Volatilità e prese di profitto stanno condizionando le chiusure di fine anno…
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Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP
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Un risveglio UE dopo la sbornia irlandese.
Il preannunciato downgrading di Moody’s non intaccherà l’Investment Grade ma certamente riporta alla realtà un merito creditizio spiazzato dalla rapidità dei deflussi di capitale pari a circa il 15% dei depositi del sistema bancario irlandese, soprattutto frutto delle politiche opportunistiche delle imprese che mirano a rimpatriare gli utili in attesa degli eventi.
Questo aspetto è il motivo principale del ritardo, per alcuni, o dell’errore di valutazione, per altri, da parte del Governo irlandese nell’accettare la soluzione definitiva del pacchetto di salvataggio nel tentativo di salvaguardare la struttura fiscale domestica ed evitare danni peggiori. Il domino europeo rischia così di innescare un effetto contagio del quale i primi effetti già si possono notare verso l’Inghilterra ed il suo sistema bancario esposto per circa 150 mld di dollari Usa, una fetta importante del totale dei 500 mld totali segnalati dalla BIRS come esposizione totale delle banche europee verso gli assets irlandesi.
Altro discorso risiede invece nella valutazione della situazione portoghese, con il CDS a ridosso dei 500 bp, che rischia di essere ricompresa nelle iniziative europee di messa in sicurezza dell’Unione Europea mentre Italia e Spagna restano fuori dal centro della crisi grazie ad un’effettiva efficacia dei rispettivi piani di Governo, emessi tempestivamente, come reazione alla crisi ed a salvaguardia di una tenuta e sostenibilità del deficit fiscale.
La ripresa del tema “Govies bondholders” da parte di Francia e Germania, sulla falsa traccia del leit motif di fine ottobre al vertice UE, crea qualche perplessità tra i real money e l’effettiva percezione del premio al rischio sovrano perché, un conto è parlare di una ristrutturazione del debito subordinato delle banche irlandesi in difficoltà, altro è dire che i bondholders privati si facciano carico delle perdite derivanti dal salvataggio di uno stato, come citato nuovamente dal ministro delle Finanze francese Lagarde e dal cancelliere Merkel.
Black Friday e l’offensiva di Bernanke.
Il giorno dopo la Festa del Ringraziamento si scatenerà la stagione dei saldi e supersconti negli Usa per un Paese che è già in saldo da un pezzo. Comunque il risultato delle prossime vendite al dettaglio sarà cruciale come termometro dei consumi. Le scommesse sulle brand più in voga sono già cominciate sul mercato azionario mentre sull’obbligazionario il lato Corporates ciclico Usa resta ancora sotto pressione sugli indici di riferimento.
Dopo l’attacco a Ben Bernanke da parte dei Repubblicani è partita l’offensiva di Bernanke da Francoforte in occasione del V° ECB Central Banking Conference che riporta il dibattito sul vero obiettivo delle misure di QE2 legate non solo alla crescita ma soprattutto all’occupazione. Bernanke poi cerca di distogliere l’attenzione dalle polemiche sulla Fed e rilancia a sua volta l’attacco alla Cina ed ai ritardi nella completa liberalizzazione delle divise dei Paesi emergenti, colpevoli di essere sottovalutate e di aver alimentato una bolla sui mercati emergenti alimentata dagli ingenti flussi di capitale!!
Da parte sua Obama ripresosi dopo la sconfitta elettorale mette mano al Team economico e finalmente liquida il suo consigliere economico Larry Summers, additato come troppo vicino agli interessi di Wall Street, ed inviso a Paul Krugman. Sarà importante a questo punto capire la formazione della nuova squadra per valutare le prossime mosse economiche. Il dibattito Usa Democratici-Repubblicani si sposta così sul mantenimento o meno delle agevolazioni fiscali ex- Bush per i redditi sopra i 250k dollari Usa, in considerazione di una situazione attuale che vedrebbe, secondo i media Usa, circa il 40% (!!) dei contribuenti non pagare le tasse ed il 5% della popolazione, che rappresentano i cosiddetti supericchi a sette cifre, rappresentare circa il 30% dei consumi totali!! Se confermati questi numeri creerebbero un bel dilemma ai Democratici date le incertezze sulla variabile consumi.
Per chiudere, il sondaggio WSJ che chiedeva ai lettori se il bailout irlandese avrebbe alleviato le pressioni sugli altri membri UE vede un 68% di pessimisti a confermare il sentiment pesantemente negativo verso l’altra sponda dell’oceano.
Con le banche europee e alcuni grossi investitori intenti a portare a casa gli utili anche sulla componente delle divise locali emergenti, iniziano ad evidenziarsi le prime sofferenze da parte di alcuni segmenti del mondo emergenti come Middle East , Emergine Europe e Africa. E nonostante la parziale ripresa del mercato primario che sta lavorando a singhiozzo sul comparto Corporates, solo Asia e Latam continuano a capitalizzare un genuino interesse da un lato e ad essere a loro volta protagonisti di volumi in acquisto dall’altro. Mentre la Cina allarga lo spettro delle divise trattabili contro lo yuan inserendo il rublo e rafforzando l’asse internazionale vs. yuan, alleviando così nel medio lungo termine le preoccupazioni sulla migliore gestione delle riserve valutarie. C’e’ chi può…
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