Consultique ha analizzato i dati contenuti nell’indagine della Corte dei Conti che dipinge il fenomeno dell’utilizzo degli strumenti strutturati nella Regione …
La Corte dei Conti ha rilevato che «non sempre la funzione di copertura ha prevalso, come invece avrebbe dovuto, su quella di speculazione, che si è tra l’altro riscontrata essere stata in modo pressoché costante orientata a favore della controparte bancaria e ai danni dell’ente locale. In tal senso sono stati riscontrati Mark to Market (perdite potenziali) e differenziali periodici (rate) sensibilmente negativi pur in periodi di tassi ampiamente favorevoli all’ente». Dall’analisi dei dati effettuata da Consultique, società di analisi e consulenza finanziaria che ha destrutturato oltre 100 contratti derivati sottoscritti da enti locali, emerge infatti che, per il totale dei contratti veneti, si è passati da un MTM negativo di -7.980.000€ del 2006 a -16.565.000€ del 2007, da -38.355.000€ del 2008 fino a -25.771.000€ del 2009.
VENETO: Dei 67 enti del Veneto che risultano aver sottoscritto derivati nel periodo considerato, ad oggi hanno o hanno avuto in essere strumenti derivati 6 Province (Belluno, Padova, Rovigo, Venezia, Verona, Vicenza) e 57 Comuni, dei quali 3 capoluoghi (Venezia, Verona, Rovigo).
VERONA: 14 degli enti che hanno sottoscritto derivati (pari al 21% del totale veneto) si trovano in provincia di Verona. Il numero di contratti derivati in essere nel 2006 era pari a 11, 13 nel 2007, 12 nel 2008 e infine 11 nel 2009.
MARK TO MARKET: «Va sottolineato – indica la Corte dei Conti – che, considerata l’importanza informativa e valutativa del MTM, tale elemento dovrebbe essere auspicabilmente fornito da un soggetto in possesso di caratteristiche professionali e organizzative tali da assicurare l’attendibilità della stima nonché l’assenza di conflitti di interessi in relazione all’operazione da valutare. Per contro, si è visto come i contratti normativi stipulati con le banche di regola affidino alla controparte bancaria la prestazione della consulenza, della valutazione e del monitoraggio».
ESTINZIONI ANTICIPATE: Dei circa 100 derivati in essere, a fronte del numero esiguo di contratti estinti nel 2006 e nel 2007 (rispettivamente 2 e 3), il 2008 (8) e particolarmente il 2009 (28) hanno visto una significativa crescita del ricorso all’estinzione anticipata. Tale fenomeno è in parte spiegabile in considerazione della significativa discesa che i tassi di interesse hanno avuto a partire dal 2008.
Nel caso di esercizio della facoltà di estinzione anticipata da parte dell’ente, particolare criticità riveste la valutazione della posizione da estinguere a causa dell’assenza di un prezzo ufficiale di mercato e il rischio quindi di mispricing (valore non favorevole all’ente).
«In proposito – sottolinea la Corte dei Conti – considerato che la stima proviene da un soggetto in conflitto di interessi, nulla può garantire l’ente locale contro l’eventualità che la
controparte bancaria prescelga la tecnica valutativa ovvero i relativi aggiustamenti che comportino la definizione della prestazione a se stessa più conveniente e, dunque, specularmente , meno conveniente per l’ente pubblico».
CONSULENZA IN ASSENZA DI CONFLITTI DI INTERESSE: Infine, gli enti che dichiarano di essersi avvalsi di consulenti nel processo decisionale e valutativo per l’estinzione del contratto, nell’84% dei casi hanno fatto ricorso a consulenti indipendenti dalla controparte bancaria.
«Questo è il momento giusto per risolvere il problema derivati che assilla centinaia di enti locali italiani – dichiara Cesare Armellini, amministratore delegato Consultique. – I contratti vanno chiusi ora, perché i tassi sono crollati ma il rischio è ancora vivo. Sarebbe sufficiente un aumento dell’inflazione o una seppur contenuta tensione finanziaria sui mercati, perché le perdite potenziali dei Comuni italiani possano tornare ai livelli del primo trimestre del 2008, quando erano pari a 47,4 miliardi di euro, ovvero quasi il 3% del PIL del Paese».
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