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Fed: più trasparenza = più stimolo

La riunione del FOMC del 24-25 gennaio introdurrà una rivoluzione nella strategia di comunicazione della politica monetaria, con la pubblicazione di molte informazioni sul sentiero di policy ritenuto appropriato dai partecipanti al Comitato….


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Il risultato dovrebbe essere un’indicazione di tassi fermi fino almeno a metà 2014 e aperture per un possibile QE3. Un nuovo programma di acquisti di MBS potrebbe essere annunciato entro il 2° trimestre e attuato nella seconda metà dell’anno, con effetti espansivi più sull’avversione al rischio e sulla curva dei rendimenti, che sulla crescita economica.

La riunione del FOMC di gennaio segna uno spartiacque importante per la Fed, con l’arrivo di profonde modifiche alla strategia di comunicazione della politica monetaria. Dopo molti mesi di dibattito, il Comitato ha deciso di ampliare in modo drastico le variabili incluse nelle proiezioni macroeconomiche rilasciate su base trimestrale a gennaio, aprile, giugno e novembre. Il focus sugli annunci non deve però distogliere l’attenzione dalla possibilità che in tempi non troppo lunghi vengano attuate nuove misure di stimolo attraverso un terzo programma di acquisto titoli. Al momento, il FOMC ha un bias per intervenire ancora e la riforma della comunicazione è un passo intermedio che potrebbe precedere l’annuncio entro il 2° trimestre di un QE3, con possibili acquisti di MBS per circa 600 miliardi. Inoltre, come indicato nel focus più sotto, l’equilibrio nel Comitato si sposta verso le colombe nel 2012. Manteniamo la previsione di QE3 entro il 2° trimestre.

1. Quali sono le novità?
I verbali della riunione del FOMC di dicembre hanno confermato che sono in arrivo grandi novità
per la strategia di comunicazione della Fed. Da gennaio, su base trimestrale, il Comitato pubblicherà una nuova versione del Sommario delle Proiezioni Economiche (SEP) che includerà, oltre alle proiezioni macroeconomiche in senso stretto, anche informazioni dettagliate sul sentiero della politica monetaria considerata “appropriata”. Le proiezioni incorporeranno i sentieri di politica monetaria ritenuti appropriati da tutti i partecipanti alle riunioni del FOMC che al momento sono 17, e a regime saranno 19. È possibile che per contenere i rischi di confusione nella pubblicazione delle informazioni il FOMC adotti la strategia usata finora per le variabili macroeconomiche: una tendenza centrale e gli estremi degli intervalli di previsione.

Attualmente la politica monetaria è definita dai tassi di interesse e dal livello e dalla composizione del bilancio della Fed. Ci aspettiamo che le nuove informazioni pubblicate su base trimestrale siano le seguenti:

a) Obiettivi della politica monetaria. La Fed dovrebbe pubblicare un comunicato in cui vengono affermati “gli obiettivi di più lungo termine e la strategia di policy del Comitato per contribuire ad aumentare la trasparenza e la responsabilità della politica monetaria e a facilitare le decisioni di famiglie e imprese”. Il FOMC post-Greenspan ha sempre segnalato la volontà di aumentare la trasparenza delle decisioni di politica monetaria e della funzione di reazione della Banca centrale. La maggior parte dei partecipanti al FOMC ritiene che obiettivi espliciti di politica monetaria aumentino l’efficacia dell’azione di policy e riducano la volatilità: finora i passi in questa direzione erano stati frenati dai timori di generare reazioni avverse a livello politico. Gli obiettivi dovrebbero essere formulati con degli intervalli definiti su inflazione e tasso di disoccupazione.

b) Tassi. Le proiezioni di crescita, occupazione e inflazione dipendono dal sentiero di tassi di policy considerati appropriati dai partecipanti alle riunioni: secondo la Fed fornire questi “dati”, come fanno anche altre banche centrali, aumenta la trasparenza delle decisioni della Banca centrale, rafforzando l’efficacia della sua politica. Secondo quanto affermato dai verbali, “il SEP includerà le proiezioni dei partecipanti per il livello appropriato del tasso obiettivo sui fed funds del 4° trimestre e di alcuni anni successivi e del lungo termine; il SEP riporterà anche le attuali proiezioni dei partecipanti della probabile tempistica del primo aumento del tasso obiettivo, date le loro proiezioni delle condizioni economiche future”. Le proiezioni dei tassi saranno probabilmente incluse nella tabella regolarmente pubblicata su base trimestrale e riassunte in grafici analoghi a quelli riassuntivi delle altre variabili macroeconomiche.

c) Scenario generale e prospettive del bilancio. I grafici e la tabella del SEP saranno accompagnati da un testo che descriverà “i fattori chiave sottostanti le valutazioni (delle condizioni economiche future) e l’informazione qualitativa riguardante le aspettative dei partecipanti per il bilancio della Federal Reserve”.

Nei prossimi mesi altre informazioni potrebbero essere aggiunte a quanto elencato sopra. Il comunicato su obiettivi e scenario generale dovrebbe contenere anche indicazioni per “leggere” in modo appropriato le nuove informazioni fornite dalla Banca centrale. I verbali e molti discorsi rivelano il timore che le proiezioni dei tassi: 1) generino confusione perché non ci sarà una proiezione “riassuntiva” di una posizione condivisa, ma tante indicazioni dei singoli partecipanti;
2) determinino aspettative sbagliate, interpretando le proiezioni come “impegni” a mettere in atto un particolare sentiero di tassi che invece è ovviamente condizionato agli sviluppi congiunturali. Molta enfasi verrà data al fatto che le proiezioni non sono impegni.

2. Implicazioni per lo scenario di policy
I future sui fed funds hanno già reagito all’aspettativa di indicazioni esplicitamente più espansive sul sentiero dei tassi rispetto a quanto incluso nel comunicato, che segnala tassi fermi probabilmente almeno fino a metà 2013. Nonostante il generale miglioramento dei dati congiunturali, il contratto con scadenza gennaio 2014 ha visto un ulteriore calo del tasso implicito a 0,23% da 0,38% a inizio dicembre e da 0,6% a metà ottobre (0,55% subito prima della riunione di inizio novembre 2011). La maggiore trasparenza della Fed può invece influenzare il tratto medio-lungo della curva, dando informazioni sulla funzione di reazione della Banca centrale.

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Lo scenario per il tasso di disoccupazione è determinante per il timing del primo rialzo dei tassi; la previsione di un sentiero di convergenza verso la massima occupazione che richiederà molti anni, spinge in avanti la svolta. Ma le proiezioni di inflazione sono l’elemento che può spingere la Fed a fornire ulteriore stimolo, in un contesto di disoccupazione elevata. Gran parte dei partecipanti al FOMC ritiene che il tasso di disoccupazione di equilibrio sia fra il 5,5 e il 6%, e che a fine 2014 il tasso di disoccupazione sia fra il 6,8 e il 7,7%. Difficilmente le proiezioni di gennaio si discosteranno in misura rilevante rispetto a novembre, nonostante il recente miglioramento dei dati di occupazione. La crescita attesa per il 2012-13, di poco superiore al 2%, è coerente con una crescita di occupati intorno a 150 mila al mese, non sufficiente a determinare un calo significativo della disoccupazione. Pertanto, la distanza dall’obiettivo di massima occupazione dovrebbe quindi essere ancora ampia per tutto il 2015.

L’elemento chiave per l’introduzione di eventuale nuovo stimolo è l’inflazione. In passato è stato ripetuto che il punto centrale dietro l’attuazione di QE erano i rischi di eccessiva disinflazione.
Nelle proiezioni di inflazione di novembre, gli intervalli previsti sono marginalmente al di sotto della definizione di stabilità dei prezzi (v. tabella). A gennaio potrebbe esserci una revisione verso l’alto del core nel 2012, ma uno spostamento verso il basso delle proiezioni per il 2013.

Nei verbali di dicembre, “un numero di membri” riteneva che, date le condizioni economiche, potesse essere giustificato ulteriore stimolo monetario; “alcuni altri” invece ritenevano che il mantenimento dell’attuale stimolo potesse essere inappropriato. I membri del FOMC sono i votanti: con lo spostamento degli equilibri verso le colombe è abbastanza immediato prevedere che questa distribuzione di opinioni si sia spostata ulteriormente verso i sostenitori di nuove misure. Questa conclusione trova supporto nelle opinioni espresse recentemente da molti esponenti del FOMC e dalla preoccupazione per le prospettive del mercato immobiliare. Inoltre, è stato ripetuto che la rivoluzione della comunicazione è un pre-requisito per attuare un eventuale nuovo programma di acquisto titoli.

Per quanto riguarda il bilancio della Fed, lo spostamento del peso relativo degli acquisti netti verso i titoli del Tesoro rispetto a MBS ha influenzato i tassi. Lo spread con i tassi sui mutui è tornato a salire da metà 2011, ed è stato guidato dagli annunci relativi alla politica di reinvestimento delle scadenze. La Fed rimane convinta che la mancata ripresa del settore dell’edilizia residenziale, dovuta anche all’ampio stock di case invendute, richieda interventi ed è addirittura arrivata a pubblicare un “White Paper” sull’argomento a fine dicembre, con una lista di suggerimenti di politica fiscale. Questo fa ritenere che la Banca centrale sia incline ad attuare almeno quelle misure che sono sotto il suo controllo, e che possano influenzare i tassi.

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3. Conclusioni
La nuova strategia di comunicazione della Fed che verrà annunciata alla riunione del FOMC dovrebbe segnalare l’aspettativa di tassi fermi fino almeno alla parte centrale del 2014 e aprire la strada a un possibile nuovo programma di acquisto di MBS da annunciare entro il 2° trimestre e attuare nei 3-4 trimestri successivi. Il programma potrebbe essere pari a circa 600 mld di dollari. Gli effetti dovrebbero essere più rilevanti sui mercati finanziari, che sull’economia.

Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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