Exane Macro: “Il referendum scozzese”

Giovedì prossimo in Scozia si terrà un referendum in cui i cittadini sceglieranno se lasciare o meno il Regno Unito. A giudicare dagli ultimi sondaggi, molto probabilmente si terrà una battaglia all’ultimo voto tra favorevoli e contrari. Le urne chiuderanno…

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Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas


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alle ore 22.00 locali, ma potremo ottenere un’indicazione dei risultati solo nella mattinata di venerdì.

Sicuramente avete già ricevuto molto materiale sulle conseguenze economiche e politiche derivanti da tale referendum. Ma quante di queste analisi sono state scritte da un francese che intervista un gallese? Penso non molte … per questo ho deciso dichiedere al nostro strategist (un gallese), Ian Richards, le sue considerazioni sul referendum.

P.O. Beffy: Quindi Ian, cosa ti dice il tuo istinto? A me sembra che possa finire come il voto sul trattato di Maastricht in Francia, dove qualcosa ando’ storto all’ultimo minuto…

I.Richards: Davvero non lo so ! Il dibattito sembra diventare sempre più emotivo. Ese la gente voterà spinta dalle emozioni ci sono buone possibilità che vinca il ‘Sì’.

P.O. Beffy: Quale sarà lo scenario nel giorno successivo a secondo del risultato?

I.Richards: Ebbene, nel caso di una vittoria del SI, è probabile che, in prima battuta, il mercato possa registrare una fase di panico. Non credo che questo rischio sia  correttamente coperto nella maggior parte dei portafogli degli investitori. Fino a quando l’accordo di secessione non sarà firmato prevarrà l’incertezza, e questo rende quasi impossibile quantificare l’impatto del voto sull’economia scozzese o del Regno Unito. Si potrebbe assistere ad un rialzo dello spread del Gilt rispetto ai T-bond USA ed ai Bund tedeschi, ad un’ulteriore debolezza della Sterlina ed un maggiore premio per il rischio nel Regno Unito che influenzerà le valorizzazioni delle società con focus UK. Anche i piani pensionistici sarebbero influenzati in caso di vittoria del SI: la riorganizzazione dei sistemi pensionistici nazionali con nuovi confini richiederà un massiccio finanziamento, e potenzialmente per ottenerlo sarà necessaria una grossa contribuzione di cash.

Invece, un voto di rifiuto alla secessione rappresenterà una fantastica opportunità per acquistare i titoli ciclici del Regno Unito  o, a livello di indice, il FTSE 250. Questi titoli sono stati protagonisti di un de-rating due volte quest’anno – una volta a causa del rischio sui tassi di interesse e successivamente per il problema scozzese. Per questo motivo al momento le valorizzazioni presentano un elevato appeal. Tali titoli vanno comprati in caso di vittoria del ‘no’!

P.O. Beffy: Fino a che punto questo voto possa influenzare l’Europa è forse la domanda più importante. Può la separazione in 2 paesi in seno ad uno Stato membro dell’UE essere considerata come un precedente legale? È questo un riconoscimento formale del diritto all’autodeterminazione?

I.Richards: Non sarebbe sorprendente vedere la Catalogna sfidare Madrid alla corte europea a causa del rifiuto del governo spagnolo a concedere la validità giuridica al voto previsto a novembre. Ritengo che i titoli di stato spagnoli ed i titoli dell’Ibex possano in parte esser influenzati come i loro cugini britannici da un voto favorevole alla secessione. Ed in una prospettiva di medio termine, questo rende maggiormente probabile un referendum sull’appartenenza della Gran Bretagna all’Unione Europea nel 2017 dato che i laburisti perderebbero i loro parlamentari scozzesi nel marzo 2016 favorendo il ritorno al potere dei conservatori. Senza il voto degli scozzesi a favore dell’Unione Europea, vi è una forte probabilità che il popolo inglese verrà chiamato a votare sull’eventuale uscita. Molte persone in tutta Europa sarebbero sicuramente preoccupate per come potrebbe cambiare l’equilibrio politico in seno all’UE.

P.O. Beffy: Quali saranno i settori maggiormente esposti?

I.Richards: L’influenza sul settore dei servizi finanziari è stata ben documentata. Un nuovo domicilio per la Scottish Banks è molto probabile. Personalmente, non sono convinto che questo rappresenti un grosso problema in quanto dovranno solo riunirsi a Londra. Quanti impiegati si muoveranno verso Sud è difficile, invece, da quantificare. Allo stesso modo le compagnie assicurative e gli asset manager potranno facilmente costituire holding in Inghilterra, assicurando ai loro clienti la stessa normativa e fiscalità che hanno oggi. Alcune aziende del settore Utilities sono esposte alla potenziale perdita di sovvenzioni dallo Stato inglese. Ma ci sono trattative in corso su tali questioni. In realtà probabilmente saranno le aziende che vendono in Scozia ad essere maggiormente esposte in caso di problemi economici nel nuovo Stato.

P.O. Beffy: Quindi amico mio, il prossimo sarà il Galles?

I.Richards: Il Galles sta osservando con interesse. Un giornale gallese ha pubblicato un elenco di domande che attualmente preoccupano il mio paese. Nella prima domanda si chiede se uno scozzese potrà in futuro giocare per i Leoni inglesi. Ritengo quindi che al momento possiamo stare tranquilli!

 Fonte: BONDWorld.it

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