Da seguire: Area euro: – A dicembre, l’indicatore sulla fiducia dei consumatori elaborato dalla Commissione Europea potrebbe crescere ulteriormente a -8,6 (da -9,4 di novembre). L’indice proseguirebbe nel trend di recupero….
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iniziato nella primavera del 2009 e si confermerebbe al di sopra della media storica dal 1990 (-12). Potrebbe aumentare ancora il divario tra la fiducia dei consumatori nei paesi core, già da qualche mese in territorio positivo, e nei paesi periferici, dove non è da escludere che il morale possa deteriorarsi ulteriormente.
– Aste – viene emessa carta a breve termine in Francia, in totale 5 miliardi di BTF.
I market mover della settimana
La settimana è piuttosto povera di dati congiunturali nell’area euro. Sotto i riflettori l’Italia, dove il tasso di disoccupazione dovrebbe esser sceso nel 3° trimestre, ma i salari contrattuali dovrebbero essere rimasti fermi a novembre e la fiducia dei consumatori è vista correggere lievemente a dicembre. Le vendite al dettaglio francesi potrebbero mostrare un rimbalzo solo parziale a novembre, dopo l’inatteso calo di ottobre.
I dati in uscita negli Stati Uniti non dovrebbero modificare il quadro di accelerazione dell’attività. A novembre, gli ordini di beni durevoli dovrebbero essere in aumento al netto dei trasporti, spesa e reddito personale dovrebbero confermare i segnali positivi delle vendite al dettaglio, le vendite di case esistenti e nuove dovrebbero rimbalzare dopo il crollo di ottobre. La fiducia delle famiglie dovrebbe mostrare un ulteriore aumento a dicembre. La stima del PIL del 3° trimestre dovrebbe essere rivista verso l’alto con un contributo maggiore delle scorte.
Venerdì sui mercati
L’assenza di novità sostanziali all’ultimo Consiglio europeo in un contesto di fiducia compromessa ha portato venerdì a nuovi allargamenti degli spread sovrani nell’Eurozona. Questa volta il movimento è avvenuto in una cornice di rendimenti obbligazionari in marginale calo (-2pb sul Bund decennale), apparentemente più per le tensioni nella penisola coreana che per i dati macroeconomici (l’Ifo ha sorpreso al rialzo). Italia a 162pb sulla scadenza decennale, Spagna a 252pb, Portogallo a 345pb (questo ancora sotto la media mobile degli ultimi tre mesi), Irlanda 562pb. Dollaro stabile come cambio effettivo, ma in ripresa sull’euro: la moneta europea è scesa in area 1,31 e potrebbe riavvicinarsi ai minimi di fine novembre. Debole anche la sterlina, scambiata a 1,553 dollari. Quotazioni petrolifere sempre vicine ai massimi del mese.
Area euro
Germania. L’indice Ifo ha toccato un nuovo massimo storico da quando esiste la serie e cioè dal ’91, salendo a 109,9 dal 109,3 di novembre. Si tratta del settimo aumento consecutivo nell’ambito di un trend di miglioramento che dura da ormai quasi due anni. Il dato ha sorpreso positivamente. Sono migliorate in egual misura sia la valutazione sulla situazione corrente (a 112,9 da 112,3), sia le aspettative per il futuro (a 106,9 da 106,3). Il recupero di morale viene soprattutto dal commercio (sia all’ingrosso, sia soprattutto al dettaglio), mentre si nota un minor ottimismo nel manifatturiero e un saldo ancora improntato al pessimismo nelle costruzioni. Migliora anche l’indicazione sui servizi. L’indice Ifo è ora coerente con un’accelerazione del PIL tedesco in area 6% a/a (dal già più che robusto 3,95 a/a registrato nel 3° trimestre).
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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