auto 2

CS: Obbligazioni Italia: L’aggressiva strategia di Fiat

Nei primi quattro mesi dell’anno fino a fine aprile le vendite di autoveicoli in Europa si sono attestate a 4.6 mio. di unità, in calo del 3% rispetto all’anno scorso.

I diversi mercati e le case automobilistiche mostrano trend nettamente divergenti…….


Monthly Global Research – Orizzonte d’investimento: 6–12+ mesi (6 Giugno 2011) – Credit Suisse


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.
Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Le vendite unitarie sono in crescita dell’11% in Germania, con un sostegno dalla solidità dell’economia e dal miglioramento del sentiment delle imprese. La Francia (+4%) mette a segno una performance sorprendentemente robusta per via dell’effetto anticipatore del programma nazionale di rottamazione chiusosi nel 2010. La debolezza nel Regno Unito (–9%) è più o meno in linea con le previsioni in virtù dei provvedimenti di austerity che si stanno introducendo per migliorare la posizione fiscale. I due paesi che hanno evidenziato la performance peggiore sono stati l’Italia (–19%) e la Spagna (–26%). Per l’Italia prevediamo che il lento avvio del 2011 si attenuerà e il mercato registrerà solo una leggera flessione per l’intero anno.
Riflettendo la propensione tradizionale della domanda al consumo nazionale, le vendite unitarie delle case automobilistiche tedesche sono in territorio positivo, mentre quelle francesi (Renault e PSA) hanno registrato una flessione dell’8% circa e il calo per Fiat è stato addirittura del 17%.
Tuttavia altri fattori stanno contribuendo a controbilanciare l’effetto negativo della flessione dei volumi di vendita unitari in Europa.
Come si evince dai risultati annunciati per il 1Q 2011, la gamma dei modelli e le tendenze dei prezzi sono generalmente positive. Si tratta di un motivo chiave alla base della redditività operativa, generalmente buona, registrata dal settore in Europa, nonostante la flessione delle vendite unitarie nel continente, il rialzo dei prezzi dei carburanti e alcune difficoltà legate ai prezzi delle materie prime.
Tuttavia, la dinamica della domanda e i trend delle vendite unitarie possono evidenziare una repentina inversione di tendenza. Nell’ambito della nostra analisi della solvibilità del settore automobilistico, essi di fatto risentono spesso di altre considerazioni, come la strategia dei dirigenti e la loro propensione al rischio. A nostro giudizio Fiat sta perseguendo una strategia particolarmente audace.
Oggi sono riconducibili a Fiat due società quotate sui mercati azionari (Iveco e CNH), una delle quali riunisce le attività industriali. Riteniamo che queste attività presentino prospettive promettenti. Sia i camion che le attrezzature agricole registrano un maggior consolidamento rispetto al settore automobilistico e tendono ad avere migliori margini operativi nel corso del ciclo economico.
Sul fronte delle automobili, Fiat sta sviluppando una strategia a nostro giudizio particolarmente aggressiva nell’ottica di una fusione con Chrysler. Nel settore sono stati compiuti numerosi tentativi di fusione tra gruppi automobilistici disparati, che hanno avuto uno scarso successo. Fiat presenta diversi punti deboli, fra i quali una focalizzazione su segmenti ristretti in Europa, ossia quelli delle piccole utilitarie, nei quali vi è un’eccezionale concorrenza. La diversificazione geografica è limitata e la redditività fa eccessivo affidamento alle attività in Brasile. La fusione con Chrysler si pone l’obiettivo di migliorare le dimensioni e la diversificazione per regione e prodotto, ma il rischio di esecuzione è elevato e per ottenere dei risultati apprezzabili occorre molto tempo.
Di recente Fiat ha incrementato la propria partecipazione in Chrysler, portandola al 46%, e consoliderà la società da giugno. Siamo prudenti nei confronti delle obbligazioni Fiat.
06062011 7


Disclaimer globale / Informazioni importanti

I riferimenti al Credit Suisse contenuti nella presente relazione includono le succursali e le affiliate. Per maggiori informazioni sulla nostra struttura, si prega di usare il seguente link: https://www.credit-suisse.com/who_we_are/it/ . Le informazioni e le opinioni espresse in questa relazione sono state prodotte dal settore Global Research della divisione Private Banking del Credit Suisse al momento della pubblicazione e sono suscettibili di modifiche in ogni momento. Le opinioni espresse in merito ad un particolare titolo in questa relazione possono differire o non corrispondere alle osservazioni e opinioni del settore Research della divisione Investment Banking del Credit Suisse, a causa delle differenze nei criteri di valutazione. Il documento è stato redatto unicamente a scopo informativo e non rappresenta pertanto né un’offerta né un invito, da parte o per conto del Credit Suisse, ad acquistare o vendere un determinato titolo o strumenti finanziari collegati, o a partecipare ad eventuali strategie di trading in un determinato ordinamento giuridico. La presente relazione è stata redatta senza prendere in considerazione gli obiettivi, la situazione finanziaria o le esigenze di determinati investitori. Sebbene le informazioni sono state raccolte e hanno preso spunto da fonti ritenute attendibili, Credit Suisse non rilascia alcuna garanzia sulla loro accuratezza o completezza. Il Credit Suisse declina ogni responsabilità per eventuali perdite derivanti dal loro uso. Il prezzo e il valore degli investimenti citati e di qualsivoglia rendimento che può eventualmente maturare sono soggetti a oscillazioni e possono registrare un ribasso o un rialzo. Il documento non contiene alcuna raccomandazione di natura legale, contabile, fiscale o d’investimento. Inoltre, non costituisce in nessun modo una dichiarazione d’investimento o di strategia personalizzata o adeguata alle condizioni individuali del cliente, né qualsiasi altra raccomandazione personale rivolta a determinati investitori. Qualsiasi riferimento a performance passate non costituisce necessariamente un’indicazione per i risultati futuri. Il prezzo e il valore degli investimenti citati in questo documento e di qualsivoglia rendimento che può eventualmente maturare sono soggetti a oscillazioni dei tassi di cambio. Gli investimenti alternativi, i prodotti derivati o strutturati sono strumenti complessi che per loro caratteristica implicano un elevato grado di rischio. Per tale ragione sono rivolti soltanto a investitori in grado di comprenderne e assumerne tutti i rischi. Gli investimenti sui mercati emergenti hanno carattere speculativo e sono notevolmente più volatili di quelli sui mercati consolidati. I rischi includono ma non sono necessariamente limitati a rischi di natura politica, economica, di credito, di valuta e di mercato. Prima di effettuare qualsiasi transazione, l’investitore è tenuto a valutare l’adeguatezza della stessa in rapporto alla propria situazione personale e ai propri obiettivi. In giurisdizioni in cui il Credit Suisse non è ancora registrato o non ha ancora ottenuto la licenza a negoziare in titoli, le transazioni possono essere effettuate solo in conformità con la vigente legislazione sui titoli, che varia da una giurisdizione all’altra e può richiedere che l’operazione sia svolta nel rispetto delle esenzioni dai requisiti di registrazione ed autorizzazione vigenti. Il Credit Suisse raccomanda all’investitore di esaminare in proprio (eventualmente con l’ausilio di consulenti professionisti) gli specifici rischi finanziari, come pure le conseguenze legali, normative, creditizie, fiscali e contabili. Una società del Credit Suisse potrebbe, entro i limiti concessi dalla legge, partecipare o investire in altre transazioni finanziarie con l’emittente dei titoli qui contemplati, prestare servizi o acquisire operazioni da tali emittenti e/o detenere una posizione o effettuare transazioni nell’ambito dei titoli o delle rispettive opzioni.

I disordini politici nell’area MENA, la conseguente impennata
dei prezzi del petrolio e i disastri naturali in Giappone
si sono manifestati in un momento di solidità della dinamica
economica a livello globale. Gli indicatori anticipatori di
molte economie avanzate, come l’Ifo tedesco e il PMI USA,
hanno toccato, o addirittura superato, i massimi storici. La
solida dinamica indica che la ripresa globale probabilmente
non è stata seriamente compromessa, soprattutto perché
la politica monetaria rimane favorevole (v. grafico). Prevediamo,
però, un indebolimento almeno temporaneo della
crescita.
Giappone: l’impatto globale sarà probabilmente
limitato
Il terremoto e lo tsunami in Giappone hanno provocato perdite
terribili in termini di vite umane e distruzione fisica. Le
aree interessate incidevano per il 6%–7% circa sul PIL,
ma produzione industriale e commercio sono stati pesantemente
colpiti in molte altre regioni del paese e in marzo e
aprile riporteranno cali significativi. Successivamente sarà
però probabile un forte rimbalzo. La perdita delle forniture
elettriche provenienti dalle centrali di Fukushima dovrebbe
essere presto colmata grazie alle capacità inutilizzate di altre
regioni, e anche le opere di ricostruzione dovrebbero dare
una forte spinta alla crescita. La speranza è che l’impatto
ecologico di lungo corso sarà limitato alle zone immediatamente
circostanti alle centrali. Dovrebbe essere ridotto
anche l’impatto sulla crescita globale. Nel breve termine,
alcune catene di fornitura dipendenti dal Giappone saranno
interrotte; nel lungo termine, potremmo assistere a un certo
abbandono del nucleare.
Gli aumenti dei prezzi del petrolio provocano rischi
per la crescita
Le stime degli effetti sulla crescita degli aumenti del prezzo
del petrolio nell’ambito della fornitura non sono omogenee.
Non sorprende comunque che, secondo gran parte
degli studi, l’effetto negativo sulla crescita tende a essere
maggiore quanto più grande, veloce e durevole è il picco
dei prezzi del petrolio. A nostro parere, la crescita globale
potrebbe ridursi dello 0,5% circa a seguito di un aumento
del 50% del prezzo del petrolio. Ma per supportare la stabilità
sociale, le spese di alcuni governi, come quello saudita,
saranno più alte dei rispettivi maggiori ricavi derivanti dal
petrolio. Ciò dovrebbe imprimere una spinta alla crescita
globale.
Politiche di inasprimento per BCE e BoE, Fed in attesa
I rischi al rialzo per l’inflazione rimangono elevati nei ME,
e di conseguenza è probabile che prosegua la politica di
inasprimento. Gli accordi dei leader europei – per maggiori
fondi destinati alla crisi (EFSF/ESM) e minori (e perciò più
sostenibili) costi di finanziamento – dovrebbero ridurre le
limitazioni per la politica della BCE. I dati indicano un’inflazione
elevata, pertanto prevediamo un primo aumento dei
tassi in aprile. Un’inflazione ben oltre il target del 2% suggerisce
un’azione anche da parte della Bank of England,
probabilmente a maggio. Al contrario, per quest’anno la
Fed dovrebbe rimanere in attesa. Non dovrebbero esserci
interventi della BNS, a meno che non si verifichi un notevole
indebolimento del CHF.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.