Un comportamento della BCE non abbastanza proattivo per impedire alle aspettative d’inflazione di restare basse; Il regolamento sulle cartolarizzazioni dovrebbe cambiare entro fine anno; Continuiamo a stimare un miglioramento della congiuntura nell’Eurozona nel 2015…
Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente
Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas
{loadposition notizie}
Alcuni importanti studiosi ritengono che gli indicatori tradizionali di crescita economica, come il PIL, non tengano in considerazione la variabile “felicità” che, a loro avviso, è una condizione necessaria per avere successo economico e benessere sociale. L’introduzione di tale variabile non sarebbe positiva per l’Europa: una recente indagine condotta dal Pew Research Center evidenzia i cittadini dell’Eurozona sono i meno ottimisti fra quelli dei paesi sviluppati circa le prospettive economiche future. Un risultato deludente per i responsabili politici ed economici.
Anche i mercati finanziari sembrano avere la stessa opinione sulle prospettive economiche dell’Eurozona. In particolare, fra gli investitori sta prendendo sempre più piede l’idea che la situazione dell’Eurozona sia simile a quella del Giappone, una visione che condivido. Infatti, in uno dei miei ultimi report settimanali, ho fatto un parallelismo fra la politica di Draghi e l’Abe-nomics. Nell’analizzare le analogie con il Giappone, vorrei oggi evidenziare i seguenti aspetti salienti.
In primo luogo, una politica monetaria reattiva (e non proattiva) non è sufficiente ad aumentare l’inflazione nell’Eurozona. Una banca centrale dovrebbe espandere il suo bilancio per mostrare un inequivocabile impegno tale da determinare un rialzo dell’l’inflazione deprezzando la valuta e stimolando le condizioni finanziarie domestiche. Fino a quando questo impegno sembrerà ambiguo, le aspettative di inflazione continueranno a diminuire. Per questo motivo, l’ultima riunione della BCE ha deluso il mercato. Direi che per la prima volta Draghi non è stato convincente e la sua conferenza stampa ha evidenziato chiaramente che la BCE rimane “behind the curve”. In particolare, riguardo all’impegno ad espandere il suo bilancio, questa volta la BCE è risultata meno aggressiva con Draghi che è rimasto vago circa l’ammontare della manovra.
In secondo luogo, le recenti misure della BCE sono condizionate al supporto dei regolatori e dei governi europei. Questo dimostra che la BCE ha raggiunto il limite nell’assumersi in bilancio alcuni rischi di credito. Sul lato legislativo, siamo abbastanza fiduciosi sul fatto che il regolamento sulla cartolarizzazione per le compagnie assicurative sulla vita e per le banche cambierà entro la fine dell’anno al fine di stimolare sia la domanda che l’offerta di asset cartolarizzati in Europa. Sfortunatamente, dal lato governativo, le ultime notizie trapelate lasciano intendere una certa reticenza del governo francese e tedesco che sembrano non condividere la volontà della BCE di fornire garanzie pubbliche per la tranche mezzanine di ABS. Questo non significa che riteniamo inutili le ultime misure adottate dalla BCE: anzi in realtà pensiamo che esse siano positive. Ma sarebbe molto più efficiente in termini di miglioramento del bilancio delle banche e di espansione del credito se la BCE ed i governi nazionali agissero all’unisono.
In terzo luogo, per affrontare il rischio di deflazione, è necessario un approccio cooperativo fra governi e banca centrale. Dopo tutto, la deflazione è una questione sia monetaria CHE politica. Questo è un argomento sul quale il presidente della BCE Draghi si è nuovamente soffermato questa settimana. Più precisamente, sono necessarie riforme strutturali nei singoli paesi, specialmente in Francia ed in Italia, per sostenere la crescita a lungo termine. Per quanto riguarda un tema maggiormente positivo, un aiuto fiscale è ben accolto per supportare le prospettive a breve termine. Su questo fronte, il programma di investimenti europei di Juncker è positivo – 300 mld di Euro (il 2,4% del PIL europeo) nei prossimi 3 anni. Pur in attesa di ulteriori dettagli, almeno i due terzi dell’ammontare dovrebbero provenire da finanziamenti privati (specialmente con project bond e tramite la BEI).
Riteniamo che nel 2015 l’Eurozona beneficerà di un deprezzamento dell’Euro, di tassi più bassi e del calo dei prezzi del petrolio e che una ripresa del credito concesso alle aziende fornirà una spinta ciclica all’economia. Come in Giappone, potrebbero esserci sottocicli di breve termine all’interno di un periodo più lungo di bassa inflazione o addirittura di deflazione. Allo stesso tempo, è improbabile che questo rialzo ciclico sia tale da incidere in modo significativo sull’inflazione. Questo significa che le aspettative sull’inflazione continueranno probabilmente a diminuire, richiedendo alla BCE ulteriori azioni. Ci troviamo in un momento critico in cui o i governi aiutano la BCE a rafforzare gli effetti dei recenti annunci monetari (allentamento quantitativo e garanzie sugli acquisti di asset), o l’unica azione possibile che potrà intraprendere la BCE sarà l’acquisto di bond sovrani (eventualmente anche l’acquisto di titoli di Stato stranieri). Nel breve termine, dato il sentiment negativo sull’Eurozona fra gli investitori, non sono nemmeno necessari grossi miglioramenti da un punto di vista macro per sorprenderli al rialzo. Tuttavia, dati ciclici migliori per l’Eurozona sono improbabili prima di novembre.
Fonte: BONDWorld.it
Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it



