdì, giorno delle dimissioni di Mubarak. Ovviamente gli Usa stanno vivendo con crescente preoccupazione questo nuovo focolaio in quanto il Paese è un alleato cruciale Usa nell’Area ed ospita la quinta flotta della marina Usa. Se dovesse cedere la monarchia, sarebbe subito preda dell’Iran che da tempo ne rivendica la sovranità.
Domenica, in Giordania, la Guardia Reale ha sparato sui manifestanti che avevano accerchiato il convoglio reale. Anche in questo caso la monarchia giordana hascemita di origine beduina rappresenta una minoranza rispetto alla maggioranza palestinese, allarmata dopo la revoca della cittadinanza giordana per gli insediamenti nel West Bank.
In Iran non mancano le proteste e le reazioni violente del Governo, il Parlamento ha chiesto la condanna a morte dei leader dell’opposizione rei di fomentare manifestazioni che riprendono quelle manifestazioni di massa che avevano incrinato il potere iraniano all’indomani delle presidenziali del 2009.
In conclusione, questo 2011 sta vedendo rientrare parzialmente l’effetto benefico del sorpasso “emergente” ed un allineamento dei P/E ratio tra EM e DM. ma è solo una pausa perché, trend demografico, dinamiche del debito e maggiori potenzialità di crescita economica assicureranno un rapido rientro dei flussi di investimento, giusto il tempo dare un’aggiustatina ai tassi, soprattutto per India, Indonesia ed ovviamente Cina. Mentre Ue e Usa restano ostaggi di una politica monetaria che sembra aver ecceduto nel fornire liquidità e che ha diluito gli effetti benefici dei tassi bassi lasciandosi sorprendere da una dinamica inflazionistica rampante e che condizionerà la composizione dei portafogli sino a tutto il secondo semestre. Sul mercato azionario peseranno gli effetti del mutamento dello scenario geopolitico mediorientale che è solo all’inizio di una seconda fase di mutamento dopo quella seguita al conflitto iracheno.
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