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Flash: Area euro – La seconda stima dovrebbe confermare l’inflazione area euro in calo

La seconda stima dovrebbe confermare l’inflazione area euro in calo all’1,1% a settembre da un precedente 1,3%……


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L’inflazione core dovrebbe essere confermata in calo all’1,0% a/a. Settembre dovrebbe essere il minimo per l’inflazione area euro, che ci aspettiamo rimanga al di sotto dell’1,5% fino alla primavera del prossimo anno.

Stati Uniti

La Fed pubblica il Beige Book in preparazione per la riunione del FOMC del 29-30 ottobre. In assenza di molti dati per via del blocco del Governo, il Beige Book assume una rilevanza maggiore per avere il polso della situazione congiunturale. In termini di scenario dell’attività nei diversi settori, per ora ci sono informazioni dalle indagini che permettono di mantenere aggiornato il “cruscotto” dell’economia; il Beige Book su questo fronte dovrebbe confermare i segnali di espansione diffusi a tutti i settori, ma registrare anche le preoccupazioni delle imprese riguardo agli effetti del blocco del Governo, dello stallo dei negoziati sul limite del debito e della crescente incertezza causata da una situazione politica aberrante. Il Beige Book sarà più importante per quanto riguarda lo scenario dei prezzi e del mercato del lavoro, aree in cui mancano i principali indicatori mensili. Qui il Beige Book dovrebbe confermare i trend che si erano visti fino a settembre, di espansione dell’occupazione e di moderazione dei prezzi. Sarà però rilevante vedere se le imprese segnalano cambiamento di programmi riguardo agli occupati alla luce del blocco del Governo e della crisi politica. Qualunque sia il tono del Beige Book, riteniamo che il FOMC, per mancanza di informazioni attendibili e per i probabili strascichi della crisi politica, mantenga invariato il programma di acquisti a ottobre e con ogni probabilità anche a dicembre. Fisher, Presidente della Dallas FED, ha indicato che l’incertezza governativa rende meno efficace l’ampio stimolo monetario fornito dalla FED e che per il momento non vede l’urgenza di modificare gli acquisti.

Ieri sui mercati

Stati Uniti La risoluzione della crisi fiscale, che sembrava ormai vicina, è di nuovo a rischio. La leadership della Camera ha dovuto ritirare un disegno di legge perché all’ultimo minuto è apparso chiaro che non ci sarebbero stati abbastanza voti repubblicani per farlo passare. Il disegno di legge che avrebbe dovuto essere votato era una versione modificata di quello approvato dal Senato due giorni fa. La versione della Camera prevedeva un rialzo del limite del debito che avrebbe permesso di arrivare fino almeno a inizio febbraio 2014 e un’estensione del finanziamento del governo fino a metà dicembre: in questo periodo si sarebbero dovute discutere modifiche alla spesa di medio termine entro il 15 dicembre. La frangia conservatrice repubblicana alla Camera, che evidentemente non è una frangia  ma un gruppo determinante, ha ritenuto non discutibile un accordo che non fosse esplicitamente mirato a disfare la riforma sanitaria. In questo modo il gruppo “estremo” è apparso molto più potente e determinato, in termini di voti, di quanto avesse valutato la leadership.I mercati cominciano a risentire della crisi di governo USA. Wall Street ha chiuso in rosso. Il dollaro nella seduta di ieri ha recuperato marginalmente sull’euro perché ci si aspettava un accordo imminente che non è stato poi raggiunto. La curva di mercato monetario continua ad essere invertita sulle scadenze a tre mesi. Il CFO di Citigroup ha dichiarato che il gruppo non detiene alcun titolo del Tesoro USA con scadenza precedente al 31 ottobre; portavoce dei fondi di mercato monetario hanno chiesto un parere esplicito alla SEC riguardo all’eleggibilità di tali titoli come collateral, ma la SEC non ha risposto. Fitch ha indicato che potrebbe togliere la AAA al rating degli Stati Uniti. Dopo il ritiro del disegno di legge alla Camera, i repubblicani sono tornati a negoziare, ma non è chiaro quale modifica potrebbe determinare una svolta. E’ possibile che una violenta reazione dei mercati faccia da catalizzatore per un accordo. Durante la crisi post-Lehman, la bocciatura in Congresso della legge che istituiva il programma TARP aveva dato luogo a un crollo massiccio della borsa e portato all’approvazione dello stesso testo due giorni dopo. Da oggi in poi, le tensioni sui mercati aumenteranno rapidamente, con rischi crescenti di correzioni massicce. 

Area Euro

Italia. Il consiglio dei ministri ha approvato ieri sera la manovra 2014. I numeri aggregati contenuti nelle linee guida diffuse dal governo mostrano un incremento netto di 4,45 miliardi della spesa (di cui 3,6 miliardi in conto capitale, inclusi pagamenti di arretrati per 500 milioni) e di 1,3 miliardi delle entrate. Ne risulterebbe uno stimolo netto di circa 3 miliardi, anche se rimangono fuori le misure per aumentare l’efficienza della spesa sanitaria (il ‘patto per la salute’ che dovrebbe essere siglato entro fine anno con le regioni) e gli eventuali risultati della sfuggente spending review. La manovra lorda include interventi per 11,6 miliardi (3,7 per gli sgravi fiscali di cui 2,5 mld per il cuneo fiscale, 1 mld per gli investimenti dei Comuni, 3,9 mld per le spese indifferibili come missioni all’estero e Cig, altri 500 milioni per il pagamento dei debiti della Pa, 2,5 mld a nuovi progetti di spesa) e coperture per 8,6 miliardi: 3,5 mld dai tagli di spesa di cui 2,5 a carico dello Stato e 1 mld delle Regioni, 3,2 mld da un pacchetto comprendente dismissioni immobiliari, rivalutazione delle attività delle imprese, riallineamento del valore delle partecipazioni e revisione del trattamento delle perdite di banche e assicurazioni e 1,9 mld da interventi fiscali (900 milioni dall’incremento del bollo sulle attività finanziarie e 500 milioni dal riordino delle tax expenditures). L’intervento dal lato delle entrate implica una redistribuzione del carico fiscale a vantaggio delle famiglie di circa 1,1 miliardi, e un incremento del carico sugli intermediari finanziari di 2,2 miliardi. A una prima lettura, perciò, gli effetti macroeconomici dovrebbero essere sostanzialmente trascurabili, e la riduzione della spesa rimane ancora tutta da realizzare. Tuttavia, si conferma almeno che l’impulso netto della politica fiscale è diventato neutrale, dopo anni di restrizione.

Irlanda Il Ministro delle Finanze irlandese Noonan ha indicato che il governo introdurrà nuove misure per 2,5 miliardi di euro in nuovi aumenti delle tasse e tagli di spesa, si tratta comunque della restrizione più blanda dal 2008. Il Budget dovrebbe consentire di portare il deficit in rapporto Pil al 4,8% dal 7,3% stimato per l’anno in corso. Ricordiamo che il governo si è impegnato con Bruxelles a riportare il deficit al di sotto del 3% nel 2015. L’Irlanda dovrebbe tornare sul mercato nel 2014, l’ultima tranche del prestito da 67,5 miliardi di euro sarà pagata nei prossimi due mesi. Noonan ha dichiarato che il Governo ha costruito un tesoretto da 25 miliardi di euro che dovrebbe costituire un backstop credibile per un ritorno sul mercato dei capitali.

Anche il Portogallo ha presentato ulteriori misure restrittive per 3,9 miliardi di euro, nel tentativo di consolidare il parziale di ritorno di fiducia nei prossimi mesi. Il piano di aiuti viene difatti a scadenza il prossimo giugno.  Il Governo si impegna a rispettare l’obiettivo di deficit al 4% del Pil dal 5,9% previsto per l’anno in corso (l’obiettivo iniziale era del 5,5% del Pil). I tagli di spesa (3,2 miliardi di euro) previsti nel Budget sono tra i più severi degli ultimi due anni. Il Governo ha previsto tagli tra il 2,5% ed il 12% agli stipendi dei dipenditi pubblici (con un reddito superiore ai 600Euro),; un aumento dell’età pensionabile di un anno a 66 anni; taglio dei dipendenti alle partecipate statali. Contestualmente il Governo ha annunciato una riduzione del tassazione sulle imprese al 23% da un precedente 25%. Non è chiaro se la manovra sarà approvata in Parlamento dove non vi dovrebbero essere problemi di maggioranza ma potrebbe essere bloccata ancora da una volta dalla Corte Costituzionale.

Germania. L’indice ZEW è salito a 52,8 a ottobre da un precedente 49,6 un massimo da ottobre 2010. Le attese erano per una lettura stabile. L’indice sulla situazione corrente è calato marginalmente a 29,7 da un precedente 30,6, ancora significativamente al di sopra della media di lungo termine. Maggiori informazioni sullo stato di salute dell’economia area euro si avranno la prossima settimana, con la pubblicazione dei PMI e IFO.


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