La scorsa settimana è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE il regolamento che riguarda l’inasprimento delle sanzioni contro la Libia varate il 2 marzo. Il provvedimento è stato adottato “tenuto conto della gravità della situazione in Libia” ed è “obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri”. Tra le principali norme è previsto il congelamento degli asset controllati da 5 dei maggiori fondi sovrani e istituzioni finanziarie libiche (Lybia Investment Authority – Lia, Lybian Arab Investment Portfolio – Lafico, Libyan Foreign Bank, Libyan Housing and Investment Board – Hib, Banca Centrale Libica), che essendo sotto il controllo di Muammar Gheddafi e della sua famiglia, rappresentano una potenziale fonte di finanziamento per il regime……
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Arabia Saudita: attivisti chiedono riforme del parlamento federale. In Arabia Saudita, fino ad oggi pressochè immune alle sommosse che stanno infiammando il mondo arabo e islamico, dopo la petizione firmata qualche settimana fa da 160 intellettuali ed ex delegati al Consiglio federale nazionale per chiedere al governo elezioni libere e democratiche (le riforme proposte chiedono in particolare maggiori poteri dei cittadini nel processo decisionale e l’elezione diretta di tutti i membri del Consiglio Federale, l’assemblea consultiva i cui 40 delegati sono per metà eletti dai rappresentanti dei consigli locali e per metà nominati dal re Abdullah), erano attese per venerdì scorso 20mila persone nella capitale Riad e nelle province a maggioranza sciita, per prendere parte a quello che è stato definito il “giorno della rabbia”, durante il quale le popolazioni sciite si sono ritrovate per manifestare contro le discriminazioni (a loro dire) subite dal governo.
Caso Santander. La Corte Suprema spagnola ha condannato ieri l’amministratore delegato di Banco Santander, Alfredo Saenz, a tre mesi di reclusione, ed ha interdetto il manager dall’esercizio delle proprie funzioni all’interno del colosso bancario iberico per lo stesso periodo di tempo. Tuttavia, il chief executive officer si salverà con ogni probabilità dal carcere, dal momento che prima della decisione dei giudici risultava incensurato. Inoltre, fino al pronunciamento definitivo da parte della giustizia spagnola, potrà rimanere – almeno in linea teorica – al posto di comando della più grande banca dell’Eurozona. La sentenza è arrivata in riferimento ad una serie di false accuse che il dirigente lanciò nell’ambito di un caso che risale al 1994 (all’epoca il manager presiedeva la Banesto, una divisione di Santander). La stessa Santander ha ribadito in un comunicato la fiducia nei confronti del proprio amministratore delegato, che ha garantito un’espansione del gruppo tale da posizionarlo tra i principali istituti di credito a livello globale.
Moody’s taglia il rating del Portogallo. La scure di Moody’s continua ad abbattersi sui paesi periferici dell’Europa. L’agenzia di rating statunitense, dopo aver downgradato Grecia e Spagna, questa mattina ha tagliato il rating sul Portogallo di due step, portandolo a A3 dal precedente A1 (ora a 4 step dal junk status), con outlook negativo. La mossa è dovuta in gran parte alle deboli prospettive di crescita, messe ancor più a rischio dal possbile rialzo dei tassi della Ecb tra qualche mese, alle difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di riduzione del debito nonostante l’aumento delle tasse e i forti tagli alla spesa pubblica del governo, e alla possibile necessità di ricapitalizzare le banche. In Q4 10 il Gdp portoghese ha registrato la prima contrazione trimestrale dell’anno (-0.3%), mentre le stime governative per il 2011 prevedono una ulteriore contrazione del -1.3% come conseguenza del piano di austerity, con la disoccupazione ben oltre il 10%. Lo yield sul titolo di stato decennale è al 7.50%, lo spread cds a 5 anni segna 505 bp.
Il Vietnam alza i tassi. La Banca Centrale del Vietnam martedì notte ha aumentato i tassi per la seconda volta in tre settimane, comunicando un incremento del tasso di rifinanziamento al 12%, successivo all’aumento dal 9 all’11% avvenuto a meta’ febbraio (il tasso di sconto è salito dal 7 al 12%). Logico interpretare il segnale come la volonta’ del paese comunista di privilegiare la lotta contro l’inflazione (al 12.3% su base annua), anche se questo significa rinunciare a qualche punto di crescita economica. L’economia vietnamita ha infatti vissuto un buon 2010 (Real GDP +6.8%) dopo le difficoltà nei 2 anni precedenti, e le prospettive di crescita per l’anno corrente rimangono più che sostenute, quindi valutiamo in maniera positiva la mossa dell’Istituto di combattere le pressioni inflazionistiche, principale minaccia alla crescita economica nazionale, e ridare stabilità ad uno dei più promettenti paesi emergenti in Asia.
Truppe saudite in Bahrain per contenere le proteste. Lo scorso lunedì circa 2000 truppe (1200 dall’Arabia Saudita e 800 dagli UAE) sono entrate in Bahrain come forze operative sotto la guida del Gulf Cooperation Council, la coalizione regionale tra i 6 stati sunniti del Medio Oriente, per contenere le proteste della parte sciita della popolazione contro l’attuale monarchia sunnita guidata dal re Hamad Bin Isa Al-Khalifa. La decisione di intervento è stata in primo luogo dettata dalla minaccia che l’influenza dell’Iran, il grande rivale locale, possa diffondersi alimentando rivolte popolari anche negli stati finora immuni e a prevalenza sunnita come Arabia Saudita e Kuwait. Infatti, nei giorni passati i manifestanti si sono radunati a Pearl Square, centro simbolico della nazione, per proseguire la protesta alla Royal Court, attuale centro di potere nazionale, e al distretto finanziario. Il re del Bahrain ha annunciato ieri lo stato di emergenza nazionale per i prossimi 3 mesi.
Moody’s taglia il rating della Spagna. Ancora una volta Moody’s lascia il segno e scredita con i suoi giudizi la Spagna, abbassando il suo rating sovrano portandolo da AA1 ad AA2, con un netto outlook negativo. L’agenzia internazionale di rating, a margine di una nota, giustifica il taglio con le continue insistenti preoccupazioni sulla sostenibilità delle finanze spagnole e sulla capacità del governo di Madrid di gestire i conti pubblici, specie sullo sfondo di prospettive di crescita economica molto moderate e tutte protese nel medio-lungo termine. Inoltre, pesa molto la stima di spesa per la ricapitalizzazione delle Caijas, che secondo l’agenzia sarà equivalente a circa Eur 40-50bln (e fino a Eur 100-120bln nello scenario peggiore), quindi nettamente superiore alle stime governative (Eur 15.5bln), oltre all’elevata debolezza che il Paese iberico sta soffrendo nei confronti del mercato. La Banca di Spagna aveva infatti precedentemente pubblicato la lista di 12 istituti che necessitano di un aumento di capitale, tra cui 2 banche di rilevanza nazionale quali Bankinter e Bankpyme, 8 casse di risparmio, e le sussidiarie dei due gruppi stanieri Barclays Espana e Deutsche Espana. Queste banche dovranno ricapitalizzarsi entro il 30 settembre 2011. Il livello minimo di Core Tier 1 è fissato all’8% per i gruppi che possono reperire fondi dal pubblico mentre sale al 10% per quei gruppi che hanno meno del 20% del capitale azionario o diritti di voto collocato presso terzi e la cui raccolta dipende per almeno il 20% dal mercato all’ingrosso dei capitali.
Annunciato il timing per gli stress test. La scorsa settimana la European Banking Authority (EBA) ha annunciato un programma indicativo per gli stress test 2011 delle banche europee: il 18 marzo verranno pubblicati gli scenari macroeconomici e il campione di banche prese in analisi; ad aprile saranno svelati i principi della metodologia utilizzata; a giugno sono attesi i risultati dei test. Lo scorso anno gli stress test si rivelarono un fallimento, con sole 7 banche che non riuscirono a superarli, e la credibilità dell’intero processo messa ampiamente in discussione. A conferma di ciò, gli spread cds che strinsero la settimana seguente all’annuncio, per poi segnare allargamenti durante tutto il 2010. Ad oggi non è ancora possibile farsi un’idea dell’efficienza della versione 2011, in quanto non se ne conoscono i dettagli, ma al fine di essere credibili dovrebbero senza dubbio aggiustare un certo numero di punti rispetto alla versione precedente, tra cui: innalzare la soglia minima di successo anche a costo di causare un alto numero di fallimenti; rendere più stringenti le assunzioni sottostanti gli scenari; includere la possibilità di haircuts sul debito sovrano dei periferici presente nei portafogli delle banche; porre sotto stress anche il livello di liquidità; proporre una metodologia chiara senza spazio per differenze nell’interpretazione.
Terremoto in Giappone: conseguenze senza fine. Sembrano non finire più le tragiche conseguenze dello tsunami che ha colpito il Giappone, dal numero di morti in continua ascesa, ai possibili disatri nucleari, fino alla carenza di elettricità e ai forti dubbi sul fatto che le disponibilità economiche del governo di Tokio siano sufficienti a garantire un supporto ai mercati nell’immediato (il Nikkei ha registrato perdite oltre il 15% da venerdì), e le spese di ricostruzione in seguito. La BOJ ha infatti iniettato ieri 3.000 bln di yen (26 bnl di euro) per sostenere la borsa di Tokio, che si sommano ai 5.000 bln e 15.000 bln di yen messi a disposizione i giorni precedenti; la strategia ha ridotto le perdite ma non ha impedito, ovviamente, gli ordini di vendita. I mercati però si interrogano su come le finanze pubbliche possano finanziare un’operazione di questo tipo per poi successivamente fronteggiare anche la ricostruzione post-terremoto e post-tsunami. Si teme infatti che Tokyo possa decidere di vendere massicce quantità di titoli di Stato europei e Usa (il Giappone ha in portafoglio oltre $800 bln di bond Usa.), mettendo in crisi dollaro ed euro oltre che condizionando pesantemente anche i mercati euroamericani. La situazione appare poi ancora più critica se si considera che molte aziende sono state costrette ad interrompere le attività per i danni subiti, e che la disponibilità elettrica è tutt’ora carente, rendendo fortemente concreto il rischio di una pericolosa frenata della produzione.
Grecia: ottenuto uno sconto sul tasso del prestito di salvataggio. Buone notizie per la Grecia dopo il downgrade di Moody’s della scorsa settimana, visto che Atene trova l’accordo all’EU Meeting del 11-12 marzo per la riduzione del tasso d’interesse da 5.2% a 4.2% sul prestito di Eur 110 bln ricevuto lo scorso aprile/maggio per evitare il default (risparmio di circa Eur 6bln), con i tempi di rimborso che passano da 3 a 7 anni e mezzo (cds greco stringe di oltre 50bp). A favorire l’accordo i numerosi sforzi economici profusi dal governo greco, tra cui tagli consistenti alla spesa pubblica e piani di austerity, nel tentativo di aggiustare le finanze statali. La scorsa settimana si è anche assistito alla vicenda delle dimissioni del Ministro delle Finanze ellenico, Dimitris Georgakopoulos, in seguito al crollo delle Net Budget revenues nei primi due mesi del 2011, che ha mancato le stime di Eur 595 bln; tuttavia, se la motivazione ufficiale è legata a questioni personali, sembra invece che il reale motivo siano state delle divergenze a livello politico con il governo sulle strategie da attuare, che lo avrebbero spinto alla decisione di farsi da parte. Nonostante la vittoria al meeting UE, l’economia greca sta comunque vivendo un periodo di fortissime difficoltà, caratterizzato da inflazione al 4.2%, tasso di contrazione del Pil al 6.6% circa su base annua, e disoccupazione alle soglie del 15%.
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