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Flash: Area euro. Il PMI composito è atteso in lieve recupero a 57,4 da 57,1

Francia. L’indice di fiducia del comparto manifatturiero elaborato dall’INSEE è atteso nuovamente in salita a 113,1 da 112,1….

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dopo la correzione di febbraio. Il dato deludente di produzione industriale di gennaio è stato in larga parte spiegato da fattori stagionali legati al clima che prevediamo porteranno la produzione a rimbalzare tra febbraio e marzo. Il clima nel manifatturiero francese rimane positivo.

Area euro. Il PMI composito è atteso in lieve recupero a 57,4 da 57,1 dopo il brusco calo del mese scorso. Il PMI manifatturiero è visto stabile sul livello di febbraio a 58,6, mentre il PMI servizi potrebbe salire a 56,8 da 56,2, con l’indice tedesco a 55,6 da 55,3 e quello francese a 58,5 da 57,9. L’indice composito rimane su livelli coerenti, con una crescita trimestrale del PIL Eurozona di 0,6% t/t.

Germania. L’indice IFO è atteso ancora in calo a marzo a 114,5 da 115,4 meno che nel mese precedente quando l’indice sintetico era tornato indietro di oltre due punti. L’indice sulla situazione corrente è atteso correggere a 125,8 mentre quello sulle attese potrebbe calare a 103,8 da 105,4.

Belgio. L’indice di fiducia economica elaborato dalla Banca Nazionale del Belgio potrebbe fare una pausa a marzo e scendere a 1,4 da 1,9. Nei primi mesi dell’anno la spinta principale era venuta dal comparto edilizio, mentre per il manifatturiero l’indagine aveva evidenziato un lieve cedimento rispetto ai livelli di fine 2017. L’indagine di marzo aiuterà a capire se nei paesi core il manifatturiero rimane nella fase chiaramente espansiva di fine 2017 o se una normalizzazione si sta avvicinando.

Regno Unito. La Bank of England lascerà oggi invariati i tassi ufficiali, ma probabilmente aprirà la porta aperta a un intervento restrittivo che potrebbe avvenire a maggio o giugno. Da una parte, l’accordo per un periodo transitorio post-Brexit, per quanto condizionato, ha ridotto i rischi di shock legati a una no-deal Brexit nel 2019. Inoltre, anche i dati su occupazione e salari sono stati forti. Dall’altra parte, l’inflazione è stata inferiore alle attese.

Ieri sui mercati

La riunione Fed è stata accompagnata da una flessione dei rendimenti sulla curva UST, da modesti ribassi degli indici azionari e da un indebolimento del dollaro sui mercati valutari. Il dollaro scambia di nuovo in area 1,23 contro euro, con lo yen appena sotto quota 106 e la sterlina, più dinamica, intorno a 1,414. Il rialzo dei tassi ufficiali americani di 25pb è stato seguito da un ritocco al rialzo di 5pb anche dei tassi ufficiali cinesi, da 2,50% a 2,55%. Per quanto riguarda i mercati europei, ieri si è assistito a un rimbalzo dei tassi sulla curva BTP, più marcato sulle scadenze 10 e 30 anni, con marginale riallargamento dei premi per il rischio (il rialzo della curva tedesca non ha superato i 2pb sulle scadenze lunghe). Pressione al rialzo sulle quotazioni petrolifere.

Stati Uniti. FOMC – “Ulteriori graduali rialzi” = tre rialzi all’anno nel 2018-19, due nel 2020

La riunione del FOMC di marzo si è conclusa con un rialzo dei tassi a 1,5%-1,75% (+25pb), del tutto scontato, votato all’unanimità, come atteso. Il comunicato stampa ha marginali modifiche che riconoscono sia il moderato rallentamento dell’attività a inizio anno rispetto a fine 2017, sia il recente rafforzamento dello scenario economico. Dal testo emerge maggiore fiducia nel proseguimento della ripresa e nel raggiungimento dell’obiettivo di inflazione.

Come previsto, le novità della riunione sono concentrate nelle proiezioni: le revisioni verso l’alto di crescita e inflazione e verso il basso del tasso di disoccupazione determinano un modesto spostamento verso l’alto del sentiero dei tassi (+25 pb). Nel 2018 si continuano a prevedere tre rialzi (incluso quello di marzo), nel 2019 si aggiunge un rialzo (tre mosse da due), nel 2020 si mantengono due interventi. A fine 2020, i tassi dovrebbero quindi arrivare a 3,4%. Il messaggio è modestamente hawkish, ma mantiene un tono cauto e ancora concentrato sull’obiettivo di riportare l’inflazione stabilmente al 2%. Il FOMC alza anche marginalmente il punto di arrivo dei tassi nel più lungo termine, da 2,8% a 2,9% (in un intervallo fra 2,75% e 3%). Le proiezioni riflettono la convinzione diffusa, anche se non unanime, che la curva di Phillips sia quasi piatta e richieda una politica monetaria solo modestamente restrittiva anche in fase di continua riduzione delle risorse inutilizzate. Powell ha però sottolineato che i rialzi non dovranno essere troppo lenti per non correre rischi di surriscaldamento. Un atto di equilibrismo in passato mai riuscito alla Fed: buona fortuna, Jerome!

Stati Uniti. I leader repubblicani e democratici di Camera e Senato hanno trovato un accordo sulla legge di spesa che deve essere approvata entro domani sera per evitare un nuovo shutdown. Il compromesso soddisfa molte, anche se non tutte, richieste delle varie parti in causa (incluso Trump). Il disegno di legge dovrebbe essere discusso oggi con una procedura abbreviata alla Camera e, dopo il voto, passare al Senato. L’approvazione dovrebbe rientrare nella scadenza di domani per evitare la chiusura degli uffici federali, dato che la Casa Bianca ha segnalato che il presidente ha parlato con Ryan e McConnell e probabilmente firmerà la legge.  Potrebbe esserci qualche intoppo dell’ultima ora in Senato, dato che P. Rand non ha ancora detto se attuerà di nuovo l’ostruzionismo in aula che aveva bloccato il precedente disegno di legge.

Stati Uniti. Il presidente Trump oggi dovrebbe annunciare le tariffe sulle importazioni cinesi ventilate nei giorni scorsi e i dettagli delle misure su acciaio e alluminio. Al momento sono in corso negoziati fra l’amministrazione e i partner commerciali per definire possibili esenzioni dalle tariffe su acciaio e alluminio per Australia, Nuova Zelanda e Unione Europea. La Cina intanto ha segnalato che ha predisposto un insieme di contromisure in risposta alle tariffe che verranno annunciate, mirate a colpire essenzialmente gli stati che hanno sostenuto l’elezione di Trump. Le tariffe riguarderebbero soprattutto prodotti agricoli, ma secondo esponenti del governo saranno modulate a seconda della flessibilità dell’amministrazione.

Fonte: BondWorld.it


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