Il consensus è ormai ottimista sull’Europa; Gli indici PMI confermano la ripresa ciclica; È in aumento la ricerca di rendimento e di asset meno volatili…
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A cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas
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Viaggiando in Europa ho la possibilità di confrontarmi con opinioni e view di mercato diverse le une dalle altre. Può tuttavia capitare che ci siano periodi in cui il consensus sia quasi unanime. Dopo aver incontrato numerosi investitori nel Vecchio Continente, mi sono reso conto che il consensus é ormai ottimista sull’Europa.
All’inizio dell’anno avevo sottolineato come in Europa non ci fosse una view unanime circa le prospettive macro e la liquidità. Molti investitori chiedevano alla BCE di svelare i suoi piani. Ma quando la BNS ha abbandonato il peg, a causa delle crescenti aspettative su un intervento superiore alle attese da parte della BCE, la view degli investitori è cambiata: non bisogna sfidare la BCE. In particolare, il fatto che il QE non abbia un termine predefinito è una delle principali caratteristiche positive della misura in quanto apre la strada ad ulteriori azioni dell’Eurotower.
L’ottimismo degli investitori è supportato dal miglioramento degli indici PMI. L’accelerazione dell’economia dell’Eurozona ha temporaneamente fatto passare in secondo piano i problemi riguardanti il livello di indebitamento, anche se permangono ancora numerosi dubbi sulla Grecia. Molti investitori hanno evidenziato come l’anno scorso i mercati azionari europei siano migliorati di pari passo con il rialzo degli indici PMI. Su questo punto noi economisti abbiamo ancora tanto da imparare dai mercati. Di solito le revisioni al rialzo delle stime sul PIL da parte del consensus seguono i cambiamenti dell’indice PMI. Per questo motivo, ad inizio anno gli economisti hanno iniziato a rivedere al rialzo le loro stime, e questo processo di revisione dovrebbe continuare nel prossimo trimestre.
In seguito alla decisione della BCE ed ai primi segnali di un’accelerazione economica in Eurozona, il dibattito si è ora spostato sulla forza della ripresa economica e sull’impatto del calo dei rendimenti, soprattutto nei paesi periferici. Riguardo al primo punto direi che, durante una fase di ripresa, c’è sempre la tendenza a sottovalutare l’andamento dell’economia. Per questo motivo ci attendiamo ulteriori revisioni al rialzo delle prospettive economiche. In particolare va evidenziato come, in linea con le nostre attese, da dicembre i flussi di credito verso le imprese dell’Eurozona sono positivi, un evento che non si registrava dal 2012. Per quanto riguarda il secondo punto, la probabile ulteriore contrazione degli spread sovrani, associata all’elevata volatilità riconducibile alle scadenze elettorali in Europa, sta rendendo sempre più importante la ricerca di rendimento e di asset meno volatili. A nostro avviso, in seguito all’annuncio del lancio del QE da parte della BCE, questo tema sta interessando sempre più investitori.
Tutto sommato, il QE della BCE, sostenendo lo slancio ciclico e permettendo un’ulteriore contrazione degli spread, ha aumentato la visibilità degli investitori. In un tal contesto, e dopo l’assenza di una view condivisa dal consensus, le cose stanno cambiando. La nostra call per i prossimi mesi è che l’euro dovrebbe essere più forte delle attese rispetto al dollaro. La nostra view non è molto condivisa in quanto il consensus sul dollaro è fortemente rialzista. Come scritto nelle e-mail precedenti, l’anno scorso avevamo scommesso sull’apprezzamento del dollaro e questa tematica, sebbene al momento possa esser messa leggermente in disparte, ritornerà alla ribalta con l’avvicinarsi del primo rialzo dei tassi della Fed.
Fonte: BONDWorld.it
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