Flash: Grecia. Nuovo colpo di scena

Da seguire: Area Euro: La seconda stima del PMI manifatturiero dovrebbe confermare il recupero di mezzo punto a 52,5, al traino del rimbalzo dell’indice tedesco a 51,9 da 51, e del miglioramento dell’indice francese a 50,5. La prima lettura del PMI Italia potrebbe mostrare un quadro circa…

 


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invariato (54,8) dopo il forte aumento del mese precedente.

Stati Uniti

  • La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati a giugno è prevista dal consenso a 218 mila, sopra il dato di maggio (200 mila).
  • L’ISM del settore manifatturiero a giugno dovrebbe aumentare a 54 da 52,8 di maggio.
  • La spesa in costruzioni di maggio è prevista in crescita di 0,6% m/m, dopo +2,2% m/m di aprile.
  • Le vendite di autoveicoli di giugno dovrebbero correggere a 17,5 mln di unità ann., da 17,7 mln di maggio, restando su livelli molto elevati e su un trend solido.

Ieri sui mercati

Il focus dei mercati rimane concentrato sull’evoluzione della crisi greca (v. sotto), e il flusso di dati macroeconomici passerà in secondo piano.

I listini europei hanno chiuso in modo contrastato, azzerando i guadagni di metà seduta sul finale. I periferici mostrano forza relativa con il FTSE MIB e l’Ibex che registrano variazioni positive, trainati dalle ricoperture sui titoli bancari, particolarmente venduti nella giornata precedente. La volatilità si conferma comunque il tema dominante, con i principali indici che cambiano direzione in modo repentino non appena ci siano novità sul fronte della Grecia.

Sui mercati obbligazionari, si sono registrati recuperi, soprattutto per i periferici. In chiusura i rendimenti dei BTP sono in calo, 3-6pb circa sulle scadenze brevi e medie e 7-9pb sui titoli lunghi ed extra-lunghi. A fronte di discese dei tassi core più contenute (-2/-4pb sulla curva tedesca) lo spread BTP-Bund sulla scadenza decennale archivia la seduta in area 153pb, dai 170pb toccati lunedì.

Il cambio euro/dollaro si è stabilizzato a 1,114, dopo che nel corso della giornata di ieri aveva toccato anche un massimo a 1,1278.

Area Euro

Grecia. Nuovo colpo di scena nella giornata di ieri. Il governo di Atene non ha accettato l’offerta reiterata dalla Commissione Europea nella serata di lunedì, presentando invece una richiesta articolata:

– Attivazione di un prestito biennale ESM (basato sull’art. 16, che prevede ovviamente la firma di un Memorandum of Understanding) finalizzato al servizio del debito, stimato in quasi 30 miliardi di euro;

– Ristrutturazione del debito verso EFSF;

– Proroga di breve durata del secondo programma, per evitare il default legato al mancato pagamento al FMI.

Contestualmente, la Grecia aveva chiesto una proroga dei termini di pagamento al FMI e un’estensione dell’ELA alla BCE, che riunisce oggi il consiglio direttivo.

La proposta è stata brevemente esaminata e respinta da una teleconferenza dell’Eurogruppo. La richiesta di proroga arriva abbondantemente oltre il tempo massimo; inoltre, la lettera non fa alcun cenno all’accettazione delle condizioni previste nei documenti della scorsa settimana e, infine, chiede una ristrutturazione del debito che i creditori non intendono considerare ora ma che hanno proposto di formalizzare a ottobre (cioè dopo il periodo di prova del governo Tsipras). I greci avrebbero a questo punto proposto un nuovo programma in sei punti che sarà esaminato oggi alle 11.30 da un Eurogruppo straordinario. Nel frattempo, la Grecia ha mancato il pagamento al FMI ed è formalmente uscita dal secondo programma di assistenza, senza disporre di nessuno strumento di aiuto disponibile.

La posizione dell’Eurogruppo è del tutto comprensibile anche alla luce dei dubbi riguardo alle motivazioni della mossa di Tsipras. Proprio per non concedere sponde a Tsipras, è improbabile che possa essere discusso e approvato un nuovo programma ESM prima del referendum del 5 luglio. Ci sono anche dubbi su quello che potrebbe oggi decidere la BCE: infatti, ci sarebbero gli estremi per l’introduzione margini di garanzia più ampi sulle garanzie per l’ELA, che potrebbero far precipitare la situazione di alcune banche elleniche.

La stima preliminare indica che i prezzi al consumo per l’eurozona sono rimasti invariati a giugno dopo essere aumentati di 0,2% m/m a maggio. Il contributo negativo dell’energia ha compensato l’aumento dei prezzi sottostanti, come da attese. L’inflazione rallenta pertanto di un decimo a 0,2% da 0,3%. L’indice core cede di un decimo a 0,8% da 0,9% come da previsioni. L’inflazione dovrebbe mantenersi attorno a 0,2% durante l’estate per poi accelerare verso l’1% nella parte finale dell’anno (media annua a 0,3%).

La disoccupazione rimane invariata a maggio nell’eurozona a 11,1% rispetto ad aprile e cala di cinque decimi rispetto a maggio 2014 (11,6%). Il livello dell’indice è ai minimi da marzo 2012. I numero dei senza lavoro nell’eurozona ammonta a 17,7 milioni di persone. A livello geografico, i livelli minimi si registrano in Germania (4,7%), Austria (6,0%), Paesi Bassi (6,9%), mentre i livelli massimi in Spagna (22,5%), Portogallo (13,2%) e Grecia (25,6%, a marzo scorso). Se la ripresa dovesse consolidarsi, nella seconda metà  dell’anno si potrebbe vedere un calo più rapido della disoccupazione. In Germania la disoccupazione (aggiustata per i fattori stagionali) a giugno rimane ferma a 6,4% per il quarto mese consecutivo, sul livello di piena occupazione e ai minimi storici. Sul mese, i disoccupati sono calati di circa mille unità dalle circa 5mila di aprile. Il numero complessivo di disoccupati è di 2,79 milioni di persone. In media annua, la disoccupazione in Germania dovrebbe rimanere al 6,4% nel 2015 per calare leggermente (6,3%) l’anno prossimo.

Francia. Le vendite al dettaglio sono rimaste poco variate come da nostre attese, aumentando di 0,1% m/m a maggio, stesso incremento registrato ad aprile (dato rivisto al rialzo da zero). Le vendite di auto sono aumentate dello 0,2% m/m da 0,4% m/m( terzo aumento consecutivo), mentre il livello del consumo di beni alimentari è rimasto invariato nel mese; le spese per abbigliamento calano di 0,3% m/m dopo essere aumentate di 1,5% m/m. Il consumo di energia è aumentato di 0,3% m/m grazie in particolare all’aumento del consumo di elettricità, dopo che l’aumento delle temperature stagionali avevano indotto un brusco calo di -1,3% m/m ad aprile. La variazione annua evolve a 1,8% da 1,9%, lasciando i consumi in rotta per un secondo trimestre buono, a 1,5% t/t da 2,4% t/t di marzo, confermandosi il principale vettore della crescita nel 2015.

Stati Uniti

I prezzi delle case rilevati dall’indice S&P Case-Shiller per le 20 principali aree metropolitane aumenta di 0,3% m/m (4,9% a/a) ad aprile, dopo +1% m/m (5% a/a) di marzo.

Il Chicago PMI a giugno aumenta a 49,4 da 46,2 di maggio. L’estrema volatilità dell’indice degli ultimi trimestri lo rende inaffidabile per la previsione dell’ISM.

La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board balza a 101,4 a giugno da 94,6 di maggio. L’indice torna sui livelli di inizio 2015, che erano sui massimi dall’estate 2007. La situazione corrente migliora a 111,6 da 107,1, le aspettative salgono a 94,6 da 86,2. Gli indicatori del mercato del lavoro sono positivi, con il differenziale jobs plentiful-jobs hard to get in rialzo a -4,3 da -6,6 di maggio, e puntano a ulteriore calo del tasso di disoccupazione. I dati danno supporto alla previsione di accelerazione della dinamica dei consumi intorno a 3% t/t ann. in media dal 2° trimestre in poi.

Bullard (St Louis Fed) ha detto che recentemente il tono dei dati si è rafforzato, ma che vorrebbe avere maggiore evidenza del rimbalzo del 2° trimestre per decidere sui tempi della svolta dei tassi: in ogni caso, un rialzo è possibile a ogni riunione, a seconda dei dati.

Giappone

L’indagine Tankan relativa al 2° trimestre fornisce qualche sorpresa positiva, soprattutto per il settore dei servizi. L’indice per le grandi imprese manifatturiere sale a 15 da 12 (il primo rialzo dopo tre trimestri consecutivi di correzioni), e le aspettative per il prossimo trimestre aumentano a 16. Per le grandi imprese non manifatturiere, l’indice è in rialzo a 23 da 19, ed è atteso a 21 fra tre mesi. La spesa in conto capitale per le grandi imprese nell’a.f. è prevista in crescita di 9,3%, in rialzo dal precedente -1,2%. I dati non dovrebbero modificare per ora il quadro per la politica monetaria, che rimane in fase di attesa e di valutazione della solidità della ripresa.

Focus Italia: disoccupazione e inflazione stabili

  • Nessuna particolare sorpresa dai dati su disoccupazione e inflazione, entrambe risultate invariate (rispettivamente a maggio e a giugno) e in linea con le nostre attese.
  • La disoccupazione è rimasta stabile al 12,4% a maggio dopo la flessione di due decimi registrata ad aprile. Il dato è risultato in linea con le nostre attese (mentre il consenso si aspettava una diminuzione al 12,3%). Il tasso dei senza-lavoro rimane ben superiore alla media degli ultimi 10 anni (8,9%), ma è in calo rispetto al massimo storico toccato lo scorso novembre (al 13%).
    • In sintesi, il dato conferma che il peggio è alle spalle per il mercato del lavoro. Tuttavia, riteniamo che la discesa della disoccupazione sarà lenta e irregolare, visto che la ripresa resta debole e che non è escluso che nei prossimi mesi possa riprendere la tendenza al calo degli inattivi. Riteniamo che il tasso dei senza lavoro possa rimanere superiore al 12% anche nel resto dell’anno.
  • Anche i dati sull’inflazione non hanno apportato particolari novità allo scenario congiunturale. In linea con le attese, i prezzi al consumo sono saliti di un decimo a giugno (sia secondo l’indice nazionale che in base all’armonizzato Ue, da +0,1% e +0,2% m/m rispettivamente a maggio). L’inflazione annua è rimasta invariata secondo entrambi gli indici (a +0,1% sul NIC e a +0,2% secondo l’IAPC).
    • In sintesi, il dato conferma che l’Italia è uscita dalla deflazione. Tuttavia, conferma anche la nostra idea che non fosse lecito attendersi un’ulteriore salita dopo quella vista negli scorsi mesi. Ribadiamo infatti l’idea che il CPI possa rimanere all’incirca stabile (poco sopra lo zero) nei prossimi mesi, per salire solo, per via dell’attenuarsi dell’effetto statistico favorevole sull’energia, nella parte finale dell’anno. Ma anche a fine 2015 ci aspettiamo un’inflazione inferiore all’1%. Per la media di quest’anno la nostra stima è 0,1% sull’indice nazionale (0,2% sull’armonizzato). Per il 2016 stimiamo in media un CPI solo di poco superiore all’1% (1,1% nazionale, 1,2% armonizzato).

Fonte: BONDWorld.it


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