Area Euro Francia – La produzione industriale è stabile ad agosto dopo il +0,3% m/m di luglio. In calo di -0,2% m/m la produzione manifatturiera. L’entità del calo è inferiore alle indicazioni dell’indagine INSEE e dell’indice PMI manifatturiero….
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La produzione è in rotta per un aumento di 0,5% sul trimestre per la netta ripresa della produzione energetica, mentre la produzione manifatturiera dovrebbe chiudere pressoché stabile rispetto al secondo trimestre. Le indicazioni delle indagini di fiducia per il mese di settembre sono contrastanti: l’indice PMI sulla produzione è risalito da 45,8 a 48,4, mentre l’indice sintetico Insee è calato marginalmente da 96,3 a 96,2.
Italia. La produzione industriale potrebbe rimbalzare ad agosto, stimiamo di 0,4% m/m, dopo il calo di un punto percentuale registrato a luglio. La volatilità tipica del mese, nonché il recente scollamento tra indagini di fiducia e dati sull’output, aumenta l’incertezza sulla previsione. Su base annua la produzione dovrebbe restare in territorio negativo, a -3,2% in termini grezzi e -0,1% se corretta per i giorni lavorativi (uno in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno). In sintesi, al di là della volatilità su base mensile, il trend dell’attività economica nell’industria resta stagnante.
Aste. Il Tesoro italiano offre 8 miliardi di BOT annuali, un ammontare anche questa volta inferiore alle scadenze. A mercati chiusi, Moody’s e DBRS annunceranno le loro decisioni sul rating sovrano dell’Italia; i rating attuali delle due agenzie sono rispettivamente Baa2 e A low, con outlook stabile.
Stati Uniti
I prezzi all’import a settembre sono attesi in calo di -0,9% m/m, dopo una contrazione analoga ad agosto, sulla scia del calo del prezzo del petrolio e del rafforzamento del dollaro. La tendenza negativa dei prezzi all’import durerà ancora nei prossimi mesi, vista l’accelerazione dell’apprezzamento del cambio nelle ultime settimane.
Ieri sui mercati
Pronta marcia indietro dei mercati azionari: indici in netto ribasso negli Stati Uniti (-2%) e questa mattina in Asia. Parziale recupero del dollaro: l’euro, che aveva toccato un massimo transitorio di 1,2791, ora scambia intorno a 1,27; invece, lo yen ha sostanzialmente mantenuto le posizioni acquisite e anche il movimento della sterlina è stato minimo. Nuovi minimi per il rublo a 40,18. Quasi invariati i rendimenti di UST e Bund.
Area euro
BCE. Il bollettino di ottobre della BCE conferma il tono del comunicato del 2 ottobre. Il focus di pp.21-23 dettaglia sulla prima delle TLTRO dello scorso 18 settembre che ha visto l’assegnazione di fondi per 82,6 miliardi di euro. La liquidità netta iniettata nel sistema a ridosso è stata di 47,9 miliardi di euro. La BCE indica che la richiesta piuttosto esigua di fondi rispetto all’ammontare massimo potenzialmente prendibile di 400 mld di euro non è necessariamente sinonimo di scarso interesse da parte delle banche che vi hanno preso parte e nota che le stesse potrebbero preferire l’asta di dicembre. La BCE nota inoltre che le banche hanno partecipato più che per necessità di raccolta, date le condizioni estremamente vantaggiose. La BCE nota che una valutazione definitiva delle motivazioni per la partecipazione alle aste sarà possibile solo dopo la TLTRO di dicembre, così come la valutazione dell’impatto sugli aggregati creditizi sarà possibile soltanto molto più avanti. La BCE si dice fiduciosa che il calo di costo di raccolta sarà traslato ai tassi attivi.
Il dettaglio sui gruppi ammessi alle aste (63 gruppi per un totale di 1.244 istituzioni creditizie, di queste 27 erano gruppi cross border) suggerisce che hanno preso parte o intendono partecipare anche banche di piccole dimensioni. All’asta di settembre hanno presentato il modello (per verificare l’erogazione di credito) 53 gruppi; di questi 37 (per un totale di 520 istituti) hanno richiesto fondi per 41,8 mld di euro pari al 41% dell’ammontare loro consentito. Il resto dei fondi sono stati allocati a 218 banche che hanno partecipato individualmente. La BCE nota inoltre che 121 istituti, che contano per il 35% del totale preso a prestito, hanno già ottenuto tutta la somma per cui potevano fare richiesta; le banche che contano per il 50% del totale hanno preso a prestito nemmeno la metà dell’ammontare massimo loro garantito, e potrebbero raccogliere almeno altri 40 miliardi.
Il presidente Draghi è tornato ieri a promettere nuove misure da parte della BCE per garantire il ritorno dell’inflazione a livelli più elevati, sostenendo che la BCE “è pronta a modificare la dimensione e la composizione delle nostre misure non convenzionali, e quindi del suo bilancio, in base alle necessità”.
Stati Uniti
I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 4 ottobre sono poco variati, a 287 mila, rispetto a 288 mila della settimana precedente. I dati confermano il trend in calo dei sussidi, che sono in media sotto 300 mila da inizio luglio, e danno ulteriori informazioni positive sul processo di aggiustamento del mercato del lavoro. I sussidi non sono stati stabilmente sotto il livello di 300 mila da inizio 2006.
Fischer (vice presidente Board Fed e coordinatore del gruppo responsabile della comunicazione nel FOMC) ha detto che i recenti movimenti del cambio sono “completamente appropriati” e naturalmente la Fed non interverrà sul mercato valutario; tuttavia, Fischer ha anche sottolineato che la Fed perseguirà le politiche appropriate per gli Stati Uniti, segnalando quindi implicitamente che la Fed reagirebbe di fronte a effetti restrittivi derivanti da un apprezzamento del cambio. Williams (San Francisco Fed) ha detto che la formulazione della guidance con il riferimento al “tempo considerevole” dovrà essere modificata, ma potrebbe essere opportuno mantenerla fino a quando non si sarà più vicini al momento della svolta sui tassi che, a suo avviso, sarà probabilmente intorno a metà 2015.
Focus: è stagnazione anche in Germania
Ci sono significativi rischi verso il basso per le nostre stime di crescita per la Germania (1,4% nel 2014 e 1,5%, 1,7% tenendo conto degli effetti di calendario, nel 2015). I dati estivi su ordini, produzione ed export e l’ulteriore calo dei PMI e IFO a settembre suggeriscono che il PIL tedesco non è andato oltre una variazione nulla in estate, dopo il calo di 0,2% t/t a giugno, e che le prospettive per i mesi finali dell’anno non sono brillanti. Attualmente ci attendiamo un recupero di 0,25% t/t. Di riflesso la nostra stima per il PIL Germania calerebbe a 1,3% nel 2014 e 1,5% nel 2015.
I principali istituti di ricerca tedeschi hanno rivisto le stime di crescita per la Germania all’1,3% nel 2014 (da una stima di primavera di 1,9%) e all’1,2% nel 2015 (da una stima di primavera di 2,0%). Il FMI stima la crescita tedesca all’1,5%. I ‘saggi’ tedeschi indicano che il rallentamento della crescita tedesca è genuino e in grossa misura dovuto ad una dinamica degli investimenti fissi più deludente di quanto atteso, probabilmente per effetto dell’elevato grado di incertezza.
Gli istituti di ricerca aprono a sorpresa a una gestione espansiva della politica fiscale in Germania tramite una riduzione delle imposte e aumenti di spesa.
Fonte: BONDWorld.it
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