Iggo Chris AXA IM BNPP AM

AXA IM – BNPP AM : La gestione del portafoglio in tempi turbolenti 

AXA IM – BNPP AM : Dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, le perdite di mercato sono rimaste contenute – almeno finora.


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da Investment World iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente


A cura di Chris Iggo, Chief Investment Officer AXA IM Core, BNPP AM


Tuttavia, basterebbero nuovi peggioramenti della crisi per azzerare i guadagni messi a segno dai mercati dall’inizio dell’anno. In questo contesto, pazienza e approccio prudente portano a privilegiare liquidità, strumenti con duration breve e asset indicizzati all’inflazione come possibile strategia tattica, almeno fino a quando l’incertezza legata al conflitto non si sarà attenuata.

Un ventaglio di possibili scenari 

Gli investitori continuano a fare i conti con il rischio di un’ulteriore escalation del conflitto in Medio Oriente. Gli sviluppi più recenti, però, segnalano la possibilità di un cessate il fuoco, che potrebbe alleviare le tensioni sui mercati petroliferi.

Nonostante le tensioni delle ultime settimane, nella maggior parte dei casi le correzioni sono rimaste contenute. Tra i principali listini azionari, solo il KOSPI coreano e l’indice MSCI Emerging Markets registrato ribassi superiori al 10% rispetto ai massimi recenti.

Resta inoltre aperto uno scenario in cui i mercati sarebbero costretti a incorporare un ulteriore inasprimento della politica monetaria, se le Banche Centrali decidessero di intervenire per contrastare il rischio di un’inflazione a breve termine più persistente.

Il percorso dei tassi rimane tuttavia incerto e, per certi versi, potrebbero aver già fatto una parte del lavoro al posto delle banche centrali: dall’inizio del conflitto, i rendimenti obbligazionari sono saliti, mentre i mercati azionari sono scesi in modo significativo.

La visibilità sui possibili scenari nelle prossime settimane è necessariamente limitata, rendendo complesse le decisioni di investimento. Anche il timing e le caratteristiche del punto di uscita ottimale restano incerti.

Caccia al valore 

I mercati si sono mossi abbastanza da offrire opportunità di valore? È possibile che i mercati siano troppo pessimisti sull’andamento dei tassi, nonostante il tono più aggressivo delle banche centrali.

L’inflazione è destinata a salire, tuttavia, in uno scenario di de-escalation, i prezzi del petrolio dovrebbero ridursi e, sebbene i costi energetici restino complessivamente elevati, il loro impatto sui prezzi al consumo potrebbe essere contenuto in termini di intensità e durata.

Alla luce dei livelli già elevati dei tassi forward, è legittimo interrogarsi sulla necessità di ulteriori interventi da parte delle Banche Centrali. Se si ritiene che non siano necessari, le obbligazioni a breve scadenza appaiono interessanti: i Treasury Usa a due anni rendono il 3,93%; in Europa i rendimenti variano dal 2,68% della Germania a quasi il 3% dell’Italia; nel Regno Unito, i Gilt a due anni rendono il 4,5%.

È difficile sostenere che i tassi possano salire oltre quanto già prezzato. Se a questo si aggiunge l’ampliamento degli spread creditizi di 15-20 punti base dal 27 febbraio, il credito investment grade a breve duration appare interessante – e l’high yield forse ancora di più.

In questo contesto, gli investitori potrebbero inoltre valutare strumenti a tasso variabile. Allo stesso tempo, l’aumento degli indici dei prezzi al consumo, nei prossimi mesi, dovrebbe sostenere i rendimenti delle strategie obbligazionarie indicizzate all’inflazione short duration.

Pochi asset davvero convenienti  

La visione d’insieme è che solo un numero limitato di asset si sia davvero “scontato”, e si tratta soprattutto di quelli che avevano già risentito, prima del conflitto con l’Iran, dei timori legati all’impatto dell’intelligenza artificiale o ai timori sul private credit.

Analizzando i multipli prezzo/utili a 12 mesi per le azioni e gli spread option-adjusted per il credito, rispetto alle medie degli ultimi tre anni dopo oltre tre settimane di conflitto, emerge che tra gli asset più “a sconto” figurano il Nasdaq e l’S&P 500 – in particolare i settori IT e finanziario – oltre all’indice azionario globale MSCI Emerging Markets. Anche gli indici high yield europei e statunitensi risultano più convenienti per effetto dell’aumento degli spread.

Tuttavia, adottando una prospettiva di più lungo periodo, è difficile parlare di un mercato realmente “conveniente”. Nasdaq, small cap Usa e mercati emergenti globali trattano su multipli appena sotto le medie decennali. Altri mercati azionari, incluso l’S&P 500, continuano a presentare valutazioni superiori alle medie storiche.

Nel 2022, Europa, Regno Unito e Giappone risultavano significativamente più convenienti rispetto a oggi. Nel credito, gli spread restano ben al di sotto delle medie decennali, con l’eccezione del piccolo comparto tecnologico ed elettronico del mercato high yield statunitense.

Nel reddito fisso, il cambiamento di valore più evidente è rappresentato dall’aumento dei rendimenti di base: il tasso reale del Treasury USA a 10 anni è tornato sopra il 2% per la prima volta dalla metà del 2025.

I premi per il rischio sono aumentati, ma non abbastanza da compensare scenari potenzialmente molto negativi legati al Medio Oriente.

Portafogli: “La difesa è il miglior attacco” 

La gestione dei portafogli in questa fase è particolarmente complessa. Vi è un forte incentivo a detenere più liquidità e strumenti assimilabili, oltre ad asset con protezione dall’inflazione. Gli economisti stanno iniziando a rivedere al ribasso le stime di crescita, ma le revisioni sugli utili aziendali non sono ancora significative.

Il rischio è che, con l’avanzare della stagione delle trimestrali, le stime di crescita vengano riviste al ribasso. Questo rappresenta il rischio maggiore per i mercati azionari, mentre il susseguirsi di notizie sfavorevoli sul private credit potrebbe, nel tempo, pesare anche sui mercati del credito quotato. Sal punto di vista dei fondamentali ciò non dovrebbe accadere, ma spesso il sentiment si discosta dai fondamentali.

Uno scenario di maggiore volatilità azionaria (il VIX è intorno a 27, contro i 50 raggiunti lo scorso anno, in corrispondenza del cosiddetto Liberation Day), prezzi azionari più bassi e spread creditizi più ampi non può essere escluso, a seconda dell’evoluzione della situazione nel Golfo. In questo contesto, disporre di liquidità può rappresentare un vantaggio.

La pazienza è una virtù, ma anche una necessità per gli investitori di lungo periodo. Incrementare gradualmente l’esposizione ai premi per il rischio, senza scommettere su un rapido ritorno ai livelli pre-conflitto, appare un approccio prudente.

Il rischio legato alle notizie resta elevato e il sentiment può cambiare rapidamente, anche in funzione delle oscillazioni del prezzo del Brent. Una cessazione delle ostilità rappresenta la condizione minima affinché gli investitori possano recuperare fiducia e tornare a investire in asset a più alto rendimento.

Fonte: InvestmentWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.