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AXA IM – Petrolio, dollaro e chip: il nuovo equilibrio di potere globale visto dai mercati 

AXA IM : La scorsa settimana ho ascoltato un podcast che si è aperto con un’affermazione notevole: “Che settimana incredibile è stata quella appena trascorsa”.


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A cura di Chris Iggo, Chief Investment Officer AXA IM Core, BNPP AM


Nel mondo stanno accadendo molte cose. I rischi geopolitici e di politica economica resteranno una costante preoccupazione per gli investitori, alla luce dei mutamenti negli equilibri di sicurezza globale e nello scenario politico. Eventi di questo tipo possono generare volatilità sui mercati, ma identificarne le reali implicazioni economiche di breve periodo non sarà semplice.
Tutto ruota intorno agli Stati Uniti
Gli sviluppi geopolitici dall’inizio del 2026 vanno letti nel contesto dell’approccio statunitense alla politica estera delineato nel documento di National Security Strategy pubblicato lo scorso novembre. In esso si afferma in modo esplicito che il principio guida della politica estera americana è l’America First. L’intervento in Venezuela è coerente con l’obiettivo di rafforzare l’influenza statunitense nell’emisfero occidentale; l’accesso ai giacimenti minerari della Groenlandia si inserisce nel quadro della sicurezza economica; mentre i rischi impliciti per il futuro della NATO e l’uscita da altre organizzazioni internazionali possono essere interpretati come coerenti con i principi di Primacy of Nations e Sovereignty and Respect. Dal punto di vista degli investitori, è fondamentale tenere conto del rischio che lo spostamento degli equilibri di potere globali possa incidere su mercati, commercio e flussi di investimento. Come minimo, le manifestazioni della politica statunitense hanno il potenziale di influenzare il sentiment e la volatilità dei mercati; ma non si possono escludere implicazioni più profonde e durature.
Petrolio, sempre protagonista
I temi in gioco sono numerosi. I mercati petroliferi potrebbero risentire sia delle ambizioni statunitensi sulle riserve venezuelane sia di un possibile cambiamento politico in Iran, con effetti significativi sulle dinamiche dell’offerta globale di greggio. Uno degli esiti possibili potrebbe essere una riduzione dei prezzi del petrolio. Da qui discendono implicazioni rilevanti per inflazione e tassi di interesse, saldi commerciali, entrate fiscali dei Paesi produttori e per la competitività relativa delle fonti energetiche rinnovabili rispetto a quelle fossili. Nel breve termine, gli eventi in Iran potrebbero invece provocare un aumento improvviso dei prezzi del petrolio, con effetti a catena su altri mercati.
Le minacce al dollaro
È interessante osservare anche il quadro valutario. Dai primi anni Settanta, il sistema del petrodollaro ha sostenuto il ruolo del dollaro come valuta di riserva globale. La quotazione del petrolio (e di altre materie prime) in dollari ha garantito una massiccia disponibilità della valuta statunitense a livello globale. I dollari venivano poi reinvestiti in Treasury e in altri asset, consentendo agli Stati Uniti di finanziare il disavanzo delle partite correnti, frutto di elevati livelli di consumo e di spesa pubblica (in particolare per la difesa). Il libro Smart Money di Brunello Rosa descrive come la principale minaccia al dollaro derivi dall’espansione globale della Cina. Attraverso iniziative come la Belt and Road Initiative e lo sviluppo della valuta digitale della banca centrale di Pechino (Central Bank Digital Currency, o CBDC), la Cina sta gradualmente aumentando l’utilizzo del renminbi nei pagamenti internazionali legati al commercio. Il controllo delle catene di approvvigionamento globali e delle materie prime va di pari passo con l’egemonia monetaria globale.
C’è ancora molta strada prima che lo status del dollaro come valuta di riserva sia seriamente compromesso. Tuttavia, l’aumento dell’uso delle CBDC, in un contesto di equilibrio di potere globale sempre più bipolare, rappresenta un rischio. Avere influenza su una quota crescente dell’offerta globale di petrolio costituisce un parziale antidoto, così come il mantenimento di relazioni strategiche con i principali Paesi produttori, in particolare l’Arabia Saudita. I rischi per il dollaro, tuttavia, vanno oltre la geopolitica. Il deterioramento della posizione fiscale degli Stati Uniti, la potenziale influenza politica sulla politica monetaria e la possibilità che gli investitori globali riducano l’esposizione al dollaro nei portafogli internazionali in risposta all’incertezza politica e normativa sono fattori da non sottovalutare. L’aumento dei prezzi in dollari di oro, argento e platino riflette probabilmente proprio questi rischi geopolitici e di politica economica statunitense. Per gli USA, la minaccia principale è che una riduzione della fiducia nel dollaro aumenti il costo di finanziamento dei cosiddetti twin deficits. Rendimenti dei Treasury più elevati rappresenterebbero una cattiva notizia per un mercato azionario che già oggi tratta su valutazioni molto elevate.
Controllare l’intelligenza artificiale
La competizione globale tra Stati Uniti e Cina è forse più evidente nel settore tecnologico. La National Security Strategy sottolinea l’importanza di garantire l’accesso a catene di approvvigionamento e minerali critici, perseguire il dominio energetico (pur respingendo il tema del cambiamento climatico), rafforzare l’industria della difesa e preservare la leadership del settore finanziario statunitense.
Non sorprende, quindi, che i prezzi delle materie prime siano in generale in aumento, poiché il controllo delle catene di fornitura è diventato una priorità per le grandi potenze. Oltre ai metalli preziosi, i prezzi di rame e alluminio sono cresciuti in modo significativo nell’ultimo anno. Garantirsi l’accesso alle terre rare e ai componenti tecnologici critici, in particolare ai semiconduttori, è centrale per il predominio economico globale. In questo contesto, il futuro status di Taiwan resta una variabile geopolitica chiave per i mercati finanziari.
I limiti del conflitto
Tutto ciò è estremamente interessante e potenzialmente in grado di produrre effetti profondi sulle tendenze economiche globali. Ciò che probabilmente impedisce agli scenari più catastrofici di concretizzarsi nel processo di riallineamento dell’ordine globale, da un sistema multilaterale a uno multipolare (o bipolare), è il principio della MAD – Mutually Assured Destruction. Opzioni estreme come una vendita massiccia dei Treasury statunitensi o un’occupazione di Taiwan da parte della Cina porterebbero con ogni probabilità a un caos economico globale, se non peggio, senza vincitori immediati. Continueremo quindi a preoccuparci di questi rischi di coda, ma il pericolo è quello di sottovalutare gli effetti più lenti e graduali della geopolitica sui mercati.

Fonte: InvestmentWorld.it


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