Stati Uniti. Gli ordini di beni durevoli di febbraio (prel.) sono attesi in aumento di 1,7% m/m, dopo -3,6% m/m di gennaio…..
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Al netto dei trasporti, gli ordini dovrebbero segnare un rialzo di 0,8% m/m, in recupero dopo un aumento inferiore al trend a gennaio (0,3% m/m. Gli ordini di beni capitali dovrebbero recuperare dopo la correzione di -5,1% m/m di gennaio.
Stati Uniti. Le vendite di case nuove a febbraio dovrebbero aumentare a 620 mila, da 593 mila di gennaio, recuperando solo in parte l’ampia correzione di gennaio (-7,8% m/m). Il trend dovrebbe mantenersi in moderato rialzo nei prossimi trimestri.
Ieri sui mercati
Mercati azionari in calo diffuso ieri, sulla scia di una combinazione di timori con origini diverse: il sentiero un po’ più ripido dei tassi USA, dopo la riunione del FOMC, le continue difficoltà dei titoli tecnologici in seguito alla vicenda Cambridge Analytica/Facebook, e la conferma di un’offensiva protezionistica da parte dell’amministrazione Trump. Questa mattina i mercati asiatici segnano ampie correzioni (Nikkei -4,5%), dopo gli annunci relativi alla predisposizione di tariffe contro la Cina da parte degli USA e di una prima risposta ritorsiva da parte della Cina.
Sui mercati obbligazionari, i dati macroeconomici che segnalano un possibile ritracciamento della crescita e le indicazioni di cautela da parte della Fed hanno determinato un modesto calo dei rendimenti, con il T-note 10 anni a 2,81%, il Bund a 0,52%, in calo di 7 pb. Il BTP tratta a 1,87%, con lo spread in area 134.
I mercati valutari registrano un modesto indebolimento del dollaro, con l’aggiustamento delle posizioni in seguito alla pubblicazione delle proiezioni di tasso della Fed. Molti operatori ipotizzavano che il FOMC potesse segnalare 4 rialzi nel 2018. Anche la scelta di un aumento in più dei tassi, da 2 a 3, posizionata nel 2019, non è parsa sufficiente a far recuperare forza al dollaro. Il cambio euro/dollaro torna in area 1,23 (1,2338 stamattina). Lo yen si apprezza e scende sotto 105 (104,9 questa mattina) dopo le schermaglie sulle tariffe commerciali fra USA e Cina. La sterlina è stata volatile dopo la riunione della BoE che ha lasciato i tassi fermi con un voto 7-2.
Eurozona – Diffuso calo delle indagini congiunturali in marzo. L’indice IFO tedesco è calato per il 2° mese consecutivo a 114,7 da un precedente 115,4. Il PMI composito per la zona euro è calato a 55,3 da 57,1.
Francia. L’indice di fiducia INSEE presso le imprese manifatturiere è calato nuovamente a marzo, e di quasi due punti a 110,6. Le prospettive per il comparto rimangono comunque espansive
Belgio. L’indice di fiducia economica elaborato dalla Banca del Belgio corregge ampiamente a marzo al di sopra delle attese, calando a 0,1 da 1,9. Il dato di marzo lascia comunque la media trimestrale dell’indice BNB in miglioramento nel primo trimestre a 1,2 da 0,7 per effetto del balzo visto tra gennaio e febbraio. Il morale (specialmente nel manifatturiero) rimane ben impostato e per ora non compromette le previsioni di quest’anno espansive per il comparto.
Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 17 marzo aumentano a 229 mila da 226 mila della settimana precedente.
Stati Uniti. Il Congresso ha passato la nuova legge di spesa, incorporata in un mega-disegno di legge che include misure di vario tipo, eminentemente pre-elettorali, con interventi totali per 1,3 tln di dollari. Nella parte più strettamente riferita alla spesa per il prossimo biennio si confermano ampi aumenti della spesa per la difesa e per diversi programmi assistenziali, oltre a 1,6 mld di dollari di finanziamento per la “protezione del confine meridionale” attraverso la costruzione del muro con il Messico. L’approvazione della legge dovrebbe essere seguita oggi dalla firma del presidente, eliminando così i rischi di shutdown (fino a ottobre 2019).
Stati Uniti. Il presidente Trump ha firmato una circolare che richiede all’amministrazione di predisporre misure per contrastare politiche non eque di politica industriale e commerciale da parte della Cina. Un obiettivo citato da Trump è ridurre il deficit commerciale con la Cina dagli attuali 370 mld di dollari a 100 mld. Le misure americane saranno predisposte senza passare attraverso il WTO, e verranno definite in base a una legge sul commercio del 1974. Come già indicato nei giorni scorsi, le misure saranno di due tipi: tariffe per un valore di circa 50-60 mld di dollari su importazioni cinesi e vincoli riguardanti acquisizioni di imprese e condivisione di know-how tecnologico. Nei prossimi 15 giorni verrà pubblicata la lista delle categorie di prodotti (circa 1300) su cui verrebbero applicate le tariffe e le imprese americane avranno 30 giorni per dare le loro opinioni su quali prodotti dovrebbero essere inclusi nel processo. La Cina ha risposto all’annuncio di ieri con un contro-annuncio di tariffe ritorsive per circa 3 mld di dollari su importazioni dagli Stati Uniti, in prevalenza su prodotti alimentari e metalli semilavorati, ma che non colpiscono i prodotti che “costerebbero” di più all’amministrazione in termini di consenso politico (aerei, soia e altri prodotti agricoli da stati pro-Trump). La Cina mantiene un tono flessibile e disposto al dialogo e probabilmente tiene misure più efficaci in serbo per un’eventuale escalation delle tensioni.
Giappone. Il CPI a febbraio aumenta di 1,5% a/a, in linea con le aspettative, dopo +1,4% a/a di gennaio. L’indice al netto degli alimentari freschi segna un altro modesto incremento, con una variazione di 1% a/a, dopo 0,9% a/a di gennaio. L’inflazione core monitorata dalla BoJ (al netto di alimentari freschi) potrebbe avvicinarsi all’obiettivo del 2% nella seconda parte del 2019. Il proseguimento del sentiero positivo dell’inflazione core nel corso di quest’anno rassicurerà la BoJ e potrebbe determinare una discussione aperta dei modi di una uscita graduale dal QQE a partire da inizio 2019.
Fonte: BondWorld.it
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