Flash Macro Daily

Flash: Germania. Gli ordini all’industria aumentano di 0,5% m/m a ottobre (2)

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Nessun dato o evento di rilievo in agenda.

I market movers della settimana

Nella zona euro il focus sarà sull’ultima riunione dell’anno della BCE, che prenderà atto degli ulteriori progressi dai dati macroeconomici, ma senza introdurre novità sul fronte della politica monetaria. Lo ZEW tedesco a dicembre è atteso in flessione dopo tre mesi di rialzi, mentre la seconda lettura dei dati sui prezzi al consumo di novembre dovrebbe confermare che l’inflazione è salita di tre decimi in Germania (1,8%), di un decimo in Francia (1,3%) e che è rimasta stabile in Italia e Spagna (1,1% e 1,7% rispettivamente). Infine, la produzione industriale di ottobre è attesa in recupero dopo il calo di settembre nell’Eurozona e in Italia.

La settimana è ricca di dati ed eventi negli Stati Uniti. La riunione del FOMC, l’ultima presieduta da Yellen, dovrebbe decidere un rialzo dei tassi di 25pb e prevedere ulteriori graduali aumenti, soggetti all’evoluzione dell’inflazione e agli effetti della riforma tributaria. In termini di dati, PPI, CPI e prezzi all’import dovrebbero essere in rialzo a novembre, spinti dalla benzina; il CPI core dovrebbe aumentare di 0,2% m/m, ma mostrare ancora moderazione. Sempre a novembre, la produzione industriale e le vendite al dettaglio dovrebbero confermare un quadro espansivo per il 4° trimestre. L’indice Empire per dicembre è previsto su livelli coerenti con crescita solida nel settore manifatturiero.

Ieri sui mercati

I dati occupazionali americani di venerdì hanno sostenuto l’appetito per il rischio degli investitori, favorendo nuovi rialzi degli indici azionari mondiali e un limitato aumento dei tassi sulle curve governative, con un modesto aumento della pendenza 10-2 anni (+2pb) sulla curva UST, che contrasta con la tendenza della settimana (-4pb). Nell’eurozona, calo dei premi al rischio su Italia e Spagna. Nel corso della settimana, i rendimenti dei BTP sono calati di 13pb sulla scadenza quinquennale e di 15pb su quella quinquennale. L’euro ha chiuso la settimana in flessione sul dollaro (-0,8% su base settimanale), che è andato rafforzandosi anche contro yen.

Regno Unito. Il governo britannico ha accettato di garantire un “totale allineamento” con le regole del mercato unico e dell’unione doganale in Irlanda, mossa che ha eliminato l’ultimo ostacolo che impediva di traghettare alla fase due i negoziati. Nei giorni precedenti era già stato chiaro che il Regno Unito era orientato ad accettare le condizioni poste dai negoziatori UE sugli altri punti.

Germania. A ottobre, l’export è calato a sorpresa per il secondo mese consecutivo (-0,4% m/m). Le importazioni nel mese sono cresciute di 1,8% m/m, più che recuperando il calo di settembre. Di riflesso il saldo di bilancia commerciale scende a 19,9 miliardi di euro dai 21,2 miliardi dei due mesi precedenti.

Italia. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile a 11,2% nel terzo trimestre. Nei mesi estivi, l’occupazione è salita di 0,3% t/t, grazie all’aumento dei dipendenti (ma soltanto nella componente a tempo determinato); la crescita è stata più accentata per le donne e per il Mezzogiorno, e l’occupazione è tornata ad aumentare per i giovani tra i 15 e i 34 anni.

Stati Uniti. L’employment report è positivo anche a novembre, con indicazioni di continuo calo delle risorse inutilizzate. Gli occupati non agricoli aumentano di 228 mila. L’occupazione rilevata con l’indagine presso le famiglie, tipicamente volatile, aumenta di 57 mila e la forza lavoro è in rialzo di 148 mila unità. Il tasso di partecipazione è invariato a 62,7%, intorno ai livelli medi dell’ultimo anno. Il tasso di disoccupazione è stabile a 4,1%,. I salari orari sono in rialzo di 0,2% m/m (2,5% a/a), ma il dato di ottobre è rivisto verso il basso, a -0,1% m/m: la dinamica salariale si mantiene su un trend molto moderato nonostante la continua crescita dell’occupazione e il la riduzione delle risorse inutilizzate. Le ore lavorate sono in rialzo di 0,5% m/m con indicazioni positive per la produzione nel mese.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’University of Michigan a dicembre (prelim.) corregge a 96,8 da 98,5 di novembre. L’indagine riporta un aumento dell’indice delle condizioni correnti (a 115,9 da 113,5), a fronte di un calo delle aspettative (a 84,6 da 88,9). Le aspettative di inflazione aumentano sia sull’orizzonte a 1 anno (a 2,8% da 2,5%), sia su quello a 5 anni (a 2,5% da 2,4%). La Fed rileverà questa svolta, che però richiede ulteriori conferme nei prossimi mesi per ridurre i timori di un declino persistente delle aspettative di inflazione.

Stati Uniti. Il 7 dicembre il Congresso ha approvato un’estensione della legge di spesa valida fino al 22 dicembre, in attesa che venga concordato fra il presidente e i capigruppo di Camera e Senato il livello di spesa discrezionale per il prossimo anno. Se non ci sarà un accordo entro il 22 dicembre, secondo i leader dei partiti, si voterà un’altra estensione fino a gennaio, per poi approvare un appropriation bill valido fino al 2019, scavalcando il periodo elettorale di fine 2018.

Giappone. La seconda stima del PIL del 3° trimestre mostra una revisione verso l’alto della crescita da 0,4% t/t a 0,6% t/t (+1,7% a/a), in gran parte dovuta a una variazione più solida degli investimenti non residenziali. Il Nikkei riporta che il governo sta preparando alcune misure di stimolo mirate a sostenere la dinamica salariale e la reflazione che dovrebbero essere incorporate nella manovra aggiuntiva di fine anno.

Fonte: BondWorld.it


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