In settimana è crollato l’indice delle aspettative degli operatori finanziari, proseguendo il calo quasi ininterrotto avviato a gennaio….
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a cura di Marco Vailati, Responsabile Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda
Sulla statistica hanno inciso incertezze politiche e volatilità dei mercati, che hanno determinato anche il calo della produzione industriale, che non è dipeso solo dalla minore energia per riscaldamento, e della crescita di immatricolazioni. Il Cpi finale ha confermato l’accelerazione indicata dall’anticipazione che ha portato la Bce ad annunciare il tapering progressivo con fine QE per dicembre. La Bce, però, ha anche precisato che ciò è condizionato alla conferma della convergenza in corso dell’inflazione al target “prossimo ma inferiore al 2%”, dato che il rallentamento del 1° trimestre si sta estendendo e che i tassi rimarranno fermi ai minimi record “almeno per tutta l’estate 2019” e in ogni caso finché sarà necessario.
US: l’economia corre e la Fed la governa
Altra settimana di dati prevalentemente forti o addirittura spettacolari a indicare un’importante accelerazione in corso del ciclo. L’ottimismo delle piccole imprese ha toccato il record dal 9/83. Il Cpi è cresciuto oltre il target che la Fed ha per il Pce. Le vendite sono state forti. Le richieste di disoccupazione sono scese al minimo da fine ’73 sostenendo benessere e fiducia in prossimità dei massimi. Anche l’attività manifatturiera di NY è stata elevata mentre si è contratta la produzione industriale ma per fenomeni temporanei. Riconoscendo questo incedere, la Fed ha alzato i tassi e anche la loro proiezione futura, oltre a migliorare le stime macro ritenendo per ora trascurabili gli impatti dei dazi sul ciclo e quelli dei rialzi dei Fed Fund sui mercati finanziari.
CINA: autorità impegnate a disciplinare l’uso eccessivo della leva finanziaria ma attente agli impatti sul ciclo
E’ proseguito il vigile rallentamento della spinta monetaria. La banca centrale, infatti, sta ponendo crescente attenzione nel disciplinare l’uso eccessivo della leva finanziaria per prevenire la formazione di bolle insostenibili, soprattutto con una regolamentazione più stringente per i prestiti interbancari e l’attività fuori bilancio. È evidente, tuttavia, che permane ancora l’attenzione al sostegno del ciclo per raggiungere gli obiettivi di crescita (Pil +6.5%, deficit 2.6%, inflazione 3%, M2 in linea al 2017 che ha avuto di media 9.3%). La banca centrale, infatti, ha proseguito l’azione sapendo di poter contare per ora su un effetto compensativo: la decelerazione di vendite e investimenti ha impattato poco sulla produzione grazie all’export, i cui sviluppi però saranno in futuro incerti per il crescente protezionismo americano. Per questo, all’aumento tassi della Fed di mercoledì non è seguita analoga operazione da parte dalla PBOC.
Fonte: BONDWorld.it
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