CFO SIM Vendita nuove case USA YoY di giugno (stima 664k contro 695 di maggio) e fiducia consumatori MoM USA di luglio alle 16:00 (stima 97,3 punti contro 98,7 di giugno). Ieri l’indice IFO è risultato sotto le stime degli analisti (88,6 punti contro 90,2), confermando l’andamento riflessivo dell’economia tedesca e di riflesso dell’intera Europa.
Antonio Tognoli Responsabile Macro Analisi e Comunicazione Corporate Family Office SIM S.p.A.
Nel fare riferimento ai blocchi economici mondiali, spesso ci si dimentica della Cina quale motore del mondo. Ma come sta andando l’economia cinese? Il 2021 e i primi sei mesi del 2022 sono stati anni di forte volatilità per l’economia Cinese. Anni caratterizzati dal Covid e dalle carenze energetiche e in cui il governo ha voluto mettere mano al riordino dell’espansione del capitale (vedi settore immobiliare, oggi ancora sotto i riflettori per le dimissioni più o meno spintanee del CEO e del CFO di Evergrande). Appare comunque chiaro ed evidente che quest’ultima strategia non ha prodotto i risultati attesi, tanto è vero che le autorità hanno dato corso ad un allenamento monetario il cui risultato più evidente è proprio un aumento dell’inflazione (nel gennaio 2022 era pari allo 0,9% e a giugno è risultata del 2,2%), anche se questa appare meno preoccupante rispetto a quella degli USA e dell’Europa. In quest’ottica va letta la mossa della Banca Popolare di Cina che, nell’intento di incoraggiare le banche a concedere più prestiti alle imprese, ha ridotto dello 0,5% la proporzione di depositi bancari da tenere come riserve, raggiungendo una media dell’8,4%. La riduzione delle riserve, che sono note come required reserve ratio (RRR), consentirà d’immettere gradualmente nell’economia 1.200 miliardi di yuan (circa 190 miliardi di dollari).
Lo Stato ha inoltre regolamentato anche altri settori ricchi e importanti per l’economia, con in testa le grandi società tecnologiche. La campagna di regolamentazione, che tra le altre ha colpito giganti come Alibaba e Tencent, partita nel novembre del 2020 e continuata negli anni successivi, è destinata a continuare e non prevedo che rallenti. La politica economica cinese si basa sul rapporto tra due elementi strategici: le esportazioni e i consumi interni. Da diversi anni, la classe politica cinese cerca di far crescere i consumi interni per ridurre la dipendenza dall’estero. Anche Xi Jingping si è espresso numerose volte in questo modo. Tuttavia, mentre in Occidente durante la pandemia i consumi sono stati beneficiati da politiche fiscali espansive, la Cina ha agito in modo diverso agevolando la produzione. I risultati sono stati un eccesso di produzione e un calo della domanda interna, che hanno portato ad un aumento delle esportazioni: la bilancia commerciale Cinese nel 2021 ha infatti segnato un record storico a 676,4 miliardi di dollari. L’export continua dunque a trainare il PIL, grazie anche al fatto che le catene di distribuzione globali dipendono in larga parte dalla Cina. L’aumento dei costi della manodopera ha tuttavia portato ad una compressione dei margini di profitto, con le imprese del settore manifatturiero che sono quindi sempre più esposte al rischio di oscillazione dello yuan e alla volatilità della domanda globale. I consumi interni risentono inoltre del rallentamento della crescita della popolazione, nonostante l’abolizione della politica del figlio unico avvenuta nel 2013 e la recente autorizzazione governativa ad avere tre figli: la crescita dei consumi quale effetto della crescita demografica richiede infatti tempi lunghi.
Vale la pena di investire in Cina? Nonostante il 2021 e la prima parte del 2022 non siano stati particolarmente brillanti per i mercati finanziari cinesi, nella rimanente parte del 2022 riteniamo che grazie alle nuove priorità politiche di lungo termine imperniate sui pilastri indicati dal quattordicesimo piano quinquennale, le autorità abbiano definitivamente chiarito che gli obiettivi primari si sono spostati verso la stabilizzazione della crescita, l’autosufficienza e la tutela dell’ambiente. Chiaro che i primi passi verso il nuovo equilibrio non sono stati facili, soprattutto alla luce della debolezza del settore immobiliare, della pandemia che ne hanno frenato l’implementazione e della guerra. In questo scenario, siamo tuttavia convinti che le azioni di alcune società cinesi, la cui attività è concentrata principalmente sul mercato interno, abbiano il potenziale per performare relativamente bene nel 2022 e possano anche mettere al riparo il portafoglio dal rischio geopolitico. Il generalizzato de-risking sulle azioni cinesi degli ultimi 6 mesi ha creato diverse opportunità in particolare nei settori healthcare, IT e dei consumi.
Fonte : BondWorld.it
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