Prezzi ritracciano dopo i massimi da nove mesi: Tornano a scendere le quotazioni del greggio. Saliti nella seconda metà di giugno ai massimi da nove mesi a 115 dollari in scia delle violenze scoppiate in Iraq, i prezzi del Brent nelle..
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Analisi a cura di RBS
ultime sedute si sono riportati in quota 108,5 dollari il barile. A penalizzare i corsi dell’oro nero è stata la constatazione che fi nora nessuno dei 3,3 milioni di barili prodotti ogni giorno in Iraq è stato toccato dai ribelli. Questo perché i grandi giacimenti di petrolio si trovano nelle regioni meridionali, a centinaia di miglia dai combattimenti, e l’oleodotto che attraversa le regioni del Nord (da Kirkuk al porto turco di Ceyhan), quelle controllate dagli insorti, è fermo da mesi a causa di bombardamenti. Secondo produttore di petrolio dell’Opec, a livello mondiale l’Iraq occupa la settima posizione e detiene riserve di greggio (particolarmente economiche da estrarre) per 140-150 miliardi di barili. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) è da questo Paese che arriveranno i due terzi della crescita dell’output Opec da qui al 2019.
Pronto a ripartire l’output libico: Se da un lato i disordini non hanno intaccato l’output iracheno, nelle ultime settimane è stato addirittura registrato un incremento dell’export visto che il Governo regionale curdo (Kurdistan regional government, Krg), che controlla i territori nord-orientali del Paese, ha annunciato che nel mese corrente le esportazioni dovrebbero raddoppiare e salire in quota 200-250 mila barili giornalieri. Il trend rialzista è destinato a continuare e spingere l’export a 400 mila barili entro la fi ne dell’anno. Gli esperti stimano che le riserve della regione semi-autonoma del Kurdistan si attestino a 45 miliardi di barili. Ulteriori pressioni ribassiste per i prezzi arrivano dalla Libia. Dopo la riapertura dei due maggiori terminal, Sidra e Ras Lanuf, è ripartita anche la produzione nel primo giacimento del Paese, quello di Sharara. Gli analisti stimano che Sharara potrebbe contribuire a spingere in tempi brevi la produzione del Paese in quota 1 milione di barili, tre volte l’attuale l’output.
Prezzi stimati in ulteriore indebolimento: Ovviamente quello attuale rappresenta un equilibrio precario poiché gli insorti iracheni potrebbero ottenere il controllo delle infrastrutture petrolifere e la Libia ripiombare nel caos. Gli analisti stimano che l’interruzione delle forniture irachene potrebbe spingere al rialzo le quotazioni di 40-50 dollari al barile (anche se lo stop sarebbe mitigato dal rilascio delle scorte strategiche e dall’incremento dell’output saudita). Nelle condizioni attuali gli esperti dell’Economist intelligence unit (Eiu), la divisione ricerca dell’autorevole testata britannica, stimano che nel terzo e quarto trimestre il prezzo medio di un barile di Brent scenderà a 107,5 e 106 dollari, rispettivamente uno e quasi due punti percentuali in meno rispetto ai livelli attuali. “Sebbene dell’idea che l’indebolimento della domanda spingerà al ribasso i prezzi, le tensioni politiche […] forniranno sostegno ai prezzi”, rilevano gli esperti dell’Eiu.
Fonte: AdvisorWorld.it
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