– Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare che l’inflazione è salita di un decimo al 2% a giugno, in larga misura per effetto del rialzo del prezzo del petrolio…..
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L’inflazione core dovrebbe essere confermata in calo di un decimo all’ 1,2%. Nei prossimi mesi, l’inflazione dovrebbe mantenersi intorno al 2%, sostenuta ancora da un effetto di confronto favorevole con lo scorso anno per la componente energia. Da inizio 2019, la dinamica core dovrebbe muoversi più stabilmente verso l’1,6%, garantendo il ritorno al target dell’inflazione complessiva.
– Stati Uniti. I nuovi cantieri a giugno sono previsti in calo a 1330 mila, correggendo solo in parte l’ampio rialzo a 1350 mila di maggio. Le nuove licenze dovrebbero risalire a 1350 mila a giugno, da 1301 mila di maggio. Il calo delle licenze a maggio era stato concentrato a livello regionale nel Sud e a giugno si dovrebbe avere una normalizzazione. Cantieri e licenze rimangono su un moderato trend verso l’alto, in linea con un contributo positivo degli investimenti residenziali alla crescita complessiva del PIL.
– Stati Uniti. La Fed pubblica il Beige Book in preparazione per la riunione di fine luglio. Il rapporto dovrebbe continuare a riportare un quadro molto positivo delle condizioni economiche correnti e delle prospettive. A fronte di crescita molto solida, e occupazione in forte aumento, moderato incremento di prezzi e salari, il focus del Beige Book dovrebbe riguardare gli effetti dei nuovi dazi e i timori delle ricadute della guerra dei dazi aperta dagli USA e ancora su un sentiero di escalation.
– Stati Uniti. Powell (Fed) presenta il Monetary Policy Report alla Camera.
Ieri sui mercati
Italia. Sia il fatturato che gli ordini all’industria sono cresciuti sia su base congiunturale che tendenziale a maggio, trainati soprattutto dal mercato estero. Il fatturato è aumentato di +1,7% m/m (terzo incremento consecutivo), accelerando a +5% a/a: decisivo il contributo dell’energia, ma molto dinamici anche i beni strumentali. L’espansione è diffusa (l’unico segno negativo nel confronto annuo si registra per il fatturato di computer ed elettronica, che però fanno segnare un +18% per gli ordinativi); i farmaceutici mettono a segno un +13% sia per il fatturato che per le commesse; bene anche il tessile, il settore metallurgico, la meccanica, le altre industrie manifatturiere e la raffinazione. I dati confermano che l’attività economica nell’industria permane (da ormai oltre un anno e mezzo) su un trend espansivo (anche se in lieve moderazione rispetto a picchi toccati lo scorso autunno).
Italia. La seconda stima dell’inflazione di giugno ha visto una revisione al ribasso di un decimo per le variazioni sia congiunturali che tendenziali dei prezzi, sia secondo l’indice NIC che l’armonizzato Ue. I prezzi sono saliti di due decimi nel mese, per un aumento dell’inflazione annua a 1,3% secondo l’indice nazionale e a 1,4% sulla misura armonizzata (da 1% di maggio su entrambi gli indici). La revisione al ribasso è dovuta soprattutto agli alimentari (-0,3% dopo una prima stima a +0,1% m/m); inoltre, si accentua ulteriormente il deciso calo nelle comunicazioni (-1,7% da un -1,5% m/m preliminare). Confermati invece i rincari nei trasporti (+1,8% m/m). Anche l’inflazione di fondo è stata rivista al ribasso di un decimo a 0,8% a/a (stabile rispetto a maggio). Permane ma si attenua la tendenza al rialzo dei prezzi sui beni a più alta frequenza di acquisto, nonché sul cosiddetto “carrello della spesa”. In prospettiva, vediamo il CPI poco variato (in salita di uno-due decimi) nei mesi estivi, ma in accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno, per via soprattutto dell’effetto statistico sull’energia. Tale tendenza potrebbe portare entrambi gli indici di inflazione in area 2% entro la fine del 2018. Nelle nostre stime, seguirebbe poi una moderazione nel corso del 2019.
Regno Unito. Negli ultimi due giorni, è stato parzialmente smontato il presunto accordo all’interno del partito conservatore sulla proposta di relazione con l’UE dopo il recesso. May ha accettato 4 emendamenti proposti dalla destra del partito che renderebbero la proposta ancora più difficile da accettare per l’UE. Inoltre, proprio in reazione alle concessioni di May alla destra, martedì 12 deputati conservatori contrari a Brexit hanno votato contro il governo, che è stato salvato soltanto dal voto di 4 deputati laburisti favorevoli a Brexit. Non si capisce a questo punto come il governo pensa di far passare un eventuale accordo di compromesso con l’UE, che sicuramente richiederà ulteriori concessioni sgradite agli oltranzisti della Brexit. D’altro canto, anche un’uscita senza accordo potrebbe essere respinta – il che condurrebbe alla crisi politica, a nuove elezioni e alla necessità di elemosinare dall’UE un’estensione dei negoziati.
Stati Uniti. La produzione industriale a giugno aumenta di 0,6% m/m, dopo -0,5% m/m di maggio (rivisto da -0,1% m/m). Nel manifatturiero, l’output è in rialzo di 0,8% m/m, con il dato di maggio è rivisto verso il basso a -1% m/m (da -0,7% m/m). Il settore auto segna un rimbalzo di +7,8% m/m, dopo due mesi consecutivi di correzioni; anche al netto delle auto, la produzione manifatturiero cresce (+0,3% m/m). Le utility calano di -1,5% m/m, secondo calo consecutivo, mentre l’estrattivo prosegue sul sentiero di variazioni solide (+1,2% m/m, 12,9% a/a). Nonostante la revisione verso il basso del dato di maggio, la produzione è in aumento solido su base trimestrale fra aprile e giugno (+1,9% t/t ann.) e dà supporto alla previsione di crescita solida nel 2° trimestre. Nella seconda metà dell’anno, l’effetto dei dazi e la normalizzazione della crescita dopo un trimestre particolarmente solido potrebbero determinare un rallentamento della dinamica dell’output.
Stati Uniti. Nell’audizione di fronte alla Commissione Bancaria del Senato, Powell ha ribadito che, con l’economia solida e l’inflazione vicina all’obiettivo del 2%, “per ora” la strada migliore per la Fed continua a essere quella di alzare i tassi in modo graduale. Secondo Powell, il mercato del lavoro è un elemento cruciale per lo scenario e, come indicato anche nel Monetary Policy Report, l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro permette di contenere i rischi di surriscaldamento pur a fronte di una crescita molto sostenuta degli occupati (215 mila al mese in media da inizio anno, circa il doppio della dinamica di medio termine della forza lavoro). Il presidente della Fed ha aggiunto che la politica fiscale espansiva e la crescita globale contribuiscono in modo positivo al quadro economico. Powell ha detto che la Fed si sforzerà di mantenere l’inflazione intorno al 2%, sottolineando che l’obiettivo sui prezzi è simmetrico. In questa fotografia generalmente positiva dell’economia USA, Powell ha indicato la presenza di rischi, che nel complesso per ora sono “circa bilanciati”, citando in particolare l’evoluzione della politica commerciale e la dimensione e la tempistica degli effetti della politica fiscale. Powell è stato molto attento a evitare di entrare in territorio “politico” sul fronte dei dazi, dicendo che è ancora presto per prevederne gli effetti. Powell ha ripetuto che rialzi dei tassi graduali sono il sentiero migliore per la politica monetaria, essendo consapevole che ci sono rischi associati a un ritmo di rialzi troppo rapido così come a uno troppo lento. Secondo Powell, la Fed può utilizzare come strumenti di supporto diverse regole di politica monetaria, che sono “di aiuto” ma richiedono “una valutazione attenta”. Nel complesso, il messaggio del presidente rimane cauto e in linea con le indicazioni della riunione di giugno: rialzi graduali, attento monitoraggio dell’inflazione e dei rischi, e comunicazione il più trasparente possibile. Non sono stati aggiunti dettagli dovish o hawkish rispetto a quanto è emerso dalle proiezioni dell’ultima riunione.
Stati Uniti. George (Kansas City Fed) ha detto che è opportuno proseguire con ulteriori “graduali rialzi” dei tassi, anche perché iniziano ad apparire segnali di squilibri in alcuni settori dei mercati finanziari. Secondo George l’economia è in piena forma e, con il tasso di disoccupazione basso e l’inflazione intorno al 2%, è appropriato portare i tassi verso la neutralità, anche se rimane incerto il livello dei tassi neutrali e l’eventuale grado di possibile restrizione necessaria. George ha anche detto che non è chiaro quanto importante possa essere un’inversione della curva dei rendimenti, che potrebbe non essere lontana. Il presidente della Kansas City Fed ha citato la politica commerciale come un serio fattore di rischio verso il basso.
Stati Uniti. Secondo il WSJ, produttori e concessionari di auto americani prevedono che un aumento del 25% dei dazi sulle auto importate porterebbe a un rialzo medio di 5800 USD e determinerebbe un calo della domanda, stimato da alcuni intorno a 2 mln di veicoli. Produttori e rivenditori programmano di trasferire l’aumento dei costi sul prezzo finale. Il 44% delle auto vendute negli USA (vendite annue totali intorno a 17 mln di unità) sono importate. Nel 2017 le importazioni di auto e componenti erano pari a 192 mld e 143 mld rispettivamente. Anche le auto prodotte negli USA subirebbero effetti da nuovi dazi sul settore, visto l’ampio utilizzo di componenti prodotti all’estero.
Giappone. Il Giappone e l’UE hanno siglato un trattato commerciale, l’Economic Partnership Agreement, con cui, fra le altre misure, si prevede l’eliminazione graduale dei dazi del 10% sulle auto europee importate in Giappone a fronte di minori dazi per circa 1 mld di euro sull’export europeo verso il Giappone. Secondo stime del governo giapponese, il trattato dovrebbe contribuire alla crescita per circa 1 pp e generare circa 290 mila nuovi posti di lavoro. Il trattato deve essere approvato nei parlamenti giapponese ed europeo per poter entrare in vigore.
Fonte: BONDWorld.it
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