Exane Macro: Back from the East Coast

Gli investitori dell’East Cost hanno una view più prudente sull’Europa rispetto a quelli della West Coast…..

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Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas


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La BoJ ha aumentato la portata del QQE: la banca centrale sta facendo “tutto ciò che è necessario” per far aumentare l’inflazione

Ulteriori segnali relativi ad un miglioramento del credito in Eurozona: tuttavia la BCE rimane behind the curve

Ho trascorso la settimana sulla East Coast con David Finch (Analyst Ideas Team Exane BNP Paribas), trovandomi ancora a disagio con il mio cappotto a causa del tempo davvero mite. Devo ammettere che gli investitori USA che abbiamo incontrato qui sono, in media, più prudenti sulla situazione in Europa rispetto a quelli che abbiamo incontrato la scorsa settimana nel Mid-West e lungo la West Coast. Alcuni investitori non vogliono perdere il rialzo, potenzialmente tanto rapido quanto cospicuo, dei mercati azionari europei, anche se pensano che possa essere ancora troppo presto per rivedere i loro portafogli. La maggior parte degli investitori USA che abbiamo incontrato nella East Coast durante questa settimana è invece rimasta così delusa dalla situazione europea che ci potrebbe volere molto tempo prima che decida di tornare ad per esporsi all’equity europeo.

Ma la grande novità della scorsa settimana è stata la decisione della Bank of Japan di aumentare la portata del suo QQE. Dopo il crollo del 13% a settembre, il mercato azionario giapponese ha recentemente recuperato terreno, con un incremento del +5% nella sola giornata di venerdì. La decisione di iniettare sul mercato una quantità di liquidità equivalente al 16% del PIL (un livello leggermente superiore alle attese) rispetto al 12-14% del PIL come accaduto in precedenza non costituisce di per se un punto di svolta. Ma, cogliendo di sorpresa i mercati, la BoJ ha dimostrato che è pronta a fare “tutto ciò che è necessario” per far aumentare l’inflazione e svalutare ulteriormente lo Yen.

Nel contempo, il ministro del Welfare giapponese ha annunciato che il fondo pensione pubblico del paese, pari a 1,2 trilioni di dollari, incrementerà l’esposizione in titoli azionari giapponesi e in asset stranieri, mentre la quota destinata ai titoli di Stato sarà ridotta dal 60% al 35%. Ovviamente questa decisione è piaciuta agli investitori azionari di tutto il mondo! Tra l’altro, David è sempre più convinto dall’idea che i fondi pensione in Europa destineranno gradualmente una quota sempre maggiore dei loro portafogli alle azioni e i mercati azionari vanteranno una quota crescente di flussi in ingresso dato che le famiglie dovrebbero investire i loro risparmi maggiormente sull’equity.

La decisione della BoJ ha portato gli investitori americani ad interrogarsi sulla probabilità che anche la BCE possa sorprendere il mercato con il lancio di un programma di acquisto di titoli di Stato. Un tal programma confermerebbe che la BCE è pronta a fare “tutto ciò che è necessario” per far aumentare l’inflazione e ciò incrementerebbe la fiducia degli investitori USA verso gli investimenti in Europa. Tuttavia, dubitiamo che la BCE percorrerà questa strada nei prossimi mesi. Gli ultimi commenti di Schauble hanno mostrato che la posizione dalla Germania non è diventata più morbida. E, fatto ancora più importante, i dati economici dell’Eurozona iniziano già a registrare segnali di ripresa. Per questo motivo, la pressione sulla BCE potrebbe diminuire nel corso dei prossimi mesi. Infine, alla luce del rendimento inferiore all’1% del Bund tedesco a 10 anni e della significativa contrazione degli spread dei paesi periferici negli ultimi 2 anni, l’acquisto di titoli sovrani non rappresenta al momento una priorità per la BCE.

In effetti, uno dei problemi principali che la BCE si trova ad affrontare è che la trasmissione della sua politica monetaria all’economia reale non funziona correttamente. Quando la Fed acquista titoli del Tesoro o la BoJ compra titoli di Stato giapponesi, ciò ha un’influenza sulle altre asset class e riduce il tasso dei prestiti bancari, delle obbligazioni societarie, dei mutui, ecc. Il problema per l’Eurozona è che questo meccanismo di trasmissione non funziona come dovrebbe. La crescente pressione normativa verso le banche rappresenta certamente una delle possibili spiegazioni. E dato che i risultati dell’AQR e degli stress test saranno ben presto storia vecchia, la BCE cercherà di utilizzare il programma di acquisti per favorire specificatamente la concessione di credito piuttosto che per cercar di ridurre i tassi d’interesse pagati dai governi dell’Eurozona, situazione che servirebbe ben poco per migliorare l’economia.

La BCE riuscirà a raggiungere l’obiettivo? Molti investitori sono scettici sulle capacità della BCE di aumentare realmente la concessione del credito nell’Eurozona proprio perché non vedono alcuna domanda di credito. Iniziano però ad intravedersi i primi segnali circa una ripresa. In effetti, l’ultima indagine della BCE ha mostrato che nel terzo trimestre la domanda di prestiti è risultata positiva in tutto il mondo, in linea con l’aumento della domanda di prestiti sperimentato nel corso dei trimestri precedenti. Di solito, quando la domanda di prestiti aumenta, in seconda battuta aumentano i flussi e quindi ci aspettiamo un primo rialzo dei prestiti concessi alle aziende a dicembre ed ulteriori miglioramenti nel  2015.

A nostro avviso, il problema principale per la BCE nel breve termine è che sarà difficile acquistare ABS o RMBS per, ad esempio, espandere il bilancio e mostrare lo stesso impegno della BoJ. Le banche europee difficilmente venderanno grandi quantità di asset garantiti dalla BCE perdendone i rendimenti. Inoltre, anche se la BCE riuscisse a trasmettere in modo più efficace il miglioramento della situazione sui mercati sovrani alle società e alle famiglie, i tassi reali rimarrebbero comunque troppo elevati nella maggior parte dei paesi periferici dell’Eurozona. Il calo dei tassi reali registrato negli  ultimi 12 mesi aiuterà l’attività economica e perciò riteniamo che gli investitori siano troppo pessimisti sulle prospettive dell’Eurozona per il 2015, ma che allo stesso tempo la BCE non stia facendo abbastanza per adempiere al suo mandato e per questo motivo il livello d’inflazione rimarrà molto probabilmente basso anche nel corso del prossimo anno.

Fonte: BONDWorld.it

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