Italia: ancora in calo la fiducia dei consumatori, ma torna a salire quella delle imprese manifatturiere (e delle costruzioni)…
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Commento di Paolo Mameli, Senior Economist – Macroeconomics and Fixed Income Research Department di Intesa Sanpaolo
• L’indice composito di fiducia delle imprese è tornato a calare a giugno, a 101,2 dopo essere salito a 103 a maggio. Il livello dell’indice resta comunque superiore alla media storica degli ultimi 5 o 10 anni (91,7 e 95,3, rispettivamente).
– Il morale delle imprese è però migliorato nel settore manifatturiero (a 102,8 da 102,1; ci aspettavamo un rimbalzo a 102,5, mentre il consenso puntava a un indice invariato) e nelle costruzioni (a 121,6 da 120,4), mentre è calato nei servizi (a 105 da 107,3) e nel commercio al dettaglio (a 99,7 da 101: si tratta della quarta flessione consecutiva). In tutti i settori considerati, comunque, il livello dell’indice rimane superiore alla media quinquennale o decennale (in particolare nelle costruzioni).
– Nel manifatturiero, il recupero è trainato da un rimbalzo degli ordini correnti (più dal mercato domestico che dall’estero). Le indicazioni sulla produzione sono invariate e anzi le attese future sugli ordinativi sono in calo. Le aspettative delle imprese sulla situazione economica generale sono lievemente rimbalzate dopo essere calate nei mesi precedenti. La fiducia risulta poco variata nel settore dei beni di consumo, in progresso nel comparto di beni intermedi e viceversa in calo nel caso dei beni strumentali.
– secondo le consuete domande trimestrali alle imprese manifatturiere esportatrici, nel 2° trimestre sono migliorate le attese sul fatturato ma peggiorati i giudizi correnti. La quota di imprese che lamenta significativi ostacoli all’attività di esportazione è diminuita al 28% dal 30% di tre mesi prima. Invariata l’incidenza dei paesi Ue tra le destinazioni delle esportazioni; Germania, Francia e Cina continuano ad essere considerate i principali concorrenti sui mercati internazionali.
• La fiducia dei consumatori è scesa ancora a giugno, a 110,2 da 112,5 di maggio. È il terzo calo consecutivo (ci aspettavamo un rimbalzo). Si tratta di un minimo da agosto 2015. Anche in questo caso tuttavia, e in maggior misura che per quanto riguarda la fiducia delle imprese, il livello dell’indice resta decisamente superiore alla media degli ultimi 5 o 10 anni (97,9 e 98,6, rispettivamente).
– Il peggioramento è diffuso a tutte le principali componenti ma riguarda le componenti più volatili, ovvero più il clima economico generale (131,8 da 135,7 precedente) che la situazione personale degli intervistati (103 da 105,4), e più le aspettative per il futuro (112,9 da 117,6) che non i giudizi correnti (108,2 da 109,8).
– Aumentano ancora le aspettative sulla disoccupazione (a 32 da 26 precedente: si tratta di un massimo dal gennaio dell’anno scorso), a conferma del fatto che il deciso miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro visto l’anno scorso sembra essersi se non altro interrotto (temporaneamente, a nostro giudizio).
– In peggioramento tutti gli altri indicatori, ovvero la situazione economica sia corrente che attesa delle famiglie, i giudizi sul bilancio familiare e le opportunità sia attuali che future di risparmio nonché di acquisto di beni durevoli.
– L’inflazione percepita dalle famiglie (nell’ultimo anno) è risalita marginalmente (a 26 da -27) mentre è rimasta stabile l’inflazione attesa per i successivi 12 mesi (a 20).
• In sintesi, i dati sono misti. Da un lato il dettaglio dell’indagine sulle famiglie è uniformemente negativo. Dall’altro, il rimbalzo della fiducia delle imprese nel settore manifatturiero e in quello delle costruzioni ci sembra più rilevante del calo nei servizi e nel commercio, in quanto il morale nel manifatturiero è un indicatore maggiormente anticipatore del ciclo e le costruzioni sono il comparto che per ultimo sta uscendo da una lunghissima recessione (il che ha importanti conseguenze anche per l’indotto).
• In generale, la fiducia delle imprese si è mossa lateralmente negli ultimi sei mesi e sembra alla ricerca di un trend, mentre per il morale delle famiglie la tendenza appare chiaramente al ribasso (ma da un massimo storico toccato lo scorso gennaio, dunque si tratta di una correzione in qualche modo ancora “fisiologica”).
• Le indagini sono state condotte nei primi 12 giorni lavorativi del mese nel caso della consumer confidence e nei primi 15 giorni per quanto riguarda la survey sulle imprese, dunque non incorporano i risultati del referendum britannico (con il forte impatto sull’opinione pubblica e l’elevata volatilità sui mercati finanziari che ne è derivata). Pertanto, questo fattore potrebbe pesare sulla fiducia sia dei consumatori che delle imprese nel mese di luglio.
• In pratica, i risultati delle indagini confermano che, anche tenendo conto degli effetti della Brexit (che secondo le nostre stime potrebbero pesare per lo 0,3% sul PIL italiano nel 2017), attualmente i rischi sullo scenario di crescita (in Italia come altrove in Europa) sono verso il basso.
Fonte : BondWorld.it
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