Da seguire:…
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Area Euro
Francia. La disoccupazione dovrebbe essere calata di due decimi nell’ultimo trimestre 2017 a 9,5% da 9,7% a livello nazionale e al 9,2% da 9,4% nella Francia metropolitana. In media annua la disoccupazione in Francia dovrebbe quindi essere calata di cinque decimi a 9,6% da 10,1% e ci aspettiamo che il riassorbimento della forza lavoro inutilizzata continui anche nel 2018, con un calo medio annuo stimato al 9,3%.
Stati Uniti
L’indice della Philadelphia Fed a febbraio è previsto in rialzo da 23,5 a 22,2 di gennaio.
Il PPI a gennaio dovrebbe essere in rialzo di 0,4% m/m, con rischi verso l’alto dopo il dato forte del CPI.
L’indice Empire della NY Fed a febbraio è atteso in rialzo a 18,2 da 17,7 di gennaio.
La produzione industriale a gennaio dovrebbe aumentare di 0,4% m/m, dopo +0,9% m/m di dicembre
Ieri sui mercati
La sorpresa verso l’alto del CPI americano ha interrotto solo temporaneamente la ripresa dei mercati azionari iniziata lunedì. Dopo una prima correzione, la lettura congiunta del CPI forte e delle vendite al dettaglio deboli ha ridato fiato alle borse (S&P +1,3%, Euro stoxx +0,9%, FTSE MIB 1,8%). Sui mercati obbligazionari, invece, la correzione seguita ai dati di inflazione si è radicata, con il rendimento del T-note oltre la soglia di 2,9% e il Bund a 0,76%. Il BTP a 10 anni recupera un paio di punti base, chiudendo la giornata a 2,05%, con lo spread a 129.
Mercati valutari. Lo shock del CPI ha brevemente rafforzato il dollaro, con l’euro in discesa fino a 1,2277, e lo yen a 107,4. Dopo la prima reazione, con la ripresa del mercato azionario il dollaro è tornato a indebolirsi, fino a oltre 1,24 contro euro e 106,75 contro yen. Il trend verso il basso del dollaro risente ora anche dei timori di un ritorno dei deficit gemelli, alimentati dalla politica fiscale super-espansiva dell’Amministrazione e del Congresso. Questa mattina, nonostante gli ordinativi giapponesi molto più deboli delle attese, lo yen continua a rafforzarsi, e tratta in area 106,4. L’euro si è stabilizzato al di sopra di 1,24 (1,2470 questa mattina). La sterlina si è indebolita contro euro dopo i commenti di B. Johnson su Brexit. I movimenti recenti del dollaro, impostati sull’aspettativa di un’accelerazione delle variabili nominali in USA, danno supporto a un clima di debolezza del dollaro almeno fino ai prossimi dati americani di rilievo (salari orari in pubblicazione con l’employment report di febbraio).
Area Euro. La seconda stima conferma una crescita di 0,6% t/t del PIL euro zona nel 4° trimestre dello scorso anno un decimo più debole che nei mesi estivi. I dettagli saranno disponibili il 7 marzo prossimo. Continuiamo ad aspettarci un forte contributo dalla domanda interna e un apporto circa nullo di scorte ed esportazioni nette. Il 2017 si è chiuso con una crescita del 2,5% in netta accelerazione rispetto al +1,9% del 2016. Per il 2018 la nostra previsione è di crescita solo marginalmente più bassa: +2,3%. Sebbene i dati recenti confermino che la ripresa euro zona si va consolidando la crescita al di sopra del potenziale rimane ancora dipendente in larga misura da condizioni finanziarie di supporto.
Area euro. La produzione industriale è aumentata di 0,4% m/m a dicembre, dopo un aumento dell’1,3% m/m del mese precedente. I dati sono più forti del previsto anche per effetto della revisione al rialzo della lettura di novembre a 1,3% m/m da + 1,0% m/m. Sull’anno la produzione industriale è cresciuta del 5,2% a / a dal 3,2% a/a in precedenza il passo più forte dal 2011. Nel trimestre, la produzione industriale è cresciuta dell’1,5% t/t accelerando dall’1,3% t/t dei mesi estivi. La produzione ha chiuso il 2017 con un incremento del 3,0% rispetto al 2,1% del 2016. L’aumento di dicembre è in parte riconducibile al settore energetico, dove la produzione è avanzata dell’1,3% m/m. Nel settore manifatturiero il segmento più vivace è stato il settore dei beni di consumo durevoli, (+2,7% m/m dopo il +1,6% m/m di novembre). La produzione di beni capitali è calata dell’1,1% m/m correggendo parte del balzo del mese precedente (+ 3,5% m/m). Anche la produzione di beni intermedi è salita a dicembre. Le indagini per il comparto manifatturiero PMI e Commissione europea indicano una prosecuzione della fase di espansione della produzione all’inizio del 2018. Inoltre, la forte uscita dall’anno scorso lascia la produzione in pista per un aumento del primo trimestre 2018nei principali paesi dell’area dell’euro.
Italia. Il PIL è cresciuto di 0,3% t/t nel 4° trimestre. Il rallentamento non è sorprendente a nostro avviso, visto il minor vigore dell’attività industriale negli ultimi tre mesi dell’anno. Nel trimestre comunque un contributo positivo è venuto sia dall’industria che sai servizi, e sia dalla domanda interna che dal commercio estero. Il 2017 chiude con una crescita corretta per i giorni lavorativi di 1,5%, in linea con le attese. Stimiamo che il PIL possa riguadagnare velocità in termini congiunturali già dal trimestre in corso, a 0,4% t/t. Non è da escludere poi che nel corso dell’anno un effetto negativo derivante dal cambio forte o dall’eventuale incertezza politica possa manifestarsi, ma confermiamo per l’intero 2018 la nostra stima di una crescita del PIL dell’1,3% (ovvero solo marginalmente inferiore a quella registrata nel 2017)
Stati Uniti. Il CPI a gennaio sorprende verso l’alto, con un aumento di 0,5% m/m (2,1% a/a) per l’indice headline e di 0,3% m/m (1,8% a/a) per quello core. Anche se una parte dei forti aumenti di gennaio può essere legata a fattori transitori (clima, epidemia influenzale), la diffusione dei rialzi segnala un possibile aumento delle pressioni inflazionistiche.
Stati Uniti. Le vendite al dettaglio a gennaio deludono, con un calo di -0,3% m/m, dopo un dato invariato a dicembre (rivisto da 0% m/m). Al netto delle auto, le vendite sono in calo di -0,2% m/m. La correzione delle vendite al dettaglio non preoccupa, alla luce del trend solido dei consumi e dei fondamentali sempre positivi.
Fonte: BondWorld.it
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