Da seguire: Area Euro – Grecia. Riprende oggi il vortice di riunioni europee dedicate alla crisi greca. Alle h. 9:00 si terrà un’altra riunione ad alto livello fra Grecia, FMI, BCE, ESM, Commissione Europea e presidenza dell’Eurogruppo; questa è stata preceduta da…
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una dello staff, già in corso dalle h. 6:00. Successivamente, alle h. 13:00 si riunirà l’Eurogruppo, nella speranza che per quell’ora vi sia un documento concordato da discutere. A seguire, potrebbe tenersi un nuovo Euro Summit al margine dei lavori del Consiglio Europeo.
Ieri la maratona notturna dell’Eurogruppo non c’è neppure stata: semplicemente, erano troppe le differenze tra Grecia e creditori perché i ministri potessero pensare a un accordo.
Quali sono i punti sui quali si discute?
Ieri circolava un documento di alcune pagine con le richieste dei creditori, dal quale emergevano significative proposte di modifica in tema di sistema previdenziale (in particolare: l’accelerazione della riforma delle pensioni di anzianità e una abrogazione più rapida di un’integrazione previdenziale sulle rendite di basso importo), la richiesta di attuare le riforme strutturali proposte dal FMI nel sul ultimo Country Report, maggiori tagli alla difesa e spostamenti di categorie merceologiche da un’aliquota IVA all’altra. Più in generale, il FMI ha criticato la focalizzazione quasi esclusiva sugli aumenti di imposte nel definire la correzione fiscale, e ha chiesto di non introdurre l’imposta straordinaria del 12% sugli utili aziendali e di non aumentare i contributi previdenziali. Ieri i greci, che non si aspettavano la linea dura del FMI, non hanno ceduto. Inoltre, la Grecia starebbe ancora insistendo per ottenere subito qualche concessione sul tema della riduzione del debito e anche il riacquisto da parte di ESM delle obbligazioni ora detenute da BCE ma per diversi paesi ciò costituirebbe un terzo programma, e non un emendamento del secondo.
Che cosa può succedere ora?
- Se la Grecia abbandona il tavolo, la situazione interna è destinata a precipitare nel giro di pochi giorni in una spirale di corsa agli sportelli, congelamento della liquidità di emergenza e controlli sui movimenti di capitale. Non avendo scelto questa strada una settimana fa, si potrebbe pensare che non la imboccheranno neppure questa volta.
- La seconda possibilità è la capitolazione, con nuove concessioni alle richieste dei creditori. In tal caso, l’accordo sarebbe chiuso rapidamente; tuttavia, poi inizierebbe per Tsipras la battaglia interna per far passare un accordo sgradito ad ampi pezzi della sua maggioranza. Potrebbe contare sul sostegno delle opposizioni nel voto parlamentare, ma una frattura importante nel partito potrebbe sfociare successivamente in una crisi di governo e nella richiesta di un rinnovo del mandato elettorale. Inoltre, potrebbe essere arduo disegnare e far approvare riforme non compatibili con il DNA di Syriza.
- Potrebbero essere i creditori, e in particolare il FMI a fare marcia indietro. Tuttavia, questo appare molto difficile: Lagarde punta alla rielezione come direttore del FMI e non può permettersi di concedere nuovamente alla Grecia termini più generosi di quelli applicati ad altri paesi.
- Un’estensione dei negoziati è possibile, ma ci sono limiti sempre più stringenti. Il 30 giugno è dietro l’angolo, e se non si chiudesse domani potrebbe non esserci più tempo per completare il passaggio parlamentare in Grecia e nei paesi dell’Eurozona dove è necessaria una ratifica dell’accordo da parte dell’organo legislativo, come in Germania.
Stati Uniti
- La spesa personale a maggio è prevista in aumento di 1% m/m, con un ampio rimbalzo di tutte le componenti. I beni durevoli, attesi in rialzo di 1,8% m/m in termini nominali, dovrebbero più che compensare il calo di aprile; anche servizi e non durevoli sono attesi in ripresa dopo la debolezza di aprile. In termini reali, i consumi sono previsti in aumento solido, +0,7% m/m, in linea con un’espansione rapida nel 2° trimestre. Il dato di aprile dovrebbe essere rivisto verso l’alto, alla luce della revisione delle vendite al dettaglio. Il reddito personale è atteso in crescita di 0,6% m/m, dopo +0,4% m/m di aprile. L’employment report di maggio ha dato indicazioni positive per la dinamica del reddito da lavoro, con una variazione di 0,3% m/m dei salari e di 0,3% m/m delle ore settimanali lavorate. Il tasso di risparmio dovrebbe correggere a 5%, da 5,5% di aprile. Il deflatore dei consumi dovrebbe registrare una variazione di 0,4% m/m (0,2% a/a). Il deflatore core dei consumi è atteso in aumento di 0,1% m/m (1,2% a/a). Da diversi mesi il differenziale fra il CPI e il deflatore si sta allargando e sulle misure core ha toccato 0,6pp, ben al di sopra della media decennale di 0,2pp. Il deflatore al momento è frenato dal peso della componente della spesa sanitaria legata a tariffe Medicaid e Medicare, artificialmente basse per via della riforma sanitaria, pertanto non riflette un trend verso il basso dei prezzi praticati nel settore privato.
Ieri sui mercati
- Netto arretramento dell’euro, scambiato a fine giornata a 1,1169 dollari (minimi a 1,1134). Anche la sterlina è stata debole.
- Chiusura negativa degli indici azionari.
- Tassi in marginale calo sulla curva tedesca. Marginale allargamento dei differenziali fra BTP e Bund.
Area euro
Germania. L’indice Ifo è sceso a 107,4. La valutazione delle condizioni correnti è calata da 114,3 a 113,1, mentre le aspettative sono scese da 103 a 102. La media del secondo trimestre si colloca ora a 108, 0,9 punti sotto quella del primo trimestre e una deviazione standard sopra la media storica. Il settore manifatturiero mostra la seconda flessione consecutiva, da 13,6 a 10,8; la fiducia peggiora anche nel commercio al dettaglio, mentre migliora nei servizi (27,1 da 26,1). I dati rimangono coerenti con una crescita del PIL di 0,4-0,5% nel secondo trimestre, ma confermano l’esistenza di rischi per lo scenario di rafforzamento della ripresa economica.
Italia. La corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il prolungato blocco dei contratti nella pubblica amministrazione, ma senza effetti retroattivi. Aumenti sulla base dell’inflazione programmata implicherebbero oneri aggiuntivi per 1,7 miliardi nel 2016, 4,1 miliardi nel 2017 e 6,6 miliardi nel 2018.
Stati Uniti
La stima finale del PIL del 1° trimestre mostra una contrazione di -0,2% t/t ann., rivista verso l’alto da -0,7% t/t ann. della seconda stima, grazie a una crescita più sostenuta di tutte le componenti della domanda domestica: consumi in crescita di 2,1% t/t ann., da 1,8% t/t ann., investimenti fissi non residenziali in calo di -2% t/t ann., da -2,8% t/t ann., investimenti residenziali in aumento di 6,5% t/t ann. da 5% t/t ann., spesa pubblica in calo di -0,6% t/t ann. da -1,1% t/t ann.. Aumenta il contributo delle scorte (0,45 pp da 0,33 pp). Il contributo delle esportazioni nette rimane invariato a -1,9 pp, ma è il risultato di importazioni più forti ed esportazioni meno deboli. Il reddito lordo domestico aumenta di 1,9% t/t ann. e supporta l’ipotesi che la stima dal lato della domanda sottovaluti la variazione trimestrale effettiva. Il 30 luglio il BEA pubblicherà le nuove stime basate su una nuova metodologia di destagionalizzazione che potrebbero mostrare una revisione consistente alla variazione del 1° trimestre, anche superiore a un intero punto percentuale. Anche con la stima attuale, i dati sono complessivamente positivi e coerenti con uno scenario di economia normalizzata e in grado di sopportare la modesta rimozione di stimolo monetario derivante da un primo rialzo dei fed funds a settembre.
Fonte: BONDWorld.it
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