Commento su disoccupazione e inflazione

Italia: si riduce ancora la disoccupazione, inflazione poco variata…


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente. {loadposition notizie}


Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo


Dopo essere scesa di ben mezzo punto a luglio, la disoccupazione è calata ulteriormente (di un decimo) ad agosto, all’11,9%. Si tratta di un minimo degli ultimi due anni e mezzo.

– Il calo del tasso dei senza-lavoro è dovuto all’aumento per il terzo mese consecutivo degli occupati, che sono risultati anzi in accelerazione (+69 mila unità dopo le 57 mila di luglio e le 19 mila di giugno), in presenza di una crescita più contenuta per le forze di lavoro (+58 mila unità dopo il calo di -87 mila di luglio). Da notare che gli inattivi, dopo il balzo di luglio che aveva interrotto il trend di calo della prima metà dell’anno, sono tornati a scendere all’incirca della stessa entità (-86 mila unità).

– Il tasso di disoccupazione nella fascia d’età 15-24 anni, dopo aver toccato a luglio un minimo da due anni (al 40,4%), è tornato ad aumentare ad agosto, al 40,7%, in quanto l’aumento degli occupati è stato troppo modesto (+7 mila unità) per compensare il calo degli inattivi (-22 mila unità). Peraltro, quest’ultimo dato suggerisce che anche tra i giovani potrebbe essere in diminuzione l’effetto-scoraggiamento.

– L’Istat ha per la prima volta diffuso le stime preliminari mensili per posizione professionale e carattere dell’occupazione. Si evince che ad agosto l’aumento dell’occupazione è dovuto interamente ai dipendenti (gli indipendenti sono stabili sia su base mensile che tendenziale) e in particolare ai dipendenti a termine rispetto a quelli permanenti (+1,9% m/m, +5,9% a/a e +0,2% m/m, +1,3% a/a rispettivamente).

– La crescita dell’occupazione totale su base annua è salita a +1,5% (+325 mila nuovi posti di lavoro). Si tratta di un ritmo più che doppio rispetto all’ultimo dato tendenziale sul PIL (+0,7% a giugno). Ciò conferma che l’occupazione sta mostrando una elasticità al ciclo economico superiore a quella registrata in altre fasi storiche, il che potrebbe essere dovuto agli effetti delle varie misure governative sul mercato del lavoro.

– In sintesi, il dato conferma che il mercato del lavoro sta migliorando, sia pur lentamente. Continuiamo a pensare che la discesa della disoccupazione sarà lenta (anche perché una pressione verso l’alto continuerà a venire dalla diminuzione degli inattivi), tuttavia la tendenza al calo dovrebbe essere confermata nei prossimi mesi.

– I progressi in corso sul fronte occupazionale saranno cruciali per favorire un rafforzamento della ripresa della spesa delle famiglie, che peraltro è già in atto: i consumi di contabilità nazionale sono cresciuti di 0,6% a/a a metà 2015, un record da 4 anni (da notare il +9,2% negli acquisti di beni durevoli), e a luglio la crescita delle vendite al dettaglio è accelerata ai massimi da 5 anni (1,2% a/a la media mobile a 3 mesi). In altri termini, la ripresa, che era partita sulla scia dei “venti favorevoli” giunti dalle variabili “esogene” (shock da tasso di cambio, prezzo del petrolio, effetti del QE della BCE), appare ora maggiormente basata su un graduale miglioramento dei fondamentali domestici e perciò in grado di auto-sostenersi.

I dati sull’inflazione di settembre non hanno apportato particolari novità allo scenario congiunturale. I prezzi al consumo sono saliti di due decimi secondo l’indice nazionale e di 1,6% m/m in base all’armonizzato Ue (che tiene conto delle variazioni temporanee di prezzo, in questo caso il rientro dei saldi estivi). L’inflazione annua è lievemente salita sul NIC (da 0,2% a 0,3%) mentre è scesa secondo l’IAPC (da 0,4% a 0,2%). I dati sono risultati in linea con le aspettative di consenso sull’indice nazionale e di poco inferiori sull’armonizzato.

– Il calo nel mese (sull’indice NIC) è dovuto interamente al crollo dei prezzi dei trasporti (-3,4% m/m: si tratta di un minimo storico, che peraltro arriva dopo 7 mesi consecutivi di rincari), che ha contribuito per quasi mezzo punto al calo dell’indice totale. La flessione è  dovuta sia ai carburanti che alle diminuzioni (in gran parte di natura stagionale) dei prezzi dei servizi di trasporto aereo e marittimo. L’altra componente a mostrare un calo dei prezzi è quella del tempo libero e cultura (-1,4% m/m, con un contributo negativo di un decimo sull’indice totale); si tratta peraltro di un andamento non sorprendente perché in linea con la stagionalità del mese (mentre quello dei trasporti è andato ben oltre).

– Viceversa, sono aumentati a sorpresa i prezzi degli alimentari (+0,8% m/m: per trovare un rincaro più pronunciato occorre risalire a gennaio del 2002), in particolare dei vegetali freschi. In salita (di 0,6% m/m) anche i prezzi di servizi ricettivi e ristorazione, comunicazioni (soprattutto apparecchi di telefonia mobile) e istruzione; mentre nei primi due casi si tratta  di aumenti superiori al previsto, nel caso dell’istruzione i rincari sono stati inferiori a quelli coerenti con la stagionalità di settembre.

– Su base annua, i capitoli di spesa che conservano una tendenza deflattiva sono scesi da 3 a 2: i trasporti (-3,3% a/a) e le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,2% a/a). In altre parole, esce (almeno per il momento) dalla deflazione il capitolo comunicazioni, che da molto tempo rappresentava un deciso freno alla dinamica del CPI totale. Viceversa, le componenti che mostrano  rincari superiori all’1% sono salite da 3 a 4: bevande alcooliche e tabacco (+2,9% a/a), istruzione (+1,9% a/a), servizi ricettivi e di ristorazione (+1,7% a/a) e alimentari e bevande (+1,6%).

– L’inflazione “di fondo” (al netto di energetici e alimentari) è salita a 0,8% da 0,7% a/a precedente. L’inflazione sui beni a più alta frequenza di acquisto (importante per le sue  conseguenze sull’inflazione percepita e attesa dalle famiglie) è rimasta invece invariata in territorio negativo, a -0,3% (un minimo dallo scorso gennaio).

– In sintesi, il dato non modifica in misura sostanziale lo scenario inflattivo (semmai in qualche modo conferma la tendenza al rientro delle pressioni deflazionistiche). In ottobre, una pressione al rialzo verrà dall’aumento delle tariffe di elettricità e gas (+3,4% e +2,4% rispettivamente). Tuttavia, il livello corrente dei prezzi delle materie prime non è coerente con un significativo rimbalzo dell’inflazione, che ci aspettiamo possa risultare poco variata in un intorno dello zero almeno ancora per qualche mese. Confermiamo la nostra stima di un CPI medio solo leggermente positivo nel 2015 e di poco superiore all’1% nel 2016.

Fonte : BondWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.