Flash: Area euro: l’indice ZEW cala più delle attese

Area Euro. La stima definitiva dovrebbe confermare l’aumento dell’inflazione all’1,4% da un precedente 1,1%…..

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Sul mese i prezzi al consumo dovrebbero essere confermati in aumento di 1,0% m/m, in larga misura su un rialzo dei prezzi interni compensato dalla moderazione dei prezzi energetici e degli alimentari. L’inflazione core è salita di un decimo all’1,3%. Nei prossimi mesi ci aspettiamo un graduale rialzo dell’inflazione dell’Eurozona verso l’1,6-1,7% in autunno. L’inflazione core dovrebbe tuttavia oscillare in un intorno di 1,3% e muovere in modo più deciso verso l’1,6% solo nel 2019.

Stati Uniti. La Fed pubblica il Beige Book in preparazione per la riunione del FOMC di fine aprile. Il rapporto dovrebbe dare ancora indicazioni di crescita moderata e diffusa fra aree geografiche e settori, ma potrebbe registrare preoccupazioni presso le imprese riguardo all’evoluzione delle tensioni sui dazi e ai timori di una possibile guerra commerciale.

Area euro: l’indice ZEW cala più delle attese. L’indice ZEW sulle attese è calato ad aprile a -8,2 da +5.1. Il calo è più marcato rispetto alle attese. È sceso anche l’indice sulla situazione corrente ma la correzione a 87,9 da 90,7 è in linea con le previsioni. Il calo di aprile è il terzo consecutivo. L’aumento di volatilità sui mercati finanziari potrebbe spiegare la correzione delle aspettative negli ultimi mesi. Il calo dell’indice sulla situazione corrente indica però che il picco di questo ciclo potrebbe essere alle spalle. Ciò detto si noti che l’indice sulla situazione corrente rimane ampiamente al di sopra della media di lungo termine e pertanto coerente con un proseguimento di una crescita solida in Germania.

Il calo dell’indice ZEW è coerente con un ulteriore discesa dell’indice IFO la prossima settimana (24 aprile) di un punto da 103.2 (rivisto da un precedente 114,7). Lo scorso 9 aprile l’istituto IFO ha rivisto la serie a partire dal 2005 e incluso l’indice per i servizi, nel contempo le serie sono state ribasate a 100 nel 2015. Le indagini di fiducia PMI e INSEE, in uscita sempre la prossima settimana, forniranno ulteriori informazioni sul ciclo.

BCE Hansson si è detto più fiducioso su di un ritorno dell’inflazione al target nel medio termine facendo eco ai commenti di Praet di lunedì. I commenti arrivano dopo una serie di sorprese negative dai dati e fanno ritenere che per il momento la BCE non abbia alterato in maniera significativa la valutazione positiva dello scenario macro. Tuttavia, ulteriori sorprese negative imporrebbero una riflessione sulle future mosse BCE. Rimaniamo dell’idea che l’EAPP verrà chiuso entro dicembre, dal momento che il rischio deflazione è del tutto rientrato.

Germania In arrivo aumenti salariali del 3,1% per tre anni per più di 2 milioni di lavoratori nel settore pubblico. Sindacati e datori di lavoro starebbero negoziando aumenti salariali per oltre 2 milioni di lavoratori del settore pubblico tedesco da corrispondere in tre fasi nell’arco di 30 mesi. L’accordo, che deve ancora essere approvato, darebbe ai lavoratori un aumento del 3,19% retrodatato al 1 ° marzo, seguito da un aumento del 3,09% dal 1 aprile 2019 e di un ulteriore 1,06% dal 1 ° marzo 2020.

Italia. I dati sul commercio estero a febbraio mostrano il secondo calo congiunturale consecutivo per entrambi i flussi (-0,6% m/m sia per l’export che per l’import). Di conseguenza l’avanzo commerciale (in termini destagionalizzati) è stabile a 4,2 miliardi (il picco è stato raggiunto a 4,9 mld lo scorso settembre). Nel mese la flessione è dovuta nel caso dell’export ai Paesi extra Ue, ai beni di consumo e all’energia, per quanto riguarda l’import ai Paesi Ue, ancora ai beni di consumo ma anche a quelli strumentali. Su base annua, entrambi i flussi tornano a frenare (export a 3,9% da 9,5%, import a 0,5% da 7,8%, anche se l’accelerazione di gennaio era amplificata dal diverso numero di giorni lavorativi. In termini tendenziali non corretti per gli effetti di calendario, i maggiori incrementi si registrano verso Paesi europei (Paesi Bassi +19% e Polonia +17%, seguiti da Repubblica Ceca, Austria e Svizzera); tra i maggiori contributori, l’export di metalli verso Germania, Francia e Svizzera, nonché le vendite di mezzi di trasporto verso la Polonia. Viceversa, fanno segnare una flessione vicina al 10% i Paesi asiatici (Cina e Giappone) e l’OPEC. In sintesi, i flussi commerciali a inizio 2018 risultano assai meno brillanti rispetto allo scorso anno, specie verso i Paesi extra Ue: entrambi sono in rotta per un calo di oltre -2% nel 1° trimestre, dopo la crescita del 3% circa vista a fine 2017.

Italia. La seconda stima dei prezzi al consumo di marzo ha visto una revisione al ribasso di un decimo sul NIC (a 0,8% da un precedente 0,9%) e di due decimi (a 0,9% da 1,1%) sull’indice armonizzato. In entrambi i casi permane comunque una salita rispetto al mese di febbraio (0,5% e 0,7% rispettivamente). La revisione (sulla misura nazionale) è sensibile sugli alimentari (da 0,8% a 0,1% m/m) e sulle comunicazioni (da 0,7% a 0,3% m/m). L’aumento congiunturale resta dovuto ai tabacchi e ai servizi di trasporto. Rivista al ribasso anche l’inflazione di fondo (a 0,7% da 0,8% della prima stima, comunque in salita dallo 0,6% a/a precedente. In prospettiva, l’inflazione dovrebbe tornare a scendere ad aprile, per via del ribasso delle tariffe di elettricità e gas annunciato dall’Autorità per l’Energia (-8% e -5,7% rispettivamente). Tuttavia, il calo sarebbe transitorio, in quanto a partire da maggio l’inflazione dovrebbe riprendere un trend al rialzo, che potrebbe riportarla vicina al 2% negli ultimi mesi dell’anno. In ogni caso, la media annua del CPI nel 2018 dovrebbe confermarsi poco variata rispetto a quella registrata nel 2017 (1,3% da 1,2% secondo il dato nazionale). L’inflazione core potrebbe mostrare una risalita a 1% da 0,7%.

Regno Unito. I dati di febbraio sul mercato del lavoro restano molto forti. Il tasso di disoccupazione è calato dal 4,3 al 4,2% (minimo dal 1975), mentre la crescita delle retribuzioni è rimasta stabile al 2,8% (che è meno di quanto scontassero le stime di consenso, 3,0%, ma comunque il massimo degli ultimi anni). Però è indubbio che il mercato del lavoro cominci a essere in tensione, malgrado il movimento correttivo che ha interessato sterlina e tassi dopo la pubblicazione del dato.

Stati Uniti. I nuovi cantieri residenziali a marzo sorprendono verso l’alto, salendo a 1319 mila, da 1295 mila di febbraio (rivisto da 1236 mila). Le nuove licenze aumentano a 1354 mila da 1321 mila di febbraio, spinte dal settore delle unità multifamiliari.

Stati Uniti. La produzione industriale aumenta di 0,5% m/m, dopo +1% m/m di febbraio. Come atteso, il manifatturiero è relativamente debole (+0,1% m/m), in rallentamento dopo il balzo di febbraio. La crescita della produzione industriale dovrebbe restare positiva, anche se comincia a esserci qualche indicazione di stabilizzazione della dinamica espansiva.

Stati Uniti. Williams (San Francisco Fed, futuro presidente della NY Fed) ha detto che il tratto lungo della curva dei rendimenti dovrebbe muoversi verso l’alto, man mano che la Fed alza i tassi. A suo avviso, una vera e propria inversione della curva sarebbe un campanello d’allarme. Secondo Williams l’incertezza collegata alle tensioni sui dazi potrebbe danneggiare l’economia, anche se per ora non c’è un impatto sullo scenario. Ulteriori graduali rialzi dei tassi ridurranno i rischi di surriscaldamento. Bostic (Atlanta Fed) ha detto che l’obiettivo ora è quello di portare i tassi verso la neutralità a un ritmo graduale.

Cina. La PBOC ha annunciato un taglio selettivo del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche commerciali che sarà in vigore dal 25 di aprile con le stesse motivazioni del taglio differenziato entrato in vigore a gennaio (ma annunciato all’inizio di ottobre del 2017), ossia di sostegno al “credito inclusivo” (a piccole e micro imprese, start up, studenti e al settore agricolo). Il taglio, che sarà di 100 pb per le banche commerciali cittadine, quelle rurali e quelle straniere (riserva in CNY), ha inoltre l’obiettivo di migliorare la struttura di rifinanziamento poiché queste tipologie di banche potranno utilizzare i fondi liberati dal taglio per ripagare i prestiti in scadenza presso la PBOC, per primi quelli della finestra a medio lungo termine. Contemporaneamente la PBOC sta procedendo ad applicare l’aumento di 5pb sui tassi delle operazioni di reverse repo a 7 gg seguito al rialzo della FED a tutte le altre operazioni di rifinanziamento. Il tasso di riserva obbligatoria è ancora elevato (17% per le grandi banche commerciali e in media 15% per le banche piccole) ed ha ampio spazio di discesa, non escludiamo quindi altri ritocchi al ribasso nel corso dell’anno per fornire liquidità al sistema ma senza finalità di allentamento della politica monetaria. Ci aspettiamo che la PBOC continui a tenere ampia la liquidità sulla parte brevissima della curva, in modo da mantenere i tassi stabili all’interno del corridoio di riferimento, ricorrendo a dei minimi ritocchi verso l’alto dei tassi delle operazioni di rifinanziamento nel resto dell’anno (per complessivi 20pb nell’anno) in relazione alle condizioni di mercato.

Fonte: BONDWorld.it


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