Columbia Threadneedle Investments: Il contesto geopolitico torna al centro dell’attenzione all’inizio del 2026, alla luce delle recenti azioni intraprese dagli Stati Uniti che hanno portato, nel fine settimana, alla rimozione del presidente venezuelano Maduro.
A cura di Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments
- Le azioni militari degli Stati Uniti che hanno portato alla rimozione del presidente venezuelano Maduro hanno colto i mercati di sorpresa nel fine settimana.
- La reazione dei mercati è stata contenuta, con solo lievi movimenti verso asset rifugio, mentre il prezzo del petrolio ha registrato un calo.
- Gli Stati Uniti appaiono intenzionati a svolgere un ruolo attivo nel settore petrolifero venezuelano, anche se ci vorrà tempo prima che le ampie riserve del Paese incidano sui mercati globali.
- Nonostante l’incertezza geopolitica e il progressivo superamento delle consuetudini politiche degli ultimi decenni, le prospettive per i mercati restano positive, sostenute da fondamentali solidi e da una crescita globale resiliente.
Il contesto geopolitico torna al centro dell’attenzione all’inizio del 2026, alla luce delle recenti azioni intraprese dagli Stati Uniti che hanno portato, nel fine settimana, alla rimozione del presidente venezuelano Maduro. L’intervento ha colto molti osservatori di sorpresa, sebbene negli ultimi mesi si fosse già assistito a un progressivo rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione e a operazioni mirate contro presunte spedizioni di droga dal Venezuela verso gli Stati Uniti. Resta tuttavia rilevante il fatto che pochi si attendessero la rapidità e l’ampiezza dell’azione messa in atto nel fine settimana, anche se è ormai evidente come si trattasse di un’operazione pianificata da tempo e inserita in una strategia più ampia. In questa fase, l’attenzione si concentra ora sugli sviluppi futuri e sulle possibili implicazioni, sia sul piano geopolitico sia su quello dei mercati finanziari.
Dal punto di vista dei mercati finanziari, la situazione appare complessivamente sotto controllo. Si sono registrati lievi movimenti marginali verso beni rifugio – dollaro statunitense, franco svizzero e oro – mentre il prezzo del petrolio è sceso, un andamento che merita attenzione. Il Venezuela detiene circa il 18% delle riserve petrolifere globali, ma rappresenta solo lo 0,8% dell’offerta mondiale (con la maggior parte delle esportazioni dirette verso la Cina), pertanto non sono attese significative interruzioni dell’approvvigionamento. Tuttavia, qualora le esportazioni venissero sbloccate e il petrolio venezuelano affluisse sui mercati globali, ciò potrebbe rappresentare una tendenza rilevante, sebbene destinata a manifestarsi gradualmente. È evidente che il presidente Trump sia favorevole a un ruolo attivo delle aziende statunitensi in questo processo, ma si tratta di uno sviluppo che richiederà diversi anni.
In presenza di shock geopolitici, i mercati tendono inizialmente a correggere, prima che i fondamentali tornino rapidamente a prevalere. Da un punto di vista dell’Amministrazione statunitense, questa mossa potrebbe rivelarsi vantaggiosa: le elezioni di midterm si avvicinano e prezzi dell’energia e tassi di interesse più bassi potrebbero risultare favorevoli anche in termini di consenso elettorale.
Sotto il profilo geopolitico, gli eventi del fine settimana evidenziano ulteriormente la crescente polarizzazione tra le grandi potenze politiche, sempre più inclini ad adottare decisioni che mostrano un limitato rispetto per il diritto internazionale o per le norme consolidate degli ultimi settant’anni. L’autorità degli organismi internazionali, come le Nazioni Unite, viene di fatto aggirata e appare significativo che il governo statunitense abbia scelto di bypassare anche il proprio Congresso. Al momento, i poteri del Congresso negli Stati Uniti restano ridimensionati, sebbene questo equilibrio possa mutare dopo le elezioni di midterm. Questi cambiamenti geopolitici rappresentano un ulteriore richiamo per i leader europei alla necessità di rafforzare l’unità e incrementare la spesa per la difesa, in una fase in cui il tradizionale ordine mondiale del secondo dopoguerra, la cosiddetta Pax Americana, sta progressivamente esaurendosi.
Dal punto di vista dei mercati, riteniamo opportuno mantenere un approccio costruttivo. Nonostante l’incertezza geopolitica persistente, le prospettive restano positive: la crescita globale si dimostra resiliente e gli stimoli fiscali volti a prolungare il ciclo economico negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone sono già in atto o in fase di implementazione. La politica monetaria continua a offrire supporto, con ulteriori tagli dei tassi attesi negli Stati Uniti e nel Regno Unito nei prossimi mesi, mentre in Giappone il percorso resta orientato verso rialzi graduali e progressivi. In un contesto di solida crescita degli utili, permangono interrogativi su dazi, intelligenza artificiale e valutazioni elevate, ma è importante ricordare che i fondamentali restano favorevoli e che le prospettive economiche globali per il 2026 appaiono complessivamente costruttive. Nel complesso, vi sono numerosi elementi che consentono di mantenere un atteggiamento ottimista.
Fonte: InvestmentWorld.it
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