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Banca Intesa: Focus sulla situazione dell’ area euro Eurozona

Il PIL è cresciuto un po’ meno del previsto in Primavera, ma l’inflazione core muove al rialzo e la disoccupazione rimane su di un trend discendente….

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Il Pil euro zona è andato un po’ peggio del previsto nei mesi primaverili, crescendo di 0,3% t/t dopo 0,4% t/t del 1° trimestre. Tuttavia, se si guarda al secondo decimale, il rallentamento nei mesi primaverili non è poi così preoccupante: si è passati da un tasso di crescita di 0,37% t/t nei mesi invernali a +0.34% t/t. Si tratta, però, di un tasso di crescita ben più debole dello 0,7% t/t della seconda metà dello scorso anno.  La stima flash non include dettagli sui contributi delle diverse componenti di domanda. Ci aspettiamo un apporto di 0,6% t/t della domanda interna a fronte di un contributo negativo del commercio estero, dal momento che le esportazioni sono viste in crescita modesta (0,5%t/t) mentre le importazioni dovrebbe aver recuperato (+1,3% t/t dopo -0,3% t/t). 

La crescita annuale frena al 2,1% aa da un precedente 2,5% aa. I dati sono più deboli del previsto ma non in contrasto con la decelerazione degli indici di fiducia dei mesi primaverili. Rispetto al passato, per gli stessi livelli di indici di fiducia ci si deve aspettare una minore crescita del PIL dato il break strutturale nelle serie intercorso dopo il 2009. Stimiamo che un livello dell’indice di fiducia economica della Commissione UE di 106 sia ancora compatibile con una crescita poco al di sotto di 0,3% t/t a trimestre, che lascerebbe la crescita annua al trend.

Questa mattina la Spagna ha pubblicato dati di crescita del 2 ° trimestre, che indicano una crescita dello 0,6% t/t dallo 0,7% t/t registrato nel primo trimestre. Su base annua, la crescita è rallentata al 2,7% a/a da un precedente 3,0% a/a.

Cosa aspettarsi in futuro?

I dati del 2° trimestre sono stati, in parte, distorti da effetti di calendario inusuali tra marzo e aprile a causa della cadenza anticipata della Pasqua (1 aprile) che ha gonfiato la produzione e le vendite al dettaglio a marzo e per poi deprimerle ad aprile. La produzione industriale chiuderà probabilmente il 2° trimestre con una stagnazione, meglio rispetto ai mesi invernali.  Le ultime indagini di fiducia suggeriscono un tasso di crescita del PIL nel 3° trimestre leggermente inferiore a quello registrato in primavera. Dal momento che non abbiamo dati effettivi su produzione industriale, vendite e commercio estero, segnaliamo rischi al ribasso alla nostra stima di crescita del PIL di 0,44% per il 3° trimestre.

In isolamento, la stima per il 2° trimestre, lascia la crescita media annua del PIL al 2,0% nel 2018, da una precedente stima del 2,1%. La stima per il 2019 scende all’1,8% da un precedente 1,9%.

Nonostante le sorprese negative dai dati e l’arrivo anticipato del rallentamento del ciclo, rispetto alle previsioni degli analisti e stessa BCE di inizio anno, la crescita resterà al di sopra del potenziale stimato all’1,4 / 1,5% sia quest’anno che il prossimo. 

Aumenta l’inflazione headline e core I dati pubblicati ieri mostrano un aumento dell’inflazione a luglio nella media area euro al 2,1% da un precedente 2,0% e al 2,6% da un precedente 2,3% in Francia.

Secondo le stime flash di Eurostat, i prezzi al consumo sono scesi meno del previsto nella media area euro a luglio: -0,3% m/m. Il calo dei prezzi al consumo è in gran parte spiegato da una riduzione dello 0,4% m/m dei prezzi core (dovuta alle vendite di fine stagione), in parte compensata da un aumento dell’energia di 0,7% m/m.  L’inflazione, al netto di energia e alimentari freschi, misura preferita dalla BCE, è salita fino all’1,3% dall’1,2% di giugno, tornando così al livello di maggio. L’inflazione, al netto di energia, alimentari, alcol e tabacchi, è salita all’ 1,1% da un precedente 0,9%.  L’inflazione nei servizi è tornata indietro all’1,4% da 1,5%, mentre la dinamica dei prezzi dei beni industriali non energetici è salita allo 0,5% dallo 0,4%. In agosto, prevediamo che l’inflazione diminuisca di uno o due decimi. L’inflazione core si muoverà lateralmente intorno all’1,3% fino alla fine dell’anno. Solo all’inizio del 2019 dovremmo assistere a un aumento più duraturo dei prezzi core verso l’1,6% a/a.

Il rallentamento del ciclo non ha, per ora, avuto effetti sulla dinamica del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione euro zona è, difatti, sui minimi dal 2008. A giugno, il numero di senza lavoro è rimasto stabile a giugno all’8,3% ma la lettura di maggio è stata rivista al ribasso di un decimo. Il tasso di disoccupazione è sceso in Spagna al 15,2% dal 15,4%, è calato di un decimo in Germania al 3,4%, mentre sulla misura nazionale la disoccupazione tedesca è rimasta invariata al 5,2%). Il tasso di disoccupazione della zona euro è tornato sui livelli di novembre 2008. Altresì la disoccupazione è risalita di due decimi in Italia al 10,9%, ma dovrebbe trattarsi di una normalizzazione dopo l’andamento particolarmente positivo di maggio (v.sotto). Ci aspettiamo che il tasso di disoccupazione cali ulteriormente verso l’8% per fine anno. Le indagini di fiducia suggeriscono che le imprese pensano di continuare ad aumentare l’organico nei prossimi mesi.

Pertanto ci aspettiamo una crescita degli occupati poco più debole della dinamica del PIL e compresa tra 0,3% e 0,4% t/t nella restante parte di quest’anno.

Nel complesso, lo scenario di crescita ancora al di sopra del potenziale e graduale aumento dell’inflazione sottostante è confermato. Tuttavia, le indagini di fiducia di luglio ed in particolare il calo delle attese per i prossimi mesi e degli ordini all’export suggeriscono che stanno aumentando i rischi verso il basso.


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