Da seguire: Area Euro: Germania. Gli ordini all’industria sono sorprendentemente calati di -2,8% m/m in marzo. Il calo è più marcato per gli ordini esteri (-4,6% m/m) che per gli ordini domestici (-0,6% m/m) e ha interessato in particolare gli ordinativi esteri di beni capitali (-6,0% m/m) e di….
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- beni di consumo (-9,9% m/m). Il ministero dell’economia ha fatto cenno ad effetti temporanei della situazione geopolitica e a un trend comunque di crescita grazie a una robusta domanda interna e alla domanda da Paesi esterni all’Eurozona.
- Francia. La produzione industriale è calata di -0,7% m/m in marzo, smentendo le aspettative di rialzo. In calo dello 0,7% anche la produzione manifatturiera. Le indagini nazionali e i PMI avevano mostrato un miglioramento delle aspettative su ordini e produzione a marzo, soprattutto per quanto riguarda le commesse nazionali. Il settore industriale contribuirà negativamente alla formazione del PIL nel primo trimestre.
Ieri sui mercati
In Cina, il PMI dei servizi è sceso da 51,9 a 51,4 in aprile.
Il dollaro rimane debole sui mercati valutari: l’indice di cambio medio effettivo ha toccato il minimo dell’ultimo anno e mezzo. Il cedimento è ad ampio raggio, interessando yen, euro, sterlina, dollaro canadese e varie monete emergenti. L’euro è stato così spinto fino a un massimo infragiornaliero di 1,3951, pur senza avanzare in termini di cambio medio effettivo.
Il tono sui mercati periferici dell’Eurozona rimane positivo: nuovi cali dei differenziali con il Bund hanno interessato il debito italiano e spagnolo. Il rendimento del BTP decennale è sceso marginalmente sotto il 3,0%. Nettamente negativa, invece, è stata la chiusura degli indici azionari mondiali, fino al -2,75% del Giappone di questa mattina. La crisi ucraina continua a gettare ombre sullo scenario, essendo sempre meno chiaro se potrà emergere una soluzione negoziale sostenibile.
Nel suo nuovo Economic Outlook, l’OCSE ha sostanzialmente confermato lo scenario di ripresa per i Paesi sviluppati. Per gli Stati Uniti, l’istituto ha rivisto al ribasso di tre decimi la stima per quest’anno (a 2,6%), alzando viceversa di un decimo (a 3,5%) la previsione per l’anno prossimo. Per l’Eurozona l’OCSE rivede al rialzo le stime sia per quest’anno che per l’anno prossimo, a 1,2% e 1,7%, ma ha rivisto al ribasso la stima sull’Italia. Non stupisce la generalizzata rilettura verso il basso delle stime di inflazione, che risparmia soltanto il Giappone: in particolare, per l’Eurozona, il CPI è ora visto allo 0,7% quest’anno e all’1,1% nel 2015.
Area Euro
La seconda stima del PMI composito di aprile per l’area euro ha confermato la lettura preliminare a 54 (da 53,1 di marzo), ai massimi da quasi tre anni. Infatti, nonostante la rilettura al rialzo dell’indice manifatturiero, il PMI servizi è stato confermato a 53,1, in decisa salita da 52,2 di marzo. Il PMI servizi tedesco è stato rivisto al ribasso a 54,7 da 55, comunque in aumento rispetto al 53 di marzo; l’indice francese è stato invece riletto al rialzo di un decimo a 50,4, comunque in netto calo dal 51,5 di marzo. La prima lettura del PMI servizi italiano e spagnolo ha visto in entrambi i casi un aumento superiore alle attese, rispettivamente a 51,1 da 49,5 di marzo e a 56,5 da 54 precedente. In sintesi, gli indici PMI sono coerenti con un’accelerazione della crescita in area 0,4% t/t (l’ultimo dato ufficiale è lo 0,2% t/t del 4° trimestre 2013).
Le vendite al dettaglio sono cresciute di 0,3% m/m a marzo, ma il dato di febbraio è stato come prevedibile rivisto al ribasso da 0,4% a 0,1% m/m. Da notare però che l’aumento è dovuto unicamente ad alimentari, bevande e tabacco (+1,3% m/m), al netto dei quali le vendite sarebbero viceversa scese di -0,3% m/m. Il dato è stato trainato dal balzo registrato in Francia (+2,3%), mentre in tutti gli altri principali Paesi si nota un calo (Germania -0,7%, Spagna -0,6%). Nel 1° trimestre dell’anno le vendite (crescendo in ciascuno dei primi tre mesi del 2014) hanno messo a segno un incremento su base trimestrale di 0,6% t/t (da -0,4% del trimestre precedente): si tratta del record da oltre sette anni. Ciò segnala rischi al rialzo sui consumi di contabilità nazionale (e di conseguenza sul PIL) del 1° trimestre nell’Eurozona.
Stati Uniti
La bilancia commerciale a marzo registra un saldo di -40,4 mld di dollari (da -41,9 mld, rivisto da -42,3 mld), grazie al solido rimbalzo dell’export. Al netto del petrolio, il deficit è poco variato (-21,8 mld da -21,9 mld). Il saldo in termini reali è poco variato rispetto a febbraio e più ampio di quanto assunto nella stima del PIL del 1° trimestre; pertanto, il contributo delle esportazioni nette nel 1° trimestre dovrebbe essere modestamente più ampio di quanto stimato inizialmente (-0,8 pp). Come atteso, le esportazioni sono in rialzo (+2,1% m/m) dopo la contrazione di febbraio (-1,3% m/m); per i beni, l’export aumenta di 2,8% m/m, trainato dai beni capitali (4,8% m/m) e dalle auto (+4,9% m/m). Le importazioni sono in crescita di 1,1% m/m, con una variazione di 1,6% m/m per i beni (+2,8% m/m al netto del petrolio); si registra un forte aumento nel comparto degli alimentari (+10,8% m/m), che dovrebbe essere comunque transitorio e potrebbe essere legato alle condizioni climatiche rigide.
Stein (Board Fed) ha detto che è probabile che ci siano episodi di elevata volatilità man mano che la Fed si avvicina all’uscita dall’attuale fase di politica monetaria. Secondo Stein, la normalizzazione dello scenario implica che la politica monetaria diventi meno caratterizzata da “impegni” precisi sulla traiettoria futura di policy e che i tentativi di contenere la volatilità siano gradualmente meno efficaci.
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