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Germania. Le stime per il 2017 dovrebbero mostrare una crescita del PIL del 2,4% dall’1,9% dell’anno precedente. Se confermata, la stima per l’intero anno dovrebbe essere compatibile con una crescita nel Q4 di 0,7% t/t, solo in modesta decelerazione rispetto al terzo trimestre. La dinamica annua è gravata da un effetto di calendario negativo per 0,2%, la crescita media annua derivabile dai dati trimestrali dovrebbe assestarsi al 2,6%. Nel 2017, la crescita è stata trainata principalmente dalla domanda interna (+ 2,4%), mentre le esportazioni nette hanno offerto un contributo di 0,1. I dati dell’intero anno includono anche i dati per il saldo del settore pubblico: una forte crescita economica dovrebbe aver spinto le entrate fiscali. Ci aspettiamo, quindi che il surplus di bilancio salga all’1,1% dopo lo 0,6% dello scorso anno.
Area euro. La produzione industriale è attesa in crescita dell’1,2% m/m a novembre dopo il +0,2% m/m del mese precedente, grazie a un ampio contributo positivo da Germania, Francia e Italia. La crescita annua rallenterebbe al 3,2% dal 3,7%. Il dato di novembre, se confermato, lascerebbe la dinamica trimestrale in rotta per un rialzo dell’1,1% t/t a dicembre, dall’1,2% t / t di settembre. L’espansione del settore manifatturiero iniziata la scorsa primavera per ora non sembra dare segni di cedimento, le indagini di fiducia presso le imprese segnalano un proseguimento della fase di crescita solida anche tra fine 2017 inizio 2018. I dati di produzione e fiducia indicano rischi al rialzo per la nostra previsione di crescita del PIL area euro di lo 0,6% t/t a fine anno.
I verbali della riunione BCE di dicembre potrebbero offrire spunti sulle posizioni dei membri del Consiglio sull’opportunità di mantenere una politica monetaria ultra accomodante a fronte di continui miglioramenti del ciclo. È possibile che emergano dei primi indizi su eventuali modifiche alla comunicazione da introdurre nei prossimi mesi per preparare i mercati alla chiusura del programma di acquisto.
Ieri sui mercati
Il Tesoro italiano ha collocato 7,5 miliardi di BOT annuali a un rendimento medio di -0,42%, con domanda 1,41x l’offerta. Inoltre, ha piazzato tramite sindacato anche un BTP 1/9/2038 2,95%, con regolamento 17/1. Il nuovo BTP è stato collocato per l’importo di 9 miliardi, con rendimento lordo di 2,987%. Marginale rialzo dei rendimenti sul mercato secondario, soprattutto sui mercati core e sulla Spagna, senza movimenti significativi degli spread del BTP. Continua il rafforzamento dello yen, mentre l’euro è rimbalzato contro dollaro. La relativa debolezza del dollaro è stata alimentata da rumours (peraltro smentiti nella notte) che le autorità monetarie cinesi starebbero diversificando le riserve valutarie riducendo la quota del dollaro. Dollaro canadese e peso messicano, invece, hanno sofferto per le dichiarazioni uscite ieri dal Canada riguardo ad aspettative che gli Stati Uniti annuncino presto l’uscita dal NAFTA. Listini azionari europei e americani contrastati.
Francia. La produzione industriale cala a sorpresa a novembre di -0,5% m/m da 1,7% m/m. Il dato è spiegato dalla correzione della produzione nel comparto manifatturiero. La variazione annua evolve a 2,5% da 5,5. Il contributo alla formazione del PIL nell’ultima parte dell’anno potrebbe avvicinarsi ai tre decimi.
Italia. I prezzi delle abitazioni sono tornati a calare nel terzo trimestre, di -0,5% t/t dopo il rimbalzo visto nei tre mesi precedenti (+0,2% t/t). Il calo annuo si è perciò approfondito, a -0,8% (da -0,2% a/a precedente).
Stati Uniti. I prezzi all’import a dicembre aumentano di 0,1% m/m, dopo 0,8% m/m di novembre, spinti dall’energia. I prezzi al netto del petrolio calano di -0,2% m/m, segnalando assenza di pressioni inflazionistiche nonostante la debolezza del cambio.
Stati Uniti. Evans (Chicago Fed) riterrebbe opportuno non alzare i tassi almeno fino a metà anno, per valutare con maggiori informazioni i dubbi sul sentiero dell’inflazione. Secondo Evans l’inflazione non sarà al 2% prima del 2019-20. Bullard (St Louis Fed) ha riaffermato chei tassi non dovrebbero essere alzati affatto. A suo avviso, aver mancato l’obiettivo di inflazione per 5-6 anni è un segnale di un fenomeno strutturale, la curva di Phillips sta scomparendo e non dovrebbe essere usata dalla Fed nella determinazione della politica monetaria. Kaplan (Dallas Fed) invece ha detto di essere favorevole a tre rialzi nel 2018, condizionati all’evoluzione dei dati, e ha sottolineato che la Fed non deve trovarsi indietro nella rimozione dello stimolo in una situazione di possibile surriscaldamento.
Fonte: BondWorld.it
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