La bassa richiesta di TLTRO porterà la BCE ad acquistare size maggiori
Il rialzo dei tassi della Fed potrebbe esser più graduale rispetto alle attuali proiezioni dell’FOMC
A livello globale, continuano a persistere bassi livelli d’inflazione e politiche monetarie espansive…
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Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas
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La maggiore novità della scorsa settimana riguarda la Scozia che continuerà a far parte del Regno Unito. Sono stati redatti dagli analisti molti articoli incentrati sulle possibili influenze per la Catalogna, ma il mio maggior timore sul voto scozzese è che ora abbiamo avuto la prima prova che l’unione politica, monetaria e fiscale tra stati indipendenti può essere interrotta per volontà degli elettori. Mi auguro che i governi dell’Eurozona ne abbiano preso atto!
Naturalmente altri eventi chiave della scorsa settimana sono riconducibili alle banche centrali, ed in particolare alla BCE e alla Fed.
Per quanto riguarda la BCE, gli 86,2mld di Euro richiesti nella prima asta di TLTRO sono risultati ben inferiori alle aspettative. La bassa richiesta potrebbe riflettere il fatto che le banche siano ancora in attesa dei risultati degli stress test della BCE, che le banche preferiscono misure volte a migliorare la loro posizione in capitale piuttosto che ulteriore liquidità o che il bilancio delle banche è più sano di quanto stimi il consensus. Ciò è in linea con gli ultimi annunci della BCE riguardo agli acquisti di ABS e covered bond dato che sicuramente la Banca Centrale Europea già sapeva che le banche non avrebbero approfittato molto della prima asta di liquidità.
Per raggiungere il suo obiettivo di espansione di bilancio di 1000 miliardi di Euro, alla luce della bassa richiesta di TLTRO, la BCE sarà costretta a comprare size maggiori. Dato che le aspettative sull’inflazione di medio termine sono ancora in calo, la BCE continuerà ad essere sotto pressione. Tuttavia, il deprezzamento dell’Euro continuerà e l’espansione di bilancio della BCE dovrebbe anche mantenere bassi i tassi di interesse nonostante la stretta monetaria della Fed si profili sempre più all’orizzonte.
La riunione della Banca Centrale Americana di settembre non ha, tuttavia, fornito indicazioni precise. Contrariamente ad alcune recenti congetture, l’FOMC ha ribadito che manterrà i tassi stabili per un “periodo di tempo considerevole” anche dopo la fine del QE. Inoltre, il discorso della Yellen sulle prospettive future ha evidenziato una politica ancora dovish e un mercato del lavoro ancora fragile. Tuttavia, i mercati obbligazionari hanno reagito negativamente, in particolare alle nuove proiezioni dell’FOMC.
Sebbene le prospettive sull’inflazione della Fed siano state riviste al rialzo, la Yellen ha cercato di minimizzare questi cambiamenti, catalogandoli come piccole revisioni. In effetti, le proiezioni dell’FOMC sono state presentate prima della pubblicazione dei dati sull’inflazione di questa settimana che ha rivelato un calo moderato dei prezzi in agosto. La pressione sui prezzi dovrebbe essere moderata quest’anno, circa pari a 1,4%, e sul medio termine il dato potrebbe registrare un ulteriore calo a causa del probabile apprezzamento del dollaro. Dato che le decisioni della Fed dipendano dai dati (cosa che la Yellen non cessa di ribadire) non pensiamo che la FED sarà soggetta a grosse pressioni per rialzare i tassi anche se dovrà gradualmente cambiare il tono dei comunicati. Riteniamo che un’inflazione inferiore alle stime sarebbe in linea con un rialzo dei tassi solo a partire dalla metà del prossimo anno.
Tutto sommato, siamo ancora lontani dalla fine del periodo caratterizzato da bassa inflazione a livello globale. L’eccesso di capacità è, infatti, ben presente e questo significa che la Fed potrebbe essere obbligata ad alzare i tassi più tardi di quanto si aspetti il mercato. Al contrario, i mercati potrebbero aver ragione nell’attendersi tassi Fed al 2,25% entro la fine del 2017, con un inasprimento molto più graduale rispetto alle attuali stime dell’FOMC.
Nel periodo successivo alla crisi finanziaria, la Fed è stata una delle banche centrali con politiche più aggressive e ciò ha causato un forte deprezzamento del dollaro. La BCE e la BoJ sono rimaste per molto tempo behind the curve ma ora, mentre la Fed si avvia verso un graduale inasprimento, hanno deciso di espandere il loro bilancio. Queste differenze in termini di timing determinano un significativo impatto sul mercato dei cambi con l’Euro e lo Yen che dovrebbero deprezzarsi maggiormente nel corso dei prossimi trimestri. Anche la PBoC ha lanciato recentemente alcune misure di sostegno e, a livello globale, stiamo ancora assistendo ad un’espansione della liquidità da parte delle banche centrali.
Fonte: BONDWorld.it
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