Tognoli Antonio Corporate Family Office SIM S.p.A. CFO SIM

CFO SIM – E’ difficile fare le previsioni, soprattutto sul futuro (N. Bohr)

CFO SIM Prezzi al consumo della Germania YoY di giugno alle 8:00 (stima 7,6% contro 7,9% di maggio), produzione industriale Europea MoM di maggio alle 11:00 (stima 0,2% contro 0,4% di maggio), prezzi al consumo YoY di giugno alle 14:30 (stima 8,8% contro 8,6% di maggio).

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Antonio Tognoli Responsabile Macro Analisi e Comunicazione Corporate Family Office SIM S.p.A.


Inflazione USA di giugno attesa dunque in ulteriore rialzo rispetto a maggio. Se le stime fossero confermate non sarebbe una bella notizia, perché spingerebbe la FED ad un aumento di 75 bp nel meeting del 26/27 luglio prossimo con le inevitabili ricadute negative in termini di crescita economia e di occupazione. Secondo il Powell pensiero, è possibile avere un forte mercato del lavoro (e in effetti gli ultimi dati in cui la disoccupazione è ferma al 3,6% gli darebbero ragione) mentre si riduce l’inflazione. C’è tuttavia un ma: a patto che la recessione conseguente all’aumento dei tassi sia poco profonda e di breve durata e che i prezzi una volta saliti non inneschino una rincorsa salariale. Lo sfasamento temporale tra la recessione veloce e il gli effetti sul mercato del lavoro (più lento a reagire) giocherebbe in favore di Powell. In altre parole riteniamo che Powell stia tentando di “pilotare” la recessione.

La riduzione dell’inflazione non significa una riduzione dei prezzi di beni o servizi (quella è la deflazione), ma significa che i prezzi crescono di meno: portare l’inflazione al 2% significa che dopo l’8,6% i prezzi crescono del 2% (totale 10,6%). I prezzi crescenti, una volta cresciuti, riducono comunque il potere d’acquisto dei salari che rimane permanentemente più basso, contribuendo a ridurre la spinta economica (ovviamente se i salari non aumentano). Solo in due casi i consumi possono rimanere invariati in presenza di una flessione del potere d’acquisto dei salari: un aumento dell’indebitamento o una flessione del tasso di risparmio. Le famiglie americane sono tuttavia già pesantemente indebitate, tanto che mediamente negli ultimi tre anni il 70% circa della variazione del PIL è dovuta proprio al debito. Se queste condizioni non si verificano, la perdita del potere d’acquisto dei salari porta inevitabilmente a contrarre i consumi. Le aziende, per salvaguardare i profitti di fronte ad una minore domanda, riducono il costo del lavoro. E la disoccupazione aumenta. Se nel frattempo il debito delle famiglie è pure aumentato, diventa difficile prevedere che di fronte ad una crescita della disoccupazione tutti i debiti possano essere pagati. Ancora una volta entra in gioco il risparmio: nel breve periodo (recessione veloce e poco profonda) i consumi potrebbero essere sostenuti dal risparmio. Se invece la recessione dovesse essere più profonda e più lunga del previsto, la situazione potrebbe diventare più difficile da gestire. Intanto Powell ha messo le mani avanti parlando apertamente di recessione che si avvicina. Certo l’effetto annuncio è importante per fermare la crescita dei prezzi e sicuramente Powell fa leva anche su questo. Se l’economia dovesse effettivamente entrare in una recessione importante, l’inflazione sicuramente si ridurrebbe anche perché sarebbe essa stessa causa della sua stessa riduzione. Recessione profonda, significa che nel 2023 i tassi potrebbero scendere.

In autunno dovremmo trovarci con i Fed Funds in area neutrale intorno al 2,5%, ma con concrete possibilità di entrata in territorio restrittivo già a fine anno se, come ci aspettiamo, l’inflazione non dovesse mostrare decisi segnali di flessione. Nel 2023 il punto di arrivo dei Fed Funds potrebbe essere nell’intorno del 3,7%. Questo significa un PIL in crescita del 2,3% nel 2022 (in gran parte frutto dell’effetto di trascinamento del 2021), ma una sostanziale stabilità nel 2023 (+0,1%). A quel punto l’inflazione dovrebbe stazionare nell’intorno del 3-4%. Powell ha scelto il rallentamento della crescita del PIL e l’aumento della disoccupazione, pur di portare l’inflazione vicino all’obiettivo. Non dimentichiamo che giocano a sfavore della crescita economica anche gli effetti della riduzione del bilancio, che ci aspettiamo proceda ad una velocità doppia rispetto a quella iniziata nel 2017 e la forza relativa del dollaro.

In termini di investimenti, la cosa fondamentale è costruire il portafoglio avendo ben chiari i propri obiettivi, sia in termini di rischio/rendimento sia in termini temporali, in modo da non subire il mercato in modo pro-ciclico. Chiarito questo, riteniamo che una buona diversificazione del rischio possa mettere al riparo il portafoglio di lungo periodo da shock esterni. In una fase di rialzo dei tassi progressiva come quella che ci attende, specialmente se il livello dei tassi di interesse reali è rimasto negativo a lungo, è opportuno prediligere nel portafoglio titoli di Stato con una bassa duration o con elevato flusso cedolare, allungando opportunisticamente (per via dell’appiattimento previsto della curva) la duration marginale in momenti di elevata volatilità. Sul fronte azionario, in questa fase riteniamo corretta una strategia bottom up che vada a privilegiare i titoli di quelle società che producono cassa, hanno una redditività mediamente superiore a quella media del proprio settore di riferimento e sono leader nel mercato nel quale operano e sono in grado di pagare un dividendo in modo sostenibile.

Fonte : BondWorld.it


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