Italia. I prezzi al consumo sono saliti di due decimi ad agosto sulla base dell’indice NIC e sono scesi di altrettanto in base alla misura armonizzata Ue. Su base annua, l’inflazione è scesa in territorio negativo su entrambi gli indici (-0,1% il nazionale e -0,2% l’armonizzato)…...
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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo
Per l’armonizzato si tratta di un minimo storico (solo una volta nel luglio del 2009 era approdato in territorio negativo, a -0,1%). Per l’indice nazionale si tratta di un minimo da oltre 50 anni (nel 1959 ci fu una fase di 7 mesi di inflazione negativa). Rispetto alle attese di consenso, il dato ha sorpreso lievemente verso l’alto in merito alla variazione m/m del NIC e lievemente verso il basso sulla variazione sia m/m che a/a dell’armonizzato.
Il dettaglio per prodotto (in base all’indice NIC) mostra, come il mese scorso e in linea con le attese, che gli unici rincari significativi, peraltro di natura meramente stagionale, vengono dai trasporti (+2,1% m/m, per via dei servizi di trasporto aereo e marittimo), e, in minor misura, dalle spese per il tempo libero (+0,7% m/m, peraltro superiore alla media stagionale del comparto, a causa del rincaro dei pacchetti-vacanza). Un aumento dei prezzi limitato a un decimo si riscontra per bevande alcooliche e tabacco. Viceversa, continuano a scendere, come accaduto in 8 degli ultimi 9 mesi, i prezzi delle comunicazioni (-0,8% m/m, per via delle diminuzioni dei prezzi degli apparecchi per la telefonia e per il trattamento dell’informazione); più accentuato delle attese è anche il calo dei prezzi dei servizi ricettivi e di ristorazione (-0,6% m/m); non sorprende infine, perché in linea con la stagionalità di agosto, la flessione dei listini dell’abbigliamento (-0,2% m/m) e degli alimentari (-0,1% m/m).
Su base annua, si confermano tre i comparti che evidenziano una tendenza deflazionistica: comunicazioni (-9,1%), spese per la casa (abitazione, acqua, elettricità e combustibili: -1,1%) e alimentari (-0,5%). Viceversa, scendono a due i settori che mostrano rincari tendenziali di almeno l’1%: istruzione (+1,2%) e mobili/articoli per la casa (+1%).
In sintesi, ora in Italia si può parlare di “deflazione” in senso tecnico (CPI negativo su base annua). Tuttavia, il concetto di deflazione è più ampio (si tratta di uno scenario di prolungato e generalizzato calo dei prezzi solitamente associato a una profonda recessione, nonché stagnazione dei mercati del credito e immobiliare). In prospettiva, vediamo uno scenario di inflazione molto bassa a lungo, ma non di deflazione. I motivi per i quali non crediamo nella deflazione sono: 1) l’output gap è ampio ma non dovrebbe allargarsi ulteriormente e anzi, sia pur gradualmente, è destinato a restringersi con il lento materializzarsi della ripresa; 2) il calo dell’inflazione nell’ultimo anno è spiegato più da variabili di offerta (prezzi delle materie prime, tasso di cambio, progresso tecnologico nel caso delle comunicazioni) che non dalle componenti più sensibili alla domanda; 3) non vi sono evidenze che il calo delle aspettative inflazionistiche stia inducendo i consumatori a rimandare gli acquisti (si tratta del principale canale attraverso il quale si può materializzare una spirale deflattiva).
Nel dettaglio, in base alle nostre stime, anche settembre potrebbe vedere un’inflazione negativa; un ritorno in territorio (marginalmente) positivo è atteso solo nei mesi autunnali. Il CPI a nostro avviso potrà tornare poco sopra l’1% soltanto nella seconda metà del prossimo anno.
Fonte : BondWorld.it
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