CFO SIM Abbiamo una Russia risorgente piena di risentimento verso la UE, e impegnata a riasserire se stessa come rivale degli Stati Uniti. È una Russia molto potente e molto ostile verso l’Europa. Ma la UE non lo capisce e si divide (G. Soros)
Antonio Tognoli Responsabile Macro Analisi e Comunicazione Corporate Family Office SIM S.p.A.
Prezzi al consumo dell’Europa YoY di agosto alle 11:00 (stima 9,1% contro 8,9% di luglio) e fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan di settembre (stima 60 punti contro 58,2 di agosto).
Da segnalare che ieri l’indice PhillyFed di settembre ha avuto una brusca contrazione (-9,9 punti contro +2,8 delle attese), cosi come negativo è stato il dato della produzione industriale di agosto, scesa dello 0,2% (+0,1% la stima). Richieste di sussidi alla disoccupazione in calo (che però non significa automaticamente un aumento dell’occupazione).
La domanda da un milione di dollari (o di rubli) è la seguente: quanto stanno pesando le sanzioni internazionali sull’economia Russa?
La difficoltà maggiore è quella di avere dei dati attendibili da analizzare, visto che questi sono per lo più forniti dal Cremlino.
Secondo un’analisi della School of Management dell’Università di Yale, che ha misurato gli scambi commerciali di gran parte dei partner delle aziende russe e analizzato i consumi del paese, l’interruzione degli scambi e le sanzioni stanno creando un effetto catastrofico sull’economia. Fra tutte, le parole del presidente della banca centrale russa, Nabiullina, che ha ammesso che “l’attività economica è in declino e che la fine delle relazioni economiche avrà un impatto negativo a lungo termine”. Affermazione quanto meno strana in un quadro di propaganda positiva.
Secondo il report di Yale, La Russia sta cercando con tutti i mezzi di trovare nuovi fornitori e clienti per i beni che una volta acquistava e vendeva a livello globale. Dall’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, le importazioni russe dal resto del mondo sono diminuite del 50%. In particolare di beni che la stessa non è in grado di produrre: fra tutti i microchip, che servono per esempio per produrre e far funzionare le armi. La mancanza di accesso a tecnologie straniere avanzate ostacolerà sempre più la produzione interna, gli investimenti e la crescita della produttività con pesanti effetti sul medio periodo.
La Cina potrebbe sostituire l’Europa? La Russia potrebbe acquistare la tecnologia cinese, ma non è detto che funzioni correttamente (un cellulare che non funziona è diverso da un missile che sbaglia l’obiettivo) Inoltre, software e hardware non sono beni facilmente fungibili. Tra l’altro, la Russia in questo momento sembra avere molto più bisogno della Cina di quanto quest’ultima abbia bisogno della Russia. E lo dimostrano i dati: dallo scoppio della guerra le esportazioni cinesi verso la Russia sono diminuite di oltre il 50%.
Non ci dimentichiamo del gas e del petrolio, che hanno consentito (non a caso uso il passato) alla Russia di fare enormi profitti e che Putin utilizza come arma di ricatto verso l’Europa (una volta c’era l’inverno Russo, ma il concetto è sempre quello). Lo stop delle forniture di gas all’Europa difficilmente potrà trovare a breve sbocco in nuovi mercati (oltre il 90% del gas russo viene trasportato tramite gasdotti e questi si collegano quasi tutti ai mercati e alle raffinerie in Europa). La Russia avrebbe bisogno di costruire nuovi gasdotti o strutture marittime per aumentare le esportazioni di gas naturale in Asia.
Fattibile, ma solo nel medio periodo.
Fonte : BondWorld.it
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