Tognoli Antonio Corporate Family Office SIM S.p.A. CFO SIM

CFO SIM – Il comportamento umano

CFO SIM Il comportamento umano scaturisce da tre fonti principali: desiderio, emozione, e conoscenza (Platone).

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Antonio Tognoli Responsabile Macro Analisi e Comunicazione Corporate Family Office SIM S.p.A.


PMI manifatturiero USA di ottobre alle 15:45 (stima 51 punti contro 51 di settembre).

Mai come in momenti come quello attuale la comprensione del comportamento degli attori del mercato diventa importante e strategica. Ci sono diversi indicatori che tentano di prevedere le intenzioni di investimento e che svolgono un ruolo di base nell’attività economica complessiva. Tutti gli indicatori fanno riferimento alla teoria comportamentale (vedi R. Thaler e C. Sunstein), piuttosto che alle teorie economiche classiche.

La differenza principale tra i due approcci è che secondo Thaler l’essere umano non ha una conoscenza perfetta del mondo intorno a sé, non possiede una forza di volontà ferrea e quando prende decisioni tiene anche conto delle considerazioni altrui e di fattori etici. Alla base della teoria comportamentale c’è il fatto che gli esseri umani sbagliano così di frequente che è possibile prevederne gli errori e costruire modelli di comportamento alternativi a quelli dell’economica classica. Un esempio per capirci: gli esseri umani tendono a concentrarsi sull’impatto di una singola decisione anziché valutare il quadro complessivo e molti attribuiscono un valore diverso a un bene a seconda che lo possiedano o no. Queste sono il complesso di quelle che Thaler chiama “limitazioni cognitive”, che devono essere considerate nei contesti decisionali, soprattutto di politica economica.

Ed è proprio quello che hanno fatto diversi governi, inclusa la Casa Bianca, facendo proprie le teorie dell’economista di Chicago. E’ stato Thaler a scoprire il meccanismo della “mental accounting”. Secondo la finanza convenzionale infatti, il denaro è fungibile e quindi se per esempio trovo 100 euro a terra li spenderò allo stesso modo di come spendo i soldi in busta paga. Ma Thaler ha verificato che non è così: nella nostra mente esisterebbero cassetti separati in cui sistemare il denaro a seconda della provenienza e della destinazione. E ancora, il concetto di “nudge” (la spinta gentile), secondo la quale non è vero che le persone, anche quando hanno accesso all’informazione necessaria, decidano sempre nel modo per loro più conveniente: le decisioni sono spesso influenzate dal contesto nel quale vengono prese.

In passato i governi raramente si sono affidati alle scienze del comportamento per impostare l’attività regolatoria. Questo è sempre stato il dominio del diritto con forti collaborazioni da parte dell’economia. Ha cominciato l’amministrazione di Obama segnando una forte discontinuità con il passato: nel 2011 due anni dopo essere stato nominato presidente, Obama emise un Executive Order in cui si invitavano le Agenzie Federali e valutare l’opportunità dell’utilizzo della teoria del nudge e dell’architettura delle scelte nella loro attività di regolamentazione.

Questo ha portato ad esempio all’introduzione da parte del governo americano di una serie di misure di successo nella regolamentazione del credito sugli scoperti di conto, sull’overdraft nelle carte di credito e sui down deposit per i mutui. In altre parole, il lavoro di Thaler avvicina le scienze economiche e la finanza, che spesso per mancanza di educazione finanziaria avvertiamo distanti, alla comprensione dei fenomeni che sottendono ai bisogni di tutti i giorni.

In Europa avvertiamo forte l’esigenza di un’educazione finanziaria che consenta investimenti e risparmi consapevoli. Thaler ha spiegato nella sua ricerca il modo in cui focalizzare le indagini economiche in termini più incisivi su problemi reali e importanti. La teoria di Thaler non indica quali settori o titoli privilegiare (anche se alla domanda, Thaler ha indicato il settore fintech), ma consente di formulare la “spinta gentile” per farlo. In Europa e nel nostro Paese in particolare, questo consentirebbe ad una buona parte di denaro dormiente sui conti correnti di essere investito nell’economia reale e per questa via consentire una crescita del PIL.

Chiariamo meglio il concetto. Immaginiamo di investire in titoli di due aziende: l’azienda Pioggia che produce ombrelli, e l’azienda Sole che produce creme solari. È evidente che i cambiamenti climatici importanti incideranno in maniera opposta sui profitti di queste aziende. In caso di pioggia non compriamo creme solari, mentre in caso di sole non compriamo ombrelli. In altre parole, perdite di un’azienda sono compensate da profitti di un’altra. In questo caso abbiamo applicato correttamente il principio della diversificazione. Al contrario, non stiamo diversificando in maniera ottimale se suddividiamo i nostri risparmi in parti uguali tra dieci titoli, senza considerare le caratteristiche di questi. In questo caso si parla di diversificazione ingenua.

Ripartire i propri risparmi in più attività è sicuramente una buona regola empirica. Tuttavia è importante diversificare in titoli che abbiano caratteristiche diverse e i cui rendimenti nel tempo non si muovono in senso simile.

Fonte : BondWorld.it


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