Da seguire: Cina Gli indici PMI di gennaio sono poco variati rispetto a dicembre, in territorio espansivo: l’indice manifatturiero è a 51,3 da 51,4 di dicembre, mentre l’indice non manifatturiero aumenta a 54,6 da 54,5…….
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Giappone
Il PMI manifatturiero a gennaio aumenta a 52,7 da 52,4. L’indagine è in linea con le informazioni dei dati di attività e puntano a espansione solida nella prima parte del 2017.
Area Euro
Area euro. La stima finale dovrebbe confermare che a gennaio il PMI manifatturiero è migliorato di due decimi a 55,1 da 54,9, sostenuto dall’avanzamento dell’indice tedesco a 56,5 da 55,6 e dalla tenuta di quello francese a 53,4 da 53,4. La prima lettura dell’indice italiano dovrebbe mostrare un PMI a 53,7 da 53,2 di dicembre.
Stati Uniti
La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati è attesa dal consenso a 165 mila, dopo 153 mila di dicembre.
L’ISM manifatturiero a gennaio dovrebbe aumentare a 55,1 da 54,7 di dicembre. Le indagini di settore a gennaio sono state ancora molto positive e puntano a un ulteriore rialzo dell’ISM, che sarebbe il quinto consecutivo. L’indagine a gennaio era stata molto solida, in particolare con un rialzo record degli ordini a 60,2 da 53 di novembre, massimo da novembre 2014, della produzione a 60,3 da 56 e degli ordini dall’estero a 56 da 52.
La riunione del FOMC dovrebbe concludersi con tassi fermi (tasso fed funds fra 0,5 e 0,75%) e segnalare che il Comitato prevede rialzi graduali per rimuovere poco alla volta lo stimolo monetario, ora che l’economia è al pieno impiego e l’inflazione è vicina al 2%. Il comunicato dovrebbe ribadire una valutazione positiva dell’economia e sottolineare che gli obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi sono quasi raggiunti. La valutazione dei rischi dovrebbe mantenersi cauta, con “rischi circa bilanciati”. Fra i rischi potrebbe essere inclusa l’incertezza riguardo alla politica fiscale. È probabile che alla riunione di gennaio venga discussa la politica di reinvestimento delle scadenze, ma non è detto che questo emerga nel testo del comunicato. Il messaggio generale dovrebbe essere di attesa per gli sviluppi domestici e internazionali, con un segnale di fiducia in un’espansione moderata, senza eccessi, che richiede misure altrettanto moderate.
Le vendite di autoveicoli a gennaio dovrebbero rallentare rispetto al ritmo molto forte di dicembre (18,3 mln di unità ann.), pur restando su un livello elevato, a 17,5 mln di unità ann.
Ieri sui mercati
Nuova correzione sui mercati azionari (S&P -0,1%, Euro Stoxx -0,9%, FTSE MIB -0,9%), nonostante i dati di attività migliori del previsto nell’area euro. La debolezza dei mercati è in parte determinata dalla raffica di ordini esecutivi di Trump, concentrati su temi protezionistici e nazionalistici che hanno lasciato in secondo piano le riforme strutturali e lo stimolo fiscale, principale spinta del rally di novembre e dicembre. A questo si aggiunge infine l’incertezza per l’esito della riunione del FOMC di oggi.
Sui mercati obbligazionari core i rendimenti sono poco variati, nonostante il dato preliminare sull’inflazione in gennaio nell’area euro, che ha decisamente sorpreso al rialzo. Sui periferici si registra un parziale recupero dopo le correzioni dei giorni scorsi, (BTP 10 anni poco sotto 2,3%, con lo spread in area 182 pb). In controtendenza la Grecia, con rendimenti in netto.
Su mercati valutari, il dollaro è sceso sulle dichiarazioni del responsabile del Consiglio Nazionale del Commercio USA Peter Navarro, secondo il quale la Germania sta usando un euro “esageratamente sottovalutato, per accaparrarsi un vantaggio commerciale a danno sia dei partner europei sia degli Stati Uniti. Navarro ha aggiunto anche che le politiche commerciali tedesche rappresentano quindi un “grande ostacolo” aI TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). L’intervento di Navarro è un’ulteriore conferma dell’approccio protezionistico della presidenza Trump, ma soprattutto sembra suggerire che la nuova amministrazione potrebbe usare la contro-retorica del dollaro forte (ovvero lamentando che il dollaro è troppo forte) come strategia alternativa a misure protezionistiche in senso stretto, che non sono generalmente di facile attuazione.
Area euro
Eurozona
Il PIL eurozona è accelerato a 0,5% t/t nel 4° trimestre 2016, da 0,4% t/t nel 3°, in linea con le attese di consenso. Sull’anno, il PIL è cresciuto di 1,8% da 1,7%. La previsione per il 2017 sale all’1,7% da 1,6% per effetto dell’uscita dallo scorso anno marginalmente più forte rispetto alle nostre previsioni (0,45% t/t).
La stima flash di gennaio mostra che l’inflazione è accelerata a 1,8% da 1,1%, al di sopra delle attese (1,6%) e ai massimi dal 2013. Il dato è spiegato ancora una volta dal contributo dei prezzi energetici, che sono cresciuti nel mese di 2,5% m/m (a 8,1% a/a da 2,6% a/a precedente). L’inflazione core è rimasta ferma a 0,9% dopo aver accelerato di un decimo a dicembre. L’inflazione eurozona dovrebbe toccare un massimo al 2,0% in aprile, sostenuta da un effetto base favorevole della componente core (vista in aumento a 1,3%). Dalla primavera in poi, l’inversione dell’effetto base dovrebbe riportare i prezzi core all’1,0% e l’indice headline attorno all’1,5% per fine anno. Il forte ingresso nel nuovo anno lascia le nostre previsioni 2017 a 1,7% in media annua per l’inflazione headline e a 1,1% quella core (su cui qualche iniziale pressione al rialzo sta cominciando a manifestarsi).
La disoccupazione nell’eurozona è calata a dicembre a 9,6% da 9,7%(dato quest’ultimo rivisto al ribasso di un decimo), ai minimi da maggio 2009. A dicembre 2015 era a 10,5%.
I dati di gennaio finora pubblicati animeranno il dibattito interno alla BCE sul QE. Nowotny (Austria) ha dichiarato che a marzo sarà prematuro parlare di tapering, ma già a giugno potrebbe essere il caso d’intavolare qualche discussione preliminare. Riteniamo che la BCE potrebbe annunciare una rimodulazione del QE tra settembre e ottobre 2017, per portarlo poi progressivamente a esaurimento entro giugno/settembre 2018, sulla base dell’evoluzione del ciclo nei prossimi mesi.
Italia
Italia. Il tasso di disoccupazione è risultato pari al 12% a dicembre, invariato rispetto al mese precedente. Il dato di novembre è stato rivisto al rialzo di un decimo (da 11,9% della prima stima). Si tratta di un massimo da un anno e mezzo (giugno 2015).
Italia. I prezzi alla produzione sono saliti di ben 0,6% m/m a dicembre, dopo essere calati di due decimi a novembre. Su base annua il PPI è tornato in positivo per la prima volta da quasi quattro anni, a +0,9% da -0,3%.
Stati Uniti
L’Employment Cost Index nel 4° trimestre 2016 aumenta di 0,5% t/t (2,2% a/a), in modesto rallentamento rispetto alle variazioni di 0,6% t/t dei tre trimestri precedenti.
Il Chicago PMI a gennaio delude, con una correzione a 50,3 da 53,9 di dicembre, e tocca il minimo da maggio 2016. L’indagine è molto volatile: il calo di gennaio segue due mesi di indicazioni solide e per ora non è un’indicazione di svolta ciclica.
La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a gennaio cala a 111,8 da 113,3 di dicembre. Il livello della fiducia rimane storicamente molto elevato, sui massimi da metà 2007. Le condizioni correnti migliorano a 129,7, da 126,1 di dicembre, mentre le aspettative correggono a 99,8 da 105,5, restando comunque su massimi pluriennali.
Trump update. Il presidente Trump ha nominato N. Gorsuch per la posizione di giudice della Corte Suprema. In termini di rapporti con il partito repubblicano, si registrano dichiarazioni accomodanti da parte di P. Ryan, che è intervenuto pubblicamente per contenere il disappunto serpeggiante anche fra i membri repubblicani del Congresso riguardo all’ordine esecutivo di Trump relativo a immigrazione e rifugiati.
Fonte: BondWorld.it
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