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Dexia: Focus obbligazionario “Obama: un sostegno ai buoni del tesoro”

In questo contesto di economia stagnante, in cui la vecchia Europa é costantemente minacciata dalla crisi del debito, le elezioni presidenziali negli Stati uniti sono state osservate da vicino dai mercati finanziari. ….


di Nicolas Forest, Responsabile Rates & Forex Strategy di Dexia Asset Management

Se, da un lato, la vittoria di Barack Obama non consente di rispondere a tutti gli interrogativi che riguardano il 2013, essa permette tuttavia di chiarire almeno 2 punti decisivi dell’agenda deiprossimi mesi.


La questione del bilancio

Per l’investitore in dollari, il grande interrogativo relativo per il 2013 é il famoso fiscal-cliff, ossia la fine programmata di tutta una serie di sgravi fiscali e tagli automatici alla spesa pubblica adottate durante la recessione dalle amministrazioni precedenti. La legge sulla creazione di nuovi posti di lavoro del 2010 o tutte le riduzioni fiscali votate nel 2001, 2003 e poi nel 2009 scadranno alla fine del 2012, con l’effetto di ridurre il deficit, impattando però negativamente la crescita. Nello scenario di totale blocco di tali sostegni, il deficit americano potrebbe raggiungere il 4% del PIL contro oltre il 7% registrato quest’anno. Come controparte, il Congressional Budget Office (CBO) – l’agenzia federale statunitense incaricata di fornire dati economici al Congresso‐ stima che la crescita reale nel 2013 potrebbe essere negativa dello 0,5% e che il tasso di disoccupazione potrebbe incrementare fino al 9%.

Mitt Romney, di ispirazione liberale, si augurava di rinviare il fiscal cliff e si esprimeva a favore di una riduzione generalizzata di tutte le spese, in particolare quelle sociali o sanitarie, sperando di diminuire l’imposizione fiscale. Barack Obama, al contrario, ha lasciato intendere di essere favorevole alle raccomandazioni della Commissione Simpson-Bowles, che consigliava vivamente di tagliare gli sgravi fiscali per le due fasce di reddito più elevate. La vittoria di Barack Obama non pone soluzioni ai vari problemi poiché, malgrado il senato democratico, la Camera dei Deputati sarà ancora a maggioranza repubblicana. Bisognerà quindi trovare un compromesso in relazione alla riduzione del deficit e alla portata del fiscal cliff. Tuttavia la conferma del Presidente in carica é positiva per il debito americano: la sua riduzione deve infatti essere una priorità per i prossimi 4 anni.


La questione monetaria

La Banca Centrale degli Stati Uniti non cambia la propria politica monetaria da un giorno all’altro in funzione delle maggioranze politiche. Tuttavia, la politica estremamente accomodante di Ben
Bernanke é stata oggetto di numerose critiche da parte dei Repubblicani, in particolare in ragione del rischio inflazionistico che la creazione monetaria potrebbe comportare. Dal momento che il mandato di Ben Bernanke terminerà nel gennaio 2014, la rielezione di Barack Obama rappresenta un sostegno implicito alla politica attuale e rafforzerà sicuramente la FED a mantenere tassi bassi per tutto il tempo necessario (per il momento fino al 2015). Inoltre, il risultato delle elezioni rende più probabile una continuità dell’attuale politica, sia con la riconferma di Ben Bernanke nel 2014 che con la nomina di Janet Yellen. Questo status quo monetario costituirà un ulteriore elemento di sostegno per il mercato delle obbligazioni governative statunitensi.

La rielezione di Barack Obama é dunque positiva per il segmento obbligazionario. Assicurando una continuità monetaria e, al contempo, dimostrando la volontà di ridurre il debito, essa convalida la nostra analisi di lungo termine che anticipa dei tassi a lungo ancora bassi (ovvero inferiori al 2%).

Così, all’indomani dei risultati, i tassi a 10 anni dei buoni del tesoro sono diminuiti di 10 bps salutando la vittoria del Democratico. Si apre ora una nuova tappa: quella della negoziazione in merito al fiscal cliff con un congresso diviso . Un compromesso rapido sarebbe il più auspicabile, tanto per il livello dei tassi quanto per la fiducia dei mercati ma, esistendo la possibilità di una impasse, si potrebbe creare una certa avversione nei confronti del rischio. Rimane un’ultima carta nelle mani di Obama, quella della politica sul settore immobiliare. Il cambiamento ai vertici della FHFA (la Federal Housing Finance Agency ossia ente governativo del settore immobiliare statunitense) potrebbe coïncidere con un piano massiccio di rifinanziamento dei mutui, al fine di incentivare una crescita ancora molto fragile. Questo jolly potrebbe prospettarsi nel 2013

Fonte: Dexia AM

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