Candriam: Esistono rialzi dei tassi che possono essere considerati positivi e altri che, al contrario, destano preoccupazione.
A cura di Nicolas Forest, CIO di Candriam
Negli Stati Uniti, per esempio, i tassi d’interesse sono aumentati in misura significativa, ma questo movimento è riconducibile in larga parte a sorprese positive sul fronte della crescita economica. Le aspettative di inflazione, così come le preoccupazioni legate all’inflazione, sono rimaste praticamente invariate. È la componente del tasso reale ad aver registrato un forte aumento. E questo può sorprendere, soprattutto considerando che gli investitori avrebbero potuto aspettarsi maggiori preoccupazioni sul mercato azionario. Ma il mercato e l’economia statunitense reggono. L’economia statunitense è solida, sta registrando sorprese positive in termini di crescita grazie a forti investimenti e a consumi resilienti. E questo spiega perché i tassi reali statunitensi stiano salendo per validi motivi.
D’altro canto, anche i tassi d’interesse in Europa e, più in generale, negli altri Paesi sviluppati stanno registrando un forte aumento. Per gli investitori obbligazionari, tuttavia, non è necessariamente un motivo di eccessiva preoccupazione, in quanto anche in uno scenario di rialzo dei tassi, le cedole e il carry offrono un certo margine di protezione. È innegabile, però, che un contesto di tassi crescenti possa rappresentare una sfida significativa per gli Stati.
La Francia rappresenta un caso particolare in questo contesto. Nell’Eurozona, infatti, un ampliamento degli spread può alimentare il rischio di frammentazione. È proprio questo a rendere preoccupante l’attuale rialzo dei tassi, che si sta verificando per ragioni tutt’altro che positive. Lo spread francese ha infatti raggiunto livelli che non si registravano dal 2012, quando l’Eurozona era nel pieno della crisi del debito sovrano. Anche se le autorità monetarie o di bilancio affermano che va tutto bene, questo livello di spread è preoccupante in quanto riflette la perdita di credibilità della Francia riguardo alla sua capacità di riportare il proprio deficit sotto controllo.
Non bisogna però farsi prendere dal panico perché, secondo l’Agence France du Trésor, il debito francese è ben gestito ed è uno di quelli con la scadenza più lunga. La quota che giunge a scadenza entro un anno è molto ridotta, relativamente bassa, pari al 14%. Inoltre, il livello generale dei tassi di interesse a cui la Francia ha contratto prestiti su questo periodo medio di otto anni e mezzo è basso. Tuttavia, la situazione dello spread è preoccupante. E da qui alle elezioni presidenziali, non vedo come la situazione possa stabilizzarsi. E se dovessero esserci ulteriori cattive notizie o preoccupazioni legate a programmi politici più o meno stravaganti, lo spread aumenterebbe ulteriormente. A quel punto, si verificherebbe un aumento dei tassi francesi, per ragioni negative. Ciò non crea tuttavia un’imminente preoccupazione riguardo alla liquidità francese. La Francia continua a contrarre prestiti e il livello generale dei tassi d’interesse rimane relativamente basso, intorno al 2%. Ma nel medio termine la situazione è preoccupante e desta apprensione negli investitori obbligazionari.
Fonte: InvestmentWorld.it
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