Tognoli Antonio Corporate Family Office SIM S.p.A. CFO SIM

CFO SIM – Stati Uniti e Cina

CFO SIM Stati Uniti e Cina dovrebbero collaborare per ottenere risultati positivi a favore delle rispettive popolazioni e di quelle del resto del mondo (Xi Jimping).

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Antonio Tognoli Responsabile Macro Analisi e Comunicazione Corporate Family Office SIM S.p.A.


Pil preliminare dell’Europa del 4Q22 alle 11:00 (stima 2,1%, invariata) e prezzi alla produzione USA MoM di ottobre alle 14:30 (stima 0,2% contro 0,4% di settembre).

Più forte del previsto la produzione industriale europea di settembre (4,9% contro 2,8% stimato). I beni non durevoli registrano gli incrementi produttivi mensili più significativi con il 3,6%, mentre in flessione sono invece risultati i beni intermedi e durevoli (-0,9%) e soprattutto l’energia (-1,1%).

La buona notizia è che Joe Biden e Xi Jimping si incontrano e cominciano a parlare. Come era lecito attendersi, hanno parlato di Ucraina, ma anche di Taiwan e di molto altro, visto che l’incontro è durato tre ore circa (non è noto che cosa si siano detti). Ma cosa è cambiato dallo scorso febbraio, quando Cina e Russia hanno dichiarato di voler fondare un nuovo ordine mondiale e riformare l’attuale sistema internazionale? Beh, sicuramente a distanza di 10 mesi gli effetti economici della guerra, che ha colpito duro i due principali mercati di sbocco della produzione cinese (USA e Europa) e abbassato le stime di crescita mondiale.

Il che non significa che i rapporti tra Cina e Russia si sono incrinati, tutt’altro. Ma che si fa facendo sempre più concreta l’idea che lo spazio economico Russo da solo non è in grado di sostituirsi a quello Europeo. Non è ancora ben chiaro tuttavia se i rapporti bilaterali Russia-Cina mirino a coprirsi a vicenda per le scelte politiche degli ultimi 15 anni, oppure ci possa essere anche un forte sostengo economico e soprattutto in che termini.

Se guardiamo oltre alla neutralità (di facciata) della Cina, di fatto Xi Jimping sostiene Vladimir Putin. La riprova sta nel fatto che nel febbraio scorso, i due leader hanno firmato una dichiarazione comune che assicura a Mosca un cliente per i suoi idrocarburi, quindi sostanzialmente una linea di credito per sopravvivere alle sanzioni occidentali.

Nel comunicato congiunto che ne è seguito, la Cina non ha nascosto di essere contro l’espansione della Nato, pretesto alla guerra in Ucraina. Mentre da parte sua la Russia ha riconosciuto le pretese della Cina su Taiwan. Da non sottovalutare inoltre che le due potenze hanno anche preso posizione sull’Indo-Pacifico, con un riferimento esplicito all’accordo Aukus in merito al quale Mosca ha preso le parti di Pechino. Cinesi e Russi hanno ricostruito una fiducia reciproca che credo vada oltre il semplice “il nemico del mio nemico è mio amico”. Tra loro e gli occidentali si è creata una diffidenza davvero troppo profonda per essere sanata velocemente.

Ma perché la Cina è interessata a sostenere Mosca nell’invasione dell’Ucraina? La Cina ha molti interessi economici da tutelare in Ucraina: i cinesi sono per esempio già entrati in rotta di collisione con il governo Zelensky sull’acquisto dell’azienda militare ucraina Motor Sich, produttore di motori per elicotteri (gli Stati Uniti hanno obbligato le autorità di Kiev a nazionalizzarla per evitare il trasferimento di tecnologie militari). E non dimentichiamo le terre rare, di cui il Donbass è pieno zeppo. Nel 2021 la Cina ha prodotto l’80% circa di queste (di cui il 30% è stato destinato all’export e il 70% alla propria industria) e con un partner amico, Pechino rafforzerebbe la propria leadership internazionale.

E Taiwan? Potrebbe essere la prossima preda della Cina con il consenso della Russia. Un primo segnale di un possibile collegamento tra le due crisi di fatto c’è stato. Quasi in concomitanza con le crescenti tensioni in Ucraina, a cavallo tra febbraio e marzo l’aviazione cinese ha rilanciato le sue incursioni nella zona di difesa aerea intorno a Taiwan. Per giunta una nave da guerra cinese ha orientato un laser da combattimento su un aereo australiano nella zona economica esclusiva dell’Australia.

Se i cinesi dovessero avere sentore che gli Stati Uniti non andranno in aiuto di Taiwan, potrebbero cogliere l’opportunità (probabilmente la visita di Nancy Pelosi è servita da monito). E la Cina è molto più potente della Russia, sotto tutti i profili.

Non sappiamo come sarà fra 5 o 10 anni il nuovo ordine economico mondiale (per quello ci vuole un indovino), ma sappiamo però che sicuramente sarà diverso da quello attuale. La Cina sta mandando segnali di distensione già da febbraio (alla conferenza di Monaco il ministro degli esteri Wang Yi ha ricordato a Mosca che “nessuno è al disopra del diritto internazionale”). Chiaro però che alle intenzioni vanno poi fatti seguire i fatti.

Non abbiamo motivi per dubitare che Biden, una volta portate a termine le elezioni di mid term tutto sommato senza grossi contraccolpi e Xi Jimping, una volta rieletto e rafforzatosi in patria (ci ricordiamo tutti come è stato “accompagnato” alla porta Hu Jintao), siano in grado di far sedere al tavolo Putin e Zelensky. La cosa sulla dovranno accordarsi è l’uscita onorevole da dare ai due contendenti.

Per quanto riguarda gli investimenti, la strategia è rivolta a privilegiare i titoli di quelle società che producono cassa grazie alla possibilità di aumentare i prezzi all’aumento dei costi di produzione (o il cui business è poco dipendente dall’inflazione), sono leader nel proprio settore di riferimento e hanno una redditività mediamente più elevata rispetto ai principali competitors.

Fonte : BondWorld.it


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