Al grido “non è un Aiuto agli stati” Draghi ha finalmente lanciato il QE. L’annuncio non giunge inatteso. Il mercato da tempo scommetteva sulla data del 22 gennaio. Le modalità di intervento non scontentano la maggioranza....
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Sessanta miliardi di euro al mese a partire da marzo e fino a settembre 2016, senza escludere però la possibilità di proseguire oltre tale data qualora necessario. Acquisto praticamente di tutte le tipologie di titoli unsecured, privati e pubblici da 2 a 30 anni. Solo investment grade e nessuna regola speciale per la Grecia. Gli acquisti avverranno in proporzione alle quote di partecipazione nel capitale della BCE senza mai superare il 25% del circolante di ogni emissione ed il 33% del debito di ciascun Paese emittente. Manca la mutualizzazione attesa, la BCE assumerà solo il 20% delle potenziali predite, ma nel clamore della sorpresa positiva dei volumi annunciati, la preoccupazione non sembra rilevante. A questo punto gli strumenti messi in campo dalla BCE sono imponenti : QE, programma acquisto ABS e CB, finanziamento a lungo termine, full allottment fino alla fine del 2016 e, soprattutto, la promessa di fare ancora se questo non dovesse bastare.
Cui prodest? Paradossalmente i titoli tedeschi saranno l’oggetto principale del programma di acquisto, essendo la bundesbank il principale azionista della BCE. Ma in tema di rendimento il movimento maggiore sarà da attendersi per i paesi periferici. Secondo la prima stima di alcuni analisti gli acquisti su titoli di Stato italiani potrebbero arrivare fino a 120-125 miliardi.
La prima reazione del Btp è stata, e c’era da attenderlo, isterica. Lo spread Btp/Bund è andato sull’ottovolante. Giovedì è passato da un’apertura intorno a 116 scendendo a 101 alla soglia della doppia cifra per chiudere a 110. Il rendimento del titolo decennale e ai minimi storici 1,55. Attesa per le aste del Tesoro Italiano previste per la prossima settimana.
Anche le valute reagiscono. Euro ai minimi da 11 anni rispetto a USD quota a 1,1425; in discesa anche nei confronti dello Yen a quota 1,3471 (livello che non si vedeva dal 2013) e, dopo una breve ripresa, nuovamente sotto la parità nei confronti del franco svizzero a quota 0.9933.
Oltre ai tassi d’interesse, fattori endogeni. L’annuncio della riforma per le banche popolari mette le ali al mercato. L’indice FTSE Mib supera di slancio 20000, con tutte le popolari tra i best performers: tra le grandi Bper (+25,73%), Banco Popolare (+25,20%), Bpm (+21,86%) e Ubi (+18,72%) mentre tra le popolari piccole in luce Creval (+30,99%), Popolare Sondrio (+22,91%) ed Etruria (+63,5%).
Anche se non c’è alcuna prova empirica nè operativa che il modello popolari funzioni peggio del modello di banca tradizionale (al contrario le principali crisi bancarie sono di S.p.A e non di banche popolari) la presunta spinta alle aggregazioni o alla scalabilità delle stesse mette le ali alle quotazioni. La strada è però lunga, ed anche se questa innovazione in principio non farà male al sistema, non è detto che porti subito ai risultati anticipati dal mercato.
Sul mercato primario del debito da segnalare solamente l’increase del titolo SNAM con scadenza 2023. Il titolo è stato incrementato di €250 milioni ad uno spread di MS+70bps ( l’emissione originaria, prezzata ad ottobre 2014 era stata prezzata ad uno spread di 78bps su mid swap).
| Issuer | Coupon (%) | Maturity | Ratings (M/S&P/F) | Crncy | Amount (€) | Announ. Date | Issue Price | Yield at start date (%) | Reoffer Spread (bp) |
| SNAM SPA | 1,50 | 21/04/2023 | Baa1/BBB | EUR | 250.000.000 | 21/01/15 | 101 | 1,33 | MS+70 |
Fonte: BondWorld.it
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