Da seguire: Germania. L’indice IFO potrebbe perdere ancora quota a settembre, da 106,3 fino a 105,8. Si tratterebbe del quinto calo consecutivo. L’indice delle aspettative è visto in ribasso a 101,3 da 101,7 (prossimo alla media di lungo periodo, 100,4). La correzione sull’indice relativo alla situazione corrente potrebbe essere più marcata a 110,0 da 111,1,…
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come da indicazioni dall’indice ZEW. Pensiamo che il rallentamento dell’economia tedesca sia solo un fenomeno temporaneo, legato all’affievolimento della domanda mondiale (in particolare dall’Est Europa) e che il Paese tornerà a crescere ad un ritmo di 0,4-0,5% t/t da inizio 2015.
Italia. L’indice di fiducia dei consumatori è atteso in marginale flessione a settembre, a 101,5 da 101,9 di agosto (sarebbe il quarto calo consecutivo). Durante l’estate è svanito gran parte dell’ottimismo sull’economia che si era creato in primavera, e sono tornati ad aumentare i timori legati alla disoccupazione. Il livello dell’indice resta comunque superiore alla media del 2013 e solo di poco inferiore alla media di lungo periodo, dunque coerente con la prosecuzione di una modesta ripresa (dell’ordine di 0,1/0,2% t/t) dei consumi.
Belgio. L’indice di fiducia della Banca del Belgio potrebbe rimanere poco variato a settembre (a -7,1 da -7,3 di agosto). L’indice dopo il picco di febbraio è andato peggiorando, ma rimane ancora al di sopra della media di lungo termine (-7,7). L’indice per il manifatturiero potrebbe recuperare a -9,3 da -9,6.
Stati Uniti
Le vendite di case nuove ad agosto sono attese in crescita a 435 mila da 412 mila di luglio. Il trend nel comparto delle nuove unità è stato estremamente contenuto dal 2012 in poi, con fluttuazioni in un range compreso fra 350 e 450 mila. I dati sulle nuove unità abitative completate fa prevedere una graduale tendenza verso l’alto. Anche l’indagine di fiducia dei costruttori dall’estate è tornata in territorio espansivo e conferma i segnali positivi che emergono dai cantieri e dalle licenze.
Ieri sui mercati
Performance giornaliera marginalmente negativa per i titoli di stato italiani, che si sono mossi in linea con gli altri periferici e con la carta core, in un contesto di incremento dell’avversione al rischio. Del tutto opposto il movimento degli UST. Flessione marcata per gli indici azionari europei, più contenuta per quelli statunitensi. Poco significativi i movimenti dell’euro.
Area Euro
Le indagini PMI di settembre confermano che la ripresa rimane lenta e fragile anche a settembre. Il PIL crescerà al meglio di 0,1% t/t nel 3° trimestre e il ritmo di crescita rischia di rimanere fiacco anche a fine anno. Il rallentamento interessa in particolare il manifatturiero tedesco, la Francia rimane in un limbo tra stagnazione e recessione. Il rallentamento del manifatturiero tedesco dovrebbe essere un fenomeno temporaneo legato alla debolezza della domanda estera (l’indice PMI ordini dall’estero è calato a 50,8 da 51,6 dei sei mesi precedenti) ma il miglioramento dei servizi fa sperare in una tenuta della domanda interna, a riguardo si avranno maggiori indicazioni con la pubblicazione dell’indagine IFO e del dettaglio per commercio e costruzioni.
Il prossimo 14 ottobre la Corte Europea di Giustizia prenderà in esame la legittimità del programma OMT (Outright Monetary Transactions) annunciato dalla BCE nel settembre 2012.
Stati Uniti
Il PMI Markit del settore manifatturiero a settembre (prel.) è poco variato a 57,9 da 58 di agosto. L’indagine conferma un ritmo di espansione solido per il settore e dà segnale di crescita sostenuta sia nel 3° che nel 4° trimestre. Anche l’indice della Richmond Fed per il manifatturiero dà indicazioni espansive, con un rialzo a settembre a 14 da 12 di agosto.
Questa settimana è costellata di discorsi di esponenti della Fed, che continuano a sottolineare la diversità delle opinioni. Bullard ha sostenuto che sarebbe stato prematuro rimuovere il riferimento al tempo considerevole, mentre per George sarebbe già ora di alzare i tassi ufficiali. Secondo Kochelakota bisognerebbe introdurre indicazioni temporali più precise riguardo all’obiettivo di inflazione. Infine, Dudley ha segnalato rischi per la crescita di un eccessivo rafforzamento del dollaro.
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