Flash: Germania. Le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,3%

Da seguire: Area Euro: Germania. Le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,3% m/m a giugno dopo i cali dei tre mesi precedenti probabilmente legati alla tarda cadenza della Pasqua che sembra aver distorto anche i dati su ordini e produzione industriale. Sul trimestre le vendite al dettaglio…


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  • chiudono quindi in calo di -0,3% t/t dopo 1,5% t/t di giugno e suggeriscono che i dati di contabilità nazionale potrebbero mostrare una frenata dei consumi tedeschi a 0,2% t/t nel 2° trimestre dopo il 0,7% t/t del 1° trimestre. I fondamentali per i consumi tedeschi sono più che positivi. Il reddito disponibile reale dovrebbe crescere di 1,5% – 1,7% e sostenere una ri-accelerazione della spesa per beni e servizi dall’estate.
  • Francia. La spesa per consumi accelera a sorpresa di 0,9% m/m a giugno dopo il +0,7% m/m di maggio (rivisto al ribasso da 1,0% m/m). Sull’anno le vendite crescono dell’1,8% da -0,7% (rivisto al ribasso da -0,6%). Il dato di giugno porta le vendite al dettaglio a rimbalzare a 1,0% t/t a giugno dal -1,1% t/t di marzo. La spesa delle famiglie è quindi nuovamente in territorio positivo dopo la debolezza del trimestre invernale: i dati di contabilità nazionale potrebbero vedere una ripresa dei consumi in crescita di 0,3%t/t dopo la contrazione invernale di -0,5% t/t.
  • Il tasso di disoccupazione dovrebbe essere rimasto invariato nella media area euro a 11,6% a luglio. Con l’avanzare della ripresa la disoccupazione potrebbe arrivare all’11,3% per fine anno. In Germania, il tasso di disoccupazione è visto stabile a 6,7% per il settimo mese di fila. Il calo della disoccupazione dipenderà dalla dinamica della forza lavoro dal momento che la disoccupazione è ormai sul livello di lungo periodo.
  • Italia. Il tasso di disoccupazione è atteso invariato al 12,6% a giugno. Il dato di maggio, sia pur in aumento, aveva visto una crescita degli occupati (più che compensato dall’aumento della forza-lavoro). Il mercato del lavoro è in via di stabilizzazione, anche se per una discesa significativa della disoccupazione occorrerà aspettare il 2015 inoltrato.
  • Area euro. La stima preliminare dovrebbe mostrare l’inflazione in calo a 0,3% a luglio per effetto per lo più di una stagionalità negativa. Il core (al netto di alimentari, energia, alcol e tabacchi) potrebbe calare ancora di un decimo a 0,7%. Il CPI potrebbe toccare un minimo in luglio-agosto per poi risalire gradualmente arrivando verso l’1% soltanto nella prossima primavera.
  • Italia. I prezzi al consumo sono visti stabili sulla misura nazionale e in calo di -1,9% m/m sull’indice armonizzato a luglio. L’inflazione si attesterebbe in entrambi i casi a 0,2% a/a (per il NIC sarebbe un nuovo minimo dal 2009). Nel mese un contributo negativo verrebbe dall’energia visto il calo del 6,3% delle tariffe del gas. In prospettiva, riteniamo che il CPI possa rimanere molto vicina a zero in estate (anzi non è da escludere un nuovo minimo ad agosto), per risalire solo marginalmente negli ultimi mesi dell’anno.

Stati Uniti

  • Il Chicago PMI a luglio è atteso in aumento a 64 da 62,6 di giugno. Le altre indagini regionali (Philly Fed ed Empire) hanno segnato nuovi aumenti a luglio, dopo dati solidi a giugno e l’area di Chicago dovrebbe risentire favorevolmente dell’espansione solida del settore auto e di una riduzione delle chiusure degli stabilimenti per la manutenzione estiva.  

Ieri sui mercati

I listini europei non sono riusciti ieri nel tentativo di recuperare sulla scia del sorprendente dato sul Pil statunitense, archiviando nuovamente la seduta con segni negativi. Di base, restano i timori sul fronte geopolitico con nuove sanzioni nei confronti della Russia. In controtendenza l’indice spagnolo Ibex, grazie al nuovo dato sul Pil che nel 2° trimestre ha sorpreso al rialzo le stime di consenso, crescendo ad un ritmo maggiore in oltre sei anni. Grande successo anche per l’ultima asta estiva del Tesoro italiano. Più nel dettaglio la riapertura del BTP a cinque anni con scadenza novembre 2019 ha spuntato un rendimento dell’1,20% rispetto all’1,35% del collocamento precedente e ha coperto l’intero ammontare posto in offerta (3 miliardi). Bene anche il decennale settembre 2024, assegnato per 2,5 miliardi totali con un tasso del 2,6%, in calo dal 2,81% precedente. In entrambi i casi i rendimenti di assegnazione hanno rappresentato i nuovi minimi storici sul primario per i titoli italiani e si solo allineati ai valori prevalenti sul mercato secondario, grazie anche alla domanda particolarmente solida, sostenuta dalla decisione di cancellare le aste di agosto che ha favorito una maggiore liquidità. Rispetto alla curva dei tassi italiani, il decennale torna a scambiare in area 2,68% mentre il titolo a 2 anni si attesta a quota 0,45%. Stabile invece rimane lo spread tra BTP e Bund che continua a scambiare a ridosso della soglia di 150pb. Sul fronte cambi l’euro/dollaro scivola sotto 1,34 depresso dal risultato del PIL USA del 2° trim., ampiamente superiore alle aspettative dei mercati finanziari, questo supporta la Fed nella sua politica di riduzione degli aiuti monetari e spinge al rialzo il dollaro. Le conclusioni del FOMC di ieri consolidano la valuta USA confermando ancor di più lo scenario di fondo che vede un rafforzamento del dollaro ed un indebolimento dell’euro in virtù degli opposti approcci. Prosegue una certa positività sul mercato delle commodity anche se le quotazioni del Brent sono in moderato calo. Le turbolenze geopolitiche in Medio Oriente, Africa ed Europa non paiono incide sulla produzione, anche se creano timori sulle prospettive delle esportazioni. Le sanzioni decise dalla UE insieme agli USA nei confronti della Russia, riguardanti anche il settore energetico, sembrano sostenere blandamente le quotazioni del petrolio.

Area Euro

La stima flash dell’inflazione in Germania mostra che a luglio gli indici nazionale e armonizzato rallentano ma meno delle attese calando a 0,8% da 1,0%. Sulla base delle variazioni annue, il calo è spiegato principalmente dalla discesa dei prezzi dell’energia (da -0,3% a/a a -1,5% a/a), mentre i prezzi degli alimentari sono rimasti circa in linea rispetto a quelli del mese precedente (+0,1% a/a). Sul mese, invece, i prezzi al consumo sono aumentati di 0,3% m/m da 0,4% m/m di giungo. L’inflazione tedesca dovrebbe tornare a salire oltre l’1% dall’autunno (media annua HCPI 1,0%). Anche in Spagna, la stima flash mostra che l’inflazione a luglio cala (qui, più delle attese), scendendo a -0,3% da 0,1% sulla misura nazionale e a 0,4% da zero su quella armonizzata. Sul mese i prezzi sono calati di 0,9% m/m dopo la stagnazione di giugno sulla misura nazionale e -1,6% m/m da -0,1% m/m su quella armonizzata. Il calo è spiegato dalla riduzione dei prezzi del carburante e dell’elettricità, nonché degli alimentari freschi. L’inflazione spagnola dovrebbe tornare in territorio positivo nell’autunno (media annua HCPI 0,1%).

La stima preliminare del PIL nel secondo trimestre in Spagna registra una crescita di 0,6% t/t da 0,4% t/t di marzo, quindi in accelerazione rispetto al dato del primo trimestre. Sebbene non siano ancora disponibili i dettagli, l’INE nel suo comunicato informa che sì è avuto un contributo positivo dalla domanda interna, mentre le esportazioni nette hanno contribuito negativamente alla formazione del PIL. Su base annua il PIL balza a 1,2% da 0,5%, stabilendo quindi il massimo da sei anni. Se la ripresa dovesse continuare nella seconda metà dell’anno allo stesso ritmo, come da nostre previsioni, il PIL 2014 crescerebbe dell’1,3% da -1,2% del 2013. In Belgio, la stima preliminare del PIL nel secondo trimestre registra una crescita inferiore alle attese a +0,1% t/t da +0,4% t/t di marzo, interrompendo la fase di accelerazione iniziata a giugno 2013. Anche se i dettagli non sono ancora disponibili il contributo negativo principale dovrebbe essere venuto dall’industria e dalle esportazioni nette. Sull’anno la variazione passa a 1,1% a/a da 1,2% a/a. Stimiamo che in media annua il PIL belga dovrebbe avanzare dell’1,1% da 0,2% del 2013. L’inatteso rallentamento potrebbe essere dovuto alle turbolenze internazionali, e in particolare in Ucraina, che potrebbero quindi aver impattato anche sulla Germania, dati i forti legami commerciali tra le due economie, portando di fatto l’economia tedesca a una stagnazione nel secondo trimestre.

Area euro. L’indice di fiducia economica della Commissione Europea risulta poco variato a luglio, in marginale rialzo a 102,2 da 102,1 (rivisto al rialzo) del mese precedente. Il dato di luglio suggerirebbe che la ripresa nell’eurozona, pur presente, ha perso di spinta all’inizio del terzo trimestre. L’indice rimane comunque al di sopra delle media di lungo periodo (100,0). Il dettaglio mostra che nel manifatturiero il morale migliora a -3,8 da -4,3, mentre il morale nei servizi registra un calo a 3,6 da 4,4 (rivisto al rialzo da 4,2), interrompendo così il trend di rialzo iniziato a maggio. Nelle costruzioni si registra un miglioramento a -28,2 da -31,7, mentre nel commercio al dettaglio si nota un calo a -2,5 da -1,9. In sintesi l’indice di fiducia economica rimane coerente con una crescita a inizio estate di 0,3% t/t in linea con quanto indicato dagli indici PMI di luglio. La fiducia dei consumatori in seconda lettura si conferma a -8,4% come da stima preliminare, in calo da -7,5 di giugno.

Stati Uniti

Come da attese, la riunione del FOMC si è conclusa senza novità. La Fed ha annunciato il taglio di altri 10 miliardi della cifra mensile del programma di QE, che calano così da 35mld a 25mld al mese. Al termine della due giorni di riunioni del Fomc la banca centrale registra il miglioramento in atto nell’economia Usa anche alla luce dei dati sul Pil del secondo trimestre migliori delle attese, senza però dare l’impressione di voler accelerare sul fronte di un prossimo rialzo dei tassi. “Le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate, con l’ulteriore discesa del tasso di disoccupazione” si legge nel comunicato. “Tuttavia, una serie di indicatori del mercato del lavoro suggeriscono che rimane un ampio potenziale inutilizzato delle risorse lavorative”. Riguardo alle prospettive di politica monetaria pertanto non ci sono modifiche, confermando che l’ampio stimolo monetario resterà appropriato anche quando si saranno raggiunti gli obiettivi di piena occupazione e stabilità dei prezzi. Inoltre si è ribadito che i tassi resteranno fermi per un periodo considerevole dopo la fine degli acquisti prevista per ottobre. Ulteriori informazioni sul dibattito relativo ai tempi della svolta e al successivo sentiero dei tassi potrebbero emergere con i verbali in pubblicazione il 20 agosto.

USA. La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati di luglio aumenta meno delle stime di consenso a +218 mila da 281 mila di giugno (maggior aumento da novembre 2012). Il dato di luglio è il quarto aumento consecutivo sopra le 200 mila unità. I nuovi occupati nei settori professionali sono stati 61 mila, rispetto ai 79 mila di giugno, mentre nel settore del commercio, dei trasporti e dei pubblici servizi i nuovi occupati sono stati 52 mila dai 56 mila del mese precedente. Sebbene il dato sia inferiore alle attese, è comunque coerente con una robusta ripresa del mercato del lavoro americano.

USA. La prima stima del PIL nel secondo trimestre stupisce al rialzo con una crescita del 4,0% t/t ann. da -2,1% t/t ann. (rivisto al rialzo da -2,9% t/t ann.). I consumi accelerano del 2,5% da 1,2% grazie alla spinta dei beni durevoli in aumento del 14,0%, mentre la spesa in servizi cresce solo dello 0,7%, in parte a causa dell’entrata in vigore della riforma sanitaria (la spesa sanitaria aumenta solo di 0,7% dopo essere calata di 1,4% nel primo trimestre). Il comparto degli investimenti residenziali sale del 7,5% da -5,3%, compensando il calo sperimentato nel primo trimestre e dovuto al clima avverso; mentre gli investimenti industriali accelerano del 5,5% da 1,6% di marzo. Infine, il contributo del settore pubblico, dopo due trimestri negativi, si mostra in ripresa, crescendo a 1,6% da -0,8%. Nel complesso la domanda interna contribuisce per 2,9% da 0,7%. Le scorte contribuiscono alla crescita del PIL per l’1,5% dopo -1,2% a marzo. Il canale estero, come previsto, contribuisce negativamente in termini netti per 0,6% (dopo -1,6%) poiché il solido aumento delle importazioni (+11,7% da 2,2%) supera l’altrettanto robusto incremento delle esportazioni (+9,5% da -9,2%). La variazione annua evolve così a 2,4% da 1,9% del primo trimestre. Sull’anno il PIL USA è atteso crescere allo stesso ritmo del 2013: 2,2%.

 


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