Punti chiave
– Un primo passo della BCE verso un approccio di tipo Abenomics …
– … ma difficilmente cio’ migliorerà le aspettative sull’inflazione
– Nei prossimi mesi, il cross EUR-USD continuerà a deprezzarsi ed i rendimenti dell’Eurozona a scendere ….
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Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas
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– Per il 2015, si stima una ripresa ciclica e una ripresa del mercato del credito in Europa
La scorsa settimana l’attenzione era rivolta alla BCE. Il peggioramento delle prospettive di inflazione a medio termine ha portato ad un annuncio prima del previsto di un programma di acquisto di asset il cui ammontare dovrebbe essere maggiore rispetto alle stime iniziali. Le misure previste (TLTRO e programma di acquisto sopracitato) dovrebbero generare un easing a medio termine di 1 trilione di euro. Dal momento che la BCE inizierà ad acquistare ad ottobre, abbiamo rivisto al rialzo le nostre stime sull’espansione del bilancio dell’Eurotower per i prossimi 12 mesi a 700Mld di euro (rispetto ai 500Mld attesi prima). Alcuni dettagli potrebbero dipendere dal comportamento dei governi dell’Eurozona dato che la BCE sta valutando l’acquisto di tranche mezzanine di ABS solo nel caso in cui vi siano garanzie. Cio’ dovrebbe rendere più robusto il mercato europeo degli ABS le cui emissioni hanno raggiunto un livello record dal 2008.
Pertanto cosa si dovrebbe pensare della decisione della BCE?
Innanzitutto la linea di condotta intrapresa in Europa appare come una versione annacquata delle “3 frecce” dell’Abenomics. Prima freccia: la BCE sta espandendo il suo bilancio con l’obiettivo di far alzare le aspettative sull’inflazione. Seconda freccia: Draghi sta pensando ad uno stimolo fiscale nell’Eurozona in linea con l’idea di Juncker di un programma di investimenti di 300Mld di euro (i dettagli saranno resi noti prima della fine dell’anno). Terza freccia: Draghi ha sottolineato l’importanza di proseguire con le riforme strutturali. Come nel Paese del Sol Levante, questo sarà l’obiettivo più difficile da raggiungere.
L’analisi del caso giapponese permette di affermare che la battaglia contro la deflazione sembra avere successo anche se sarà necessario da parte della BoJ un altro ciclo di easing monetario per raggiungere l’obiettivo di inflazione prefissato al 2%. L’Eurozona sta seguendo la stessa via, anche se l’approccio appare meno aggressivo. Tuttavia affermando che i rischi per la stabilità dei prezzi sono ancora presenti – un messaggio senza precedenti nella storia della BCE – Draghi ha confermato il suo messaggio di giugno, ovvero che questo dovrebbe essere solo uno dei primi passi verso altre misure di easing, anche se non ci attendiamo ulteriori manovre nei prossimi 6 mesi. Riteniamo quindi che la Draghi-nomics sia chiaramente positiva. In particolare, in un contesto caratterizzato da prezzo del petrolio più basso, un Euro più debole e rendimenti inferiori, una politica monetaria della BCE maggiormente dovish dovrebbe rafforzare la probabilità di un’accelerazione ciclica nell’Eurozona nel 2015.
Continuiamo a stimare un ulteriore deprezzamento del cambio EUR-USD. Infatti, con tassi a breve termine ancora più bassi nell’Eurozona e un’altra espansione di bilancio della BCE, lo spread reale a 2 anni Eurozona-USA diminuirà ulteriormente generando flussi di capitale verso gli USA. Inoltre, la decisione della BCE conferma la nostra opinione riguardo al fatto che le aspettative del mercato potrebbero essere sorprese da una ripresa prima del previsto del credito nei Paesi dell’Eurozona – evento che stimiamo per l’inizio del prossimo anno. Infine, con la partecipazione della BCE all’aumento della liquidità globale, i tassi USA a 10 anni dovrebbero nel corso dei prossimi mesi mantenersi attorno al 2,5% facendo diminuire gli spread in seno all’Eurozona.
Il problema è risolto? Non ancora! I tassi reali sono ancora troppo elevati nella zona Euro, ed in particolare nei paesi periferici. Una situazione che, alla luce dell’alto tasso di disoccupazione, ci porta a ritenere che difficilmente l’inflazione nei Paesi della moneta unica aumenterà il prossimo anno in modo significativo. Sarà quindi necessario un ulteriore easing da parte della BCE. Inoltre, restiamo prudenti sul ritmo delle riforme strutturali che è attualmente troppo lento in Europa.
Sebbene continuiamo a nutrire timori in merito alle conseguenze dell’instabilità geopolitica, rimaniamo ottimisti sulle prospettive dell’economia globale nei prossimi 12 mesi. All’inizio dell’estate eravamo dell’idea l’economia mondiale avrebbe beneficiato di un’accelerazione ciclica, di un’inflazione ancora bassa e di condizioni finanziarie accomodanti. Questa view non è cambiata. Dobbiamo però ammettere il nostro errore in merito alle aspettative sui tassi USA a 10 anni dato che stimavano che il parametro si sarebbe attestato al 3% ad orizzonte fine 2014. Abbiamo rivisto la nostra view e attualmente stimiamo che nei prossimi mesi il i tassi USA a 10 anni dovrebbe circa essere pari al 2,5%. E solo successivamente nel 2015, i rendimenti dovrebbero aumentare in modo graduale quando la crescita dell’economia statunitense diverrà più evidente. Il nostro errore è riconducibile al fatto di aver tralasciato la nostra view di lungo periodo sull’esistenza di un trend bullish sul mercato obbligazionario con i rendimenti medi a lungo termine al di sotto della crescita nominale per un periodo molto lungo di tempo.
Fonte: BONDWorld.it
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